Cronaca Italia

Garlasco, il mistero del pc: file e video al centro delle indagini

Nuove analisi sul pc di Chiara Poggi riaccendono il caso Garlasco: cosa emerge davvero dal computer della vittima.

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Il caso dell’Omicidio di Chiara Poggi torna a far discutere, e questa volta al centro delle indagini ci sono i contenuti del computer della vittima. A quasi vent’anni dal delitto, una nuova consulenza informatica ha riportato l’attenzione su file e cartelle che per anni erano rimasti sullo sfondo. Tra questi, alcuni video privati e accessi ritenuti anomali stanno spingendo gli inquirenti a rileggere l’intera vicenda sotto una luce diversa. Non si tratta solo di dettagli tecnici: è da qui che potrebbe emergere una chiave per comprendere dinamiche mai del tutto chiarite.

La cartella nascosta e i video al centro dell’inchiesta

Secondo quanto emerso fino ad ora, nel computer utilizzato da Chiara Poggi sarebbe stata individuata una cartella protetta contenente video intimi condivisi con Alberto Stasi. Un elemento delicato, che però assume un peso diverso se inserito nel contesto delle nuove indagini, soprattutto perché quel computer non era ad uso esclusivo della vittima.

A utilizzarlo, infatti, erano anche il fratello e alcune persone della sua cerchia di amici, tra cui Andrea Sempio, oggi nuovamente sotto la lente degli investigatori. È proprio questo punto a rendere la scoperta potenzialmente rilevante: stabilire chi abbia avuto accesso a quei file, in quali momenti e con quali modalità diventa fondamentale per comprendere se quei contenuti possano aver innescato tensioni o dinamiche rimaste finora nascoste.

Le analisi si stanno concentrando anche sui log di accesso e sulle attività registrate nel sistema. Alcuni dati suggerirebbero movimenti successivi al delitto, un aspetto che gli inquirenti stanno verificando con attenzione per capire se si tratti di tracce casuali o di elementi più significativi. In un’indagine così complessa, ogni dettaglio digitale può diventare un tassello decisivo, ma va interpretato con estrema cautela.

Come ci ricorda, inoltre, Stylo24, tra i passaggi meno chiari della vicenda ce n’è uno che continua a far discutere. Nei giorni immediatamente successivi al funerale, Marco Poggi si sarebbe rivolto ad Alberto Stasi chiedendogli alcuni spezzoni di quei video, con l’intenzione dichiarata di consegnarli ai genitori come ricordo. Una richiesta che Stasi respinse, ritenendola inopportuna e, per come erano archiviati i file, anche complessa da soddisfare.

Resta però il nodo di fondo: cosa spinse Marco a interessarsi a quel materiale e quale consapevolezza ci fosse, all’interno della cerchia più vicina, rispetto all’esistenza e alla gestione di quei contenuti.

Una pista possibile, ma ancora tutta da verificare

L’ipotesi su cui si muove oggi la Procura non parla di certezze, ma di una possibile pista legata alla sfera personale e privata della vittima. L’idea è che la scoperta o la diffusione di quei video possa aver generato una reazione violenta, inserendosi come possibile movente in un quadro che, negli anni, è rimasto pieno di zone d’ombra.

Allo stesso tempo, però, gli investigatori evitano ovviamente conclusioni affrettate. Il contenuto del computer, per quanto sensibile, non rappresenta di per sé una prova, ma un elemento da collegare ad altri riscontri, testimonianze e dati oggettivi. È proprio questo equilibrio tra suggestione e verifica che rende il caso di Garlasco ancora oggi così complesso.

A quasi due decenni di distanza, la sensazione è che la verità non sia ancora stata completamente ricostruita. E se davvero esiste un dettaglio capace di riaprire tutto, potrebbe trovarsi proprio lì, in quei file rimasti nascosti per anni dentro un computer che oggi torna, improvvisamente, al centro della scena.