Attualità

“Felicemente immaturi”

In quell’estate del 1995 non ero ancora diciottenne, ma avevo dentro di me un mare di sogni e speranze e dopo una notte trascorsa in bianco a ripetere con il sottofondo delle canzoni del #Festivalbar, mentre Grignani cantava di un falco che vola libero senza catene, io e i miei compagni di scuola ci sentivamo pronti per conquistare il mondo.

Seduti tra quei banchi col cuore in gola per riempire un foglio bianco sperando che tutto finisse in fretta, mai avremmo immaginato le innumerevoli volte che avremmo rimpianto quelle aule, quelle emozioni, quelle giornate spensierate fatte di interrogazioni a sorpresa e dispetti tra di noi, di giustificazioni improbabili con i prof e di amicizie nate per durare una vita.

Su quel lungomare di Manfredonia dove tante volte ci eravamo precipitati al suono della campanella o avevamo indugiato timorosi per un compito in classe, stavano per chiudersi per l’ultima volta alle nostre spalle i cancelli del Liceo Classico e stavano per aprirsi le porte della vita, quella vera.

E seppur convinti di essere ormai donne e uomini vissuti, eravamo tutti felicemente IMMATURI.

Maria Teresa Valente

Redazione

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