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”Fare parte di una commissione disciplinare militare”

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FARE PARTE DI UNA COMMISSIONE DISCIPLINAREMILITARE

A cura del Luogotenente in congedo Michelarcangelo SIMONE

Nell’ambito militare italiano, esistono tutt’oggi  le commissioni disciplinari, previste e disciplinate dal Codice dell’Ordinamento Militare (COM). 

Questi organi hanno il compito di valutare le infrazioni disciplinari più gravi e di esprimere pareri obbligatori prima dell’irrogazione di determinate sanzioni.

Prima di entrare nel vivo della questione che desidero mettere alla vostra attenzione, vi voglio fare presente quali sono i punti chiavesulle commissioni disciplinari.

Sono istituite per giudicare le mancanze disciplinari, in particolare quelle che possono comportare sanzioni di stato o la “consegna di rigore”.

La composizione varia a seconda del grado del militare giudicato. Generalmente sono composte da tre Sottufficiali ed un Ufficiale oda cinque ufficiali di grado superiore o pari grado.

Il Comandante di Corpo, prima di decidere per le sanzioni gravi come la consegna di rigore, ha l’obbligo di sentire il parere della commissione disciplinare.

Per infrazioni gravi che comportano sanzioni disciplinari di stato (es. perdita del grado), la commissione di disciplina viene appositamente formata per accertare i fatti e proporre la sanzione al Ministro della Difesa o alle autorità delegate.

Fatto questa premessa, vi voglio raccontare, tra le tante commissioni a cui sono stato designato come difensore, una in particolare, anche se sono passati diversi anni.

Alla fine degli anni ’90, fui designato a difendere un Maresciallo di 2^ Classe che prestava servizio presso in  uno dei tre Gruppi allora esistenti al 32° Stormo di Amendola, con l’incarico di Capo Hangar. 

Gli hangar militari, o aviorimesse, sono strutture ingegneristiche avanzate progettate non solo per il ricovero, ma soprattutto per la manutenzione, l’aggiornamento e il test dei velivoli militari (aerei ed elicotteri). Queste strutture devono garantire elevati standard di sicurezza, protezione dagli agenti atmosferici e la possibilità di operare in scenari di mobilità. 

Un giorno, durante una normale attività lavorativa in Hangar, venne a mancare un Test set per controllare i sistemi di bordo, i radar e i sistemi di missione, spesso integrati in valigie di test portatili per lavori in linea.

Il capo Hangar, a fine giornata lavorativa, nel sistemare alcune attrezzature di valore negli appositi armadietti metallici, con una normale chiusura, si rese conto che mancava un Test set per controllare i sistemi di bordo, e chiese al collega specialisti, che ne aveva fatto uso, se gli serviva ancora, ma questi rispose che l’aveva rimesso nell’apposito armadietto. Dopo vari verifiche ed ogni sorta di ricerca, di questo attrezzo non ci fu nessuna traccia.

Dovete sapere che in Aeronautica Militare, le varie attrezzature tecniche usate per la manutenzione e riparazioni dei velivoli militari,  non si trovano facilmente in commercio perché si tratta di “materiale speciale dell’Aeronautica” (M.S.A.).

Il Capo Hangar, non potendo rimediare e sostituire il ridetto attrezzo, fu costretto a riferire dell’ammanco al Comandante di Gruppo, che era un Ten. Colonnello Pilota.

Il Comandante di Gruppo, dove aver preso atto di questo “Ammanco” decise, seduta stante, con un tono perentorio, di avanzare, attraverso la via gerarchica, una proposta  per un provvedimento disciplinare nei confronti del Capo Hangar entro i termini prestabiliti.

Una settimana dopo, per tale motivo, ricevetti una lettera a firma del Comandante dell’Aeroporto, nella quale mi veniva comunicato di essere stato nominato “Difensore” del Maresciallo S.N., il quale era stato accusato di “Mancanza di custodia di attrezzi, materialiin dotazione all’Aeronautica Militare, violando, nel caso specifico, un Articolo del Codice Penale Militare di Pace (CPM).

Il giorno successivo, alle 09.00, ci trovammo nella stanza del Comandante della Base, il sottoscritto, la commissione disciplinare, composta da un Ufficiale e due Sottufficiali, e l’inquisito.

Il Comandate dopo aver dato lettura dei fatti accaduti e dopo aver proceduto alla contestazione dell’infrazione commessa, diete la parola all’inquisito per presentare le sue giustificazioni.

Sentito successivamente il parere dei tre componenti della Commissione disciplinare, diede a me la parola. 

In quella circostanza, tenendo conto dell’atto grave d’accusaall’inquisito, feci presente al Comandante che per poter garantire il diritto di difesa, pur nel contesto gerarchico militare, chiesi di poter  acquisire di alcune dichiarazioni, testimonianze, da parte dei colleghi che operavano nello stesso settore, ed un ulteriore documentazione utile alla difesa, per presentare memorie difensive ben redatte, corredate da atti, documenti e dichiarazioni per meglio sostenere la posizione dell’inquisito.

Non solo, sapendo che il materiale speciale dell’aeronautica militare, non era custodito in armadi speciali con serratura particolare, tipo cassaforte, invitai il Comandante dell’Aeroporto, prima di procedere con un provvedimento disciplinare, a fare un sopralluogo in Hangar per verificare e rendersi conto personalmente, come venivano custoditi gli attrezzi di un certo valore, e che il Capo Hangar, non era l’unico responsabile per il ridetto ammanco, perché, prima di arrivare al Comandate di Gruppo, seguendo la scala gerarchica, esisteva un Ufficiale Tecnico ed un capo Sezione, che mai avevano fatto presente precedentemente, agli organi superiori, il modo in cui  venivano custoditi determinate attrezzature. 

Detto questo, il Comandate, prendendo atto del mio invito ad effettuare un sopralluogo all’Hangar, sospese l’udienza per mancanza di elementi sufficienti per procedere, facendo riserva di fare conoscere la data della riattivazione del processo.

Il Comandante, il giorno stesso, effettuò il sopralluogo presso l’Hangar, insieme al Comandante di Gruppo, e resosi conto della reale situazione, inflisse al Maresciallo inquisito, una sorta di punizione meno grave, poiché le prove risultarono insufficienti, e per tanto se la cavò con un “Rimprovero Scritto”, anziché di una sanzione più grave che gli avrebbe comportato da 10 a 15 giorni di Consegna di Rigore, previsto dal C.P.M..

Concludo dicendo che ciò che avevo imparato negli anni di servizio, le mie competenze acquisite, la mia professionalità,riflettendo oggi su me stesso, posso affermare, senza peccare di presunzione e con chiara onestà personale, che il mio comportamento equilibrato, mi hanno permesso di difendere il collega, ottenendo un ottimo risultato che si è tradotta nellariduzione significativa della sanzione, eliminando, nel contempo,dei vizi procedurali.

                                                                Cav. Michelarcangelo SIMONE