Eni pronta a tornare a Manfredonia con impianto bio olio ed acqua dai rifiuti

Due impianti per la trasformazione del Forsu in bio olio e acqua in sperimentazione sono pronti per essere realizzati nei siti regionali di Brindisi e Manfredonia. Le voci rincorse nei giorni scorsi sono appena state confermate da “L’Immediato“.

“Si tratta di un innovativo impianto per il trattamento della frazione umida – ha spiegato il direttore di via Valentini Vista Franco, Enrico Borbone, presente a Bari con alcuni sindaci e il commissario Ase Manfredonia -. Il sito ex Enichem è già bonificato per 25 ettari e per l’investimento ne servirebbero almeno 20. Dunque ci sono tutte le condizioni per partire con la realizzazione della piattaforma ecologica, che prevede un parco fotovoltaico di 10 ettari che servirà all’impianto. Secondo quanto ci è stato riferito, sarà possibile produrre olio biologico che nella prima fase potrà essere utile per i motori delle navi (successivamente per la produzione di carburanti) e acqua pulita. La previsione è quella di un investimento privato di 70 milioni di euro, che ben si raccorda con le opportunità delle Zes (zone economiche speciali). Adesso approfondiremo tutti gli aspetti per conoscere le eventuali iniziative imprenditoriali dell’indotto, visto che è stato prospettato un discreto impatto occupazionale, con 80 dipendenti nella fase di realizzazione e una 50 a pieno regime. Poi la parola spetterà al territorio…”.

“Un sistema innovativo molto interessante che sicuramente porta con sé risvolti positivi a livello ambientale, se è vero che si tratta di un processo naturale nel quale il rifiuto non brucia ma viene termoliquefatto.   Ma al momento nulla sappiamo rispetto ai costi, al rapporto con i benefici che ne deriverebbero prima di tutto per i cittadini”.

         Così l’assessore alla qualità dell’Ambiente Gianni Stea a margine della seduta  congiunta della I e V commissione regionale, dedicata all’audizione dell’amministratore delegato di Syndial Spa, del gruppo Eni Spa, Paolo Grossi, sul progetto pilota per la trasformazione del Forsu in bio olio e acqua in via di sperimentazione a Gela, in Sicilia.

         “Perché si possa immaginare di prendere in considerazione un sistema innovativo per il trattamento della Forsu come quello che la Syndial ci ha proposto e illustrato – continua l’assessore Gianni Stea – dovremmo saperne di più sui tempi di realizzazione, sulla “convenienza” per i cittadini in termini di Tari più bassa.

          Insomma, se l’impianto promosso dalla Syndial possa comportarsi sul fronte dei costi, come un impianto pubblico.

         Altrimenti non avrebbe senso avere come obiettivo quello di affrancarsi dal sistema privato se l’alternativa fosse un altro privato”.  

L’assessore alla qualità dell’ambiente si è detto attratto dal nuovo processo di trattamento della Forsu presentato dall’azienda appartenente al gruppo Eni, ma prima di ogni avventata valutazione, ribadisce di voler avere informazioni più dettagliate su quelli che potrebbero essere i costi e le tipologie di accordo.

         “Immagino accordi almeno ventennali – afferma –   qualora la Regione Puglia fosse interessata a trasformare la proposta in indirizzo politico, così come immagino un costo zero per i siti che ospitano l’impianto e per i suoi cittadini. Ma queste  – conclude – sono considerazioni premature, anche se, ripeto, il mio atteggiamento è di grande apertura verso ogni soluzione che guardi al bene dei pugliesi sotto tutti i fronti, da quello ambientale a quello economico”. (com.)




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