
In Italia, dopo il Covid-19, è ancora emergenza sanità. O meglio: questa volta l’emergenza riguarda i pediatri. Secondo la Fondazione Gimbe, infatti, in Italia mancano almeno 840 pediatri. Fra il 2019 e il 2021 i professionisti convenzionati con il SSN sono diminuiti del 5,5%. Ci sono sempre più differenze regionali, anche in questo settore, e nei prossimi mesi i pediatri in servizio dovranno seguire almeno 100 bambini in più oltre la soglia consentita dalla legge che prevede una cura di 800 bambini per ogni medico (con picchi di mille assistiti in alcune regioni italiane).
“L’allarme sulla carenza di pediatri di libera scelta, oggi è lanciato dai genitori di tutte le regioni, da Nord a Sud. Lamentano questioni burocratiche, mancanza di risposte da parte delle Asl, pediatri con numeri esorbitanti di assistiti, sino all’impossibilità di esercitare il diritto d’iscrivere i propri figli al pediatra di famiglia con potenziali rischi per la salute, in particolare dei più piccoli e dei più fragili”,osserva Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe.
La media nazionale è di 896 assistiti per medico. A livello regionale solo Umbria (784), Sardegna (788), Sicilia (792) e Molise (798) rimangono al di sotto del massimale di pazienti consentiti per medico. La Puglia, invece, si trova leggermente sopra con una media di 803 bambini. 17 regioni, invece, superano la media: Piemonte (1.092), Provincia Autonoma di Bolzano (1.060), Toscana (1.057).
“La carenza – continua ancora Cartabellotta – deriva da errori di programmazione del fabbisogno, ma rimane fortemente condizionata sia da miopi politiche sindacali, sia da variabili locali non sempre prevedibili che rendono difficile calcolarlo. Innalzare l’età pensionabile a 72 anni e aumentare il massimale a 1.000 servono solo a mettere la polvere sotto il tappetto e a non risolvere il grave problema della carenza”.


