Politica Manfredonia

Dura risposta di Manfredonia Civica a Nicola Mangano dopo il passaggio a Molo21 “non l’ha fatto per la città ma per se”

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Riceviamo e pubblichiamo comunicato stampa di Manfredonia Civica

MANFREDONIA – Abbiamo letto il comunicato del consigliere Nicola Mangano e riteniamo doveroso ristabilire alcuni elementi di verità politica, perché la coerenza non si misura con le parole scritte in una nota stampa, ma con i fatti, con le scelte e con le azioni compiute ogni giorno, soprattutto quando si rappresentano le istituzioni.

Il consigliere Mangano prova a presentare la sua uscita da Manfredonia Civica come una decisione seria, responsabile e maturata nel tempo. A nostro giudizio, invece, si tratta dell’ennesimo riposizionamento personale, mascherato da valutazione politica. Una scelta che arriva dopo un percorso nel quale la ricerca della collocazione più conveniente ha contato molto più dell’adesione sincera a un progetto politico.
I fatti sono chiari. Subito dopo l’elezione, invece di affrontare nel merito le questioni politiche e amministrative che riguardavano la città, il consigliere Mangano ha preferito inseguire la propria ansia di visibilità. Non ha costruito una linea politica, non ha rafforzato una proposta, non ha contribuito in modo riconoscibile a un progetto per Manfredonia. Ha scelto piuttosto di farsi appuntare una patacca sulla giacca, utile soprattutto a potersi firmare, anche oggi, come “consigliere comunale con delega allo Sport”, sostanzialmente al nulla.

Una delega che, alla prova dei risultati, appare più esibita che esercitata. Perché non bastano attestati, targhe, fotografie di circostanza o qualche torneo di bocce per qualificare l’impegno politico di un amministratore. Quelle sono attività di contorno, non una visione amministrativa. La politica seria vive di programmazione, strutture, impianti, investimenti, atti concreti, progetti capaci di produrre effetti reali sulla vita delle persone. Non vive di passerelle.

Mangano parla di coerenza e respinge l’accusa di trasformismo. Ma la memoria politica non si cancella con un comunicato. Il suo percorso è stato segnato da un continuo navigare alla ricerca della lista elettorale più utile: non una causa da difendere, non una visione da sostenere, non un’idea di città da portare avanti, ma la necessità di trovare, di volta in volta, la collocazione più favorevole alla propria candidatura e al proprio posizionamento.

Basta ricordare quanto accaduto alle regionali, quando ha sostenuto un candidato del Partito Democratico per garantire un incarico politico a un proprio riferimento. Oppure quanto accaduto alle provinciali, quando si è candidato nella lista del Presidente in quota Molo 21, sperando forse di trasformare l’ambizione personale in peso politico. Il risultato, però, ha raccontato altro: una raccolta di consensi politicamente inutile, sostanzialmente confinata al perimetro del Consiglio comunale di Manfredonia.

Anche lì, i fatti hanno parlato più delle parole.
In questi due anni, sui temi veri e decisivi della città, il contributo politico del consigliere. Mangano è stato debole, pari a zero. Non ricordiamo una battaglia riconoscibile, una proposta incisiva, un intervento capace di lasciare il segno, un contributo sostanziale per migliorare un provvedimento o aprire una discussione seria. Al massimo qualche dichiarazione di voto, spesso priva di forza e contenuto, utile più a certificare una presenza che a rappresentare una posizione politica.
E allora di quale coerenza stiamo parlando?

Il consigliere Mangano accusa altri di essersi sottratti al confronto politico, ma dimentica di dire che le ragioni per cui Manfredonia Civica da subito nn ha preso più parte alle coalizioni le conosce benissimo. Le conosce perché è stato parte di quella fase e perché sa perfettamente quali dinamiche si sono prodotte sin dall’inizio. Mentre qualcuno si accontentava del piccolo riconoscimento personale ricevuto, noi avevamo compreso che l’esperienza amministrativa stava scivolando nel solito teatrino: da una parte chi decide, gestisce e muove i fili; dall’altra chi, pur di conservare una patacca sulla spalla, resta ordinatamente al proprio posto, sorridente e allineato.
Noi abbiamo scelto di non partecipare a quel teatrino.

Mangano, invece, ha scelto la strada più comoda. Ha scelto di restare dove conveniva, di spostarsi quando conveniva, di raccontare come “responsabilità” ciò che somiglia molto di più a opportunismo politico. La sua adesione a Molo 21 viene presentata come una scelta alta e meditata, ma nei fatti appare come un nuovo approdo di convenienza. Quando si cambia collocazione ogni volta che cambia il vento, non si sta esercitando responsabilità politica: si sta semplicemente cercando di restare a galla.
Per noi la politica è altro. Non è una targa da consegnare, una foto da pubblicare, una delega da esibire o una candidatura da inseguire a ogni costo. La politica è contenuto, visione, capacità di incidere. È dire qualcosa quando la città discute dei suoi problemi veri. È proporre, correggere, costruire, assumersi il rischio di una posizione. Non basta esserci: bisogna anche servire a qualcosa.

Ed è proprio qui che il racconto del consigliere Magano si inceppa. Al di là delle parole sulla responsabilità istituzionale, resta una presenza amministrativa debole, poco incisiva, più attenta alla rappresentazione di sé che alla costruzione di risultati concreti. Una delega può anche essere stampata sotto il nome, ma se non produce atti, progetti e risultati resta soltanto una formula buona per i comunicati.

Il confronto politico è legittimo, certo. Ma deve basarsi sulla verità, non sulle narrazioni di comodo. La coerenza non si proclama: si pratica. E quando il proprio percorso politico è fatto di continui spostamenti, candidature cercate, appoggi variabili e collocazioni sempre utili, diventa difficile impartire lezioni agli altri.

Il consigliere Mangano può continuare a raccontare la propria scelta come un atto di responsabilità istituzionale. I fatti, però, raccontano altro: un percorso segnato dal calcolo, una delega più esibita che esercitata, una presenza amministrativa senza reale incisività e una costante attenzione alla propria posizione personale.

La verità è semplice: la politica non è una patacca da appuntare sulla giacca, né una firma da allungare sotto un comunicato. È responsabilità vera, coraggio, coerenza e capacità di lavorare per la città senza piegare ogni scelta alla propria convenienza.

Nel caso del consigliere Mangano, invece, l’unica coerenza davvero riconoscibile sembra essere quella di trovarsi sempre nel posto politicamente più utile a sé stesso.

Il coordinatore di Manfredonia Civica