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Dino Marino scrive a Lopalco sui casi della provincia di Foggia

Egregio professore, sono Dino Marino  già per 10 anni presidente della commissione sanità della Regione Puglia. 

Volevo chiederle,  visto  che con i tamponi c’è il problema dei falsi negativi,  legato alla latenza del virus nei primi due o tre giorni dal contagio per cui le persone risultate negative si dorerebbero ritamponare,  dopo dopo due o tre giorni e poi periodicamente anche in seguito. Questa sperimentazione del test immunologico rapido,   non si poteva già svolgere sul campo coinvolgendo  tutti gli ospedali della Puglia? Mi dicono che é di facile  esecuzione di basso costo,  rapido e ripetibile. Gli IgM positivi hanno infezione acuta in atto e si possono gestire come da protocollo, gli IgG positivi avendo superato l’infezione se gli rifanno il tampone e risultano  negativi, diventano l’equivalente di un vaccinato e quindi si possono  tranquillamente liberare e utilizzarli per creare una barriera protettiva per i negativi realizzando quell’immunità di gregge che impedirebbe definitivamente al virus di continuare a diffondersi.  

Gli anticorpi IgG restano in circolo nel sangue per tutta la vita come memoria immunologica, il virus no. Mentre un tampone negativo resta pur sempre un’incognita se fatto random, cioè a casaccio. Gli anticorpi nel sangue sono  una certezza di avvenuto contatto col virus, recente (IgM) o pregressa (IgG). Se questa mia riflessione sta in piedi perché non accelerare la sperimentazione,  oppure iniziala già in campo aperto per guadagnare  tempo ? Anche perché, non é che si nascondono dietro alla sua grande professionalità, le ASL sono governate con approssimazione e con prassi che non tutelano gli operatori sanitari e i luoghi di cura.  Secondo  me sono questi alcuni dei motivi di maggiore penetrazione del virus in provincia di Foggia; infatti,risiede proprio in questa scarsa capacità di comportamento negli ospedali il contribuito ad un maggior contagio. Le chiedo di sapere se é possibile accelerare la sperimentazione o allargarla. 

L’ultima volta non sono tornato in Consiglio Regionale,  perché ho avuto un malanno e sono stato 21 giorni in coma,  é evidente che sono un soggetto a rischio e sono chiuso in casa completamente senza soluzione di continuità da 23 giorni, allo stesso tempo sono preoccupato del rischio di  salute e vita della mia comunità provinciale e del dramma economico che butta nella disperazione miglia e miglia di persone che non hanno alcuna prospettiva. Non le chiedo di rispondermi ma che consideri per il bene di tutti queste mie considerazioni e questa mia richiesta. 

La saluto cordialmente e le auguro buon  lavoro e  un grande in bocca al lupo. buon lavoro di cuore.

Dino  Marino

Redazione

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