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Decine di 5stelle in fuga, ma Conte pensa seriamente allo strappo. Se si andrà alle urne c’è già una data: 2 ottobre

Mercoledì, forse, andrà in scena l’ultimo atto di questa crisi di Governo. In attesa di capire se Mario Draghi ritirerà le dimissioni o proseguirà attuando questa sua decisione, nel MoVimento 5 Stelle di Giuseppe Conte regna il caos più totale. In una Roma bollente, non solo per le temperature, il partito di Grillo si sta sfaldando ogni giorno, sempre di più. Da giovedì, giorno dell’apertura della crisi, non si contano le riunioni che stanno coinvolgendo i pentastellati: riunioni che, ad oggi, stanno portando a poco. Una cosa è certa: il MoVimento è in mille pezzi. Dopo l’uscita corposa di parlamentari che hanno aderito alla nuova formazione dell’ex Ministro grillino Luigi Di Maio, in molti parlano di altri parlamentari che mercoledì potrebbero votare la fiducia a Mario Draghi. 

Nei corridoi romani si parla di altri venti, o addirittura trenta parlamentari grillini pronti a votare la fiducia a Draghi. Dunque, di fatto, un’altra scissione. I responsabili, ieri, si sono palesati con interventi molto diretti e franchi sul sostegno a Draghi. Secondo questi governisti grillini, la mossa di mandare un governo a casa in questo momento così complesso e difficile non verrebbe compresa dall’opinione pubblica. Fra di loro ci sono: il capogruppo alla Camera Davide Crippa, l’ex ministro Alfonso Bonafede, l’ex sindaca di Torina Chiara Appendino e il ministro Federico D’Incà che, proprio durante la riunione con Conte, ha fatto girare alcuni documenti con tutti i provvedimenti che salterebbero se Draghi andasse a casa prima del previsto.

Questa posizione, però, sembra essere minoritaria nelle file di quel che resta del movimento battagliero di Grillo. L’altra parte contrapposta ai responsabili è quella dei falchi che vorrebbero molto ritornare all’opposizione, anche a costo di elezioni anticipate, per recuperare un po’ di consensi. Proprio ieri, sulle pagine del Fatto Quotidiano, il sociologo Domenico De Masi – molto vicino ai grillini – parlava di un 2/3% in più che potrebbero recuperare i grillini dopo questa spaccatura. L’idea, confermata dallo stesso professore, è quella di arruolare nuovamente anche Alessandro Di Battista, vero volto e voce del MoVimento della prima ora. 

E questa sarebbe lo scenario, ad oggi, più plausibile. Conte, soprattutto dopo la diretta di ieri, non dovrebbe fare passi indietro su Draghi. Questo, ovviamente, significa che il M5S ha scelto la rottura con due possibili opzioni che si potrebbero verificare: o Draghi bis (senza il partito di Conte) oppure le elezioni anticipate. Per la seconda ipotesi c’è già una data: 2 ottobre. 

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