Da Ajinomoto a Gino Moto: il rocambolesco epilogo della prima fabbrica di Manfredonia – Video inedito

Sulla storia dell’Ajinomoto a Manfredonia e sul suo rocambolesco epilogo sono stati versati fiumi d’inchiostro. Un dato di fatto è che l’Ajinomoto (in giapponese: essenza del gusto) è stata la prima fabbrica a nascere a Manfredonia. Come raccontano gli stessi imprenditori in un filmato inedito del 1965 che ho scovato negli archivi LUCE, fu quello il primo investimento in assoluto in Europa di una compagnia giapponese leader nella produzione di glutammato monosodico, condimenti, oli da cottura, generi alimentari e prodotti farmaceutici, ancora oggi sulla cresta dell’onda.

Purtroppo, però, il connubio tra aziende e finanziamenti statali nella nostra città (come nel resto del meridione d’Italia) non ha mai portato bene. E così, come accadrà molti anni dopo anche per le aziende del contratto d’area, terminati i finanziamenti, nel 1977 l’Ajinomoto-INSUD chiuse.

In realtà, dire semplicemente che chiuse è molto riduttivo, perché a segnare pesantemente i lavoratori e a lasciare impietrita l’intera città fu che i giapponesi andarono via letteralmente da un giorno all’altro, senza far intuire o presagire nulla a nessuno, nemmeno a chi a quella fabbrica dedicava ogni giorno il proprio tempo e vi aveva riposto speranze per un futuro migliore per sé e per i propri figli.

Fu proprio per questa ‘fuga’ rocambolesca in cui i giapponesi sventrarono l’azienda portandosi dietro, dopo averli smontati pezzo per pezzo, anche i sofisticati e costosi macchinari, che attorno alla fabbrica nacquero infinite dicerie. Come quella, ad esempio, che i nipponici, per antonomasia sempre ligi al dovere e al lavoro, andarono via di corsa per aver scoperto con telecamere nascoste che gli operai anziché lavorare si trastullavano giocando a carte e divertendosi. Oltre al danno, per i poveri lavoratori, si aggiunse anche la beffa e per anni dovettero lottare non solo per rivendicare i propri diritti con varie vertenze sindacali che purtroppo non approdarono a nulla di duraturo, ma furono anche costretti a sopportare gli scherni dei propri compaesani.

A raccontare nei dettagli cosa accadde, restituendo dignità ai lavoratori e giustizia alla storia, fu poi anni dopo con un dettagliato racconto il ragioniere dell’azienda, Michele Brunetti, dipanando e dissolvendo tutte le leggende metropolitane che intorno all’azienda si erano create.

In realtà i giapponesi andarono via per meri calcoli utilitaristici. Come racconta Geppe Inserra in Lettere Meridiane, “le cose andarono bene per una decina d’anni, con il glutammato che veniva prodotto a Manfredonia e venduto in tutta Europa. Ma bastò una leggera crisi di mercato e l’approssimarsi della scadenza del contratto che la società giapponese aveva stipulato con l’Insud (in base al quale avrebbe dovuto rilevare tutte le quote statali) ad incrinare il rapporto tra gli industriali nipponici e il territorio foggiano”. In parole povere, quando terminarono i finanziamenti, i giapponesi levarono l’ancora alla ricerca di approdi economicamente più vantaggiosi.

Seguì la cassa integrazione che durò due anni ed il tentativo negli anni Ottanta di trasformare l’azienda in una fabbrica di fertilizzanti. Tentativo che purtroppo non andò a buon fine.

A noi oggi, in ciò che poi ha preso il posto dell’Ajinomoto, ovvero il Parco Industriale Sopim, a ricordare quell’avventura giapponese resta un imponente scheletro visibile dalla SS 89, e quella simpatica scritta italianizzata ‘Gino Moto’ che spesso campeggia su manifesti o avvisi per indicare attività limitrofe.

Maria Teresa Valente




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