Politica Manfredonia

Riccardi: “Provinciali, scarsa qualità politica delle candidature. Manfredonia non conta nulla. L’opposizione interpretata da soli due consiglieri”

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Riccardi: “Provinciali, scarsa qualità politica delle candidature. Manfredonia non conta nulla. L’opposizione interpretata da soli due consiglieri”

Le elezioni provinciali meritano una riflessione che è, inevitabilmente, tutta politica. Al netto degli eletti, questo risultato racconta molto, anzi troppo, perché si possa continuare a far finta di non vedere ciò che è realmente accaduto. Eppure, gli attori in campo continuano a rifugiarsi in una narrazione superficiale, evitando volutamente di affrontare i dati più scomodi dell’esito complessivo. Qualcuno lo ha definito fattore 0 (zero), qualcun altro dice che serve tempo per ricostruire una classe dirigente. Falso: serve umiltà e ascolto delle diversità.

Il primo dato che non può essere taciuto è la scarsa qualità politica delle candidature. Parlo di qualità politica, non personale: non vorrei che qualcuno si offendesse. Parlo di qualità nei rapporti, nelle relazioni, nella capacità di essere riconosciuti per il ruolo pubblico e politico che si pretende di rappresentare. Le provinciali, del resto, non sono elezioni affidate direttamente al popolo, come normalmente accade. Qui il corpo elettorale è composto dagli amministratori dell’intera provincia. E in una competizione di questo tipo, se non sei riconosciuto come un rappresentante autorevole, se non sei sostenuto da partiti strutturati, se non hai una rete politica reale, ciò che accade è del tutto prevedibile. Ma, presi dalla smania di dimostrare una superiorità che nessuno ha mai davvero riconosciuto, si sono costruite candidature deboli e politicamente irrilevanti. Le leadership non si misurano sulla forza dei numeri, ma sulla capacità di allargare il consenso. Non era una partita interna al Consiglio comunale di Manfredonia, ma una sfida che si giocava ben oltre il palazzo.

Il risultato, in sostanza, è semplice: Manfredonia non conta nulla. Potremmo dire, senza timore di sbagliare, che conta meno di nulla. Nessun candidato, tranne qualche eccezione sulla quale tornerò più avanti, è stato capace di raccogliere voti oltre i rappresentanti del Consiglio comunale di Manfredonia. E questo dato, da solo, basterebbe a spiegare la marginalità politica nella quale la città continua a essere confinata.

Ma il voto racconta anche un altro elemento, altrettanto importante: il rafforzamento numerico della maggioranza di governo cittadina. A dire il vero, si tratta di una conferma. Se in Consiglio comunale ci fosse stato un dibattito politico serio, e non solo amministrativo, questi segnali sarebbero emersi già da tempo. Invece si è preferito far finta di nulla, recitando malamente il ruolo delle parti.

Gli esponenti dell’opposizione, così come gli elettori hanno deciso di collocarli, si sono distinti per un sostanziale sostegno alla maggioranza di governo. Gianluca Totaro, l’uomo dei binari morti, si è collocato, coerentemente, a sostegno del campo largo. Ritucci e Tasso, pur vicini al Movimento 5 Stelle, avrebbero invece sostenuto, secondo i ben informati, Nicola Mangano, candidato nella lista del presidente Nobiletti attraverso Molo 21, ma eletto in Manfredonia Civica: un’operazione che si lega al rilascio dei Permessi di Costruire della D/32, questione alla quale dedicherò un apposito pezzo giornalistico d’inchiesta, sperando di ottenere almeno una parte del successo del più noto Ranucci di Report.

Giuseppe Marasco, “rappresentante” della rivoluzione popolare, passato da Fratelli d’Italia alla Lega, poi a Vannacci e infine tornato sostanzialmente a sé stesso, sembrerebbe aver sostenuto un consigliere della maggioranza. Anche questo è un passaggio che andrebbe letto fino in fondo, ma il tempo ci regalerà e rivelerà molte sorprese.

A poco sono serviti i richiami dei Popolari nei confronti del sindaco, invitato a mantenere una posizione di neutralità sul voto. Già dal primo giorno dopo le elezioni, senza particolari sorprese, il sindaco ha di fatto non solo rappresentato politicamente Molo 21, ma ha anche distribuito gli incarichi di governo, attribuendo a quella lista civica, pur con una rappresentanza modesta, un ruolo rilevante nelle principali scelte dell’attuale governo cittadino.

E che dire di Libero Palumbo, collocato nella lista del Presidente alla Regione Puglia e transitato, sostanzialmente, anch’egli in maggioranza. Il suo inutile assalto a Palazzo Dogana, addirittura nella lista del campo largo e con il sostegno dei socialisti, è già di per sé un piccolo capolavoro politico. Solo questo, forse, avrebbe meritato lo sgabello di Palazzo Dogana. Al di là del suo prestigioso e unico voto personale, il resto è arrivato dai socialisti di Capitanata. Ma non è bastato.

Alfredo De Luca ha rappresentato, dignitosamente, sé stesso. E, nonostante il contenitore AVS, meriterebbe certamente un peso politico maggiore, se solo qualcuno pensasse meno a sé stesso e un po’ di più alle questioni ambientali, sempre più centrali nel dibattito politico, ma ancora troppo spesso trattate come marginali.

Il PD locale ha giustamente scelto di non candidare alcun esponente del Consiglio comunale: nessuna esperienza, nessuna reale proiezione provinciale e, soprattutto, ancora troppo recente la delusione per il risultato delle regionali, che ha sancito il definitivo isolamento del partito di Manfredonia all’interno dei ruoli di massima rappresentanza dello stesso partito.

Ho volutamente tralasciato il movimento CON, del quale ho fatto parte insieme a tanti grandi elettori, perché meriterebbe un discorso a sé. Oggi è relegato ad accordi di bottega e a un politicantismo irrilevante, snaturando il mandato ricevuto dai suoi elettori. Da movimento protagonista del cambiamento si è trasformato in movimento della conservazione e dell’arretramento culturale. Ed è forse questa la parabola più deludente di tutte.

Alla fine, la sostanza politica di questa tornata è chiara: la maggioranza di Palazzo San Domenico passa, di fatto, a 20 consiglieri di maggioranza e a soli 4 consiglieri di opposizione. Se consideriamo l’apporto ai lavori del Consiglio e il ruolo di ognuno, si può dire, con molto realismo, che l’opposizione è autenticamente interpretata da soli due consiglieri, Ugo Galli e Vincenzo Di Staso. Più che una normale dialettica democratica, sembra di assistere al copione del Marchese del Grillo: io so’ io, e voi non siete un cazzo.

Solo il governo della Corea del Nord che Freedom House definisce uno Stato a partito unico, può vantare una situazione simile. È questo il dato reale che emerge, al di là delle dichiarazioni di facciata. Ed è un dato allarmante, un pregiudizio democratico che, accompagnato da alcuni organi di stampa asserviti al governo cittadino, non permette un confronto deciso sui temi centrali dello sviluppo della nostra città.

Il voto delle provinciali è il voto politico per eccellenza. Certo, il baratto è sempre in voga, ma in questo caso le scelte non possono non essere coerenti con la propria storia personale e con la propria collocazione nello scacchiere politico.

Mi rendo conto che si tratta di considerazioni fastidiose, perché mettono a nudo ciò che accade davvero nel palazzo e che nessuno ha voglia o coraggio di raccontare. Ma la politica è una cosa seria. Chi pensa di poter continuare con questi riti medievali, o peggio ancora con dinamiche da condominio, con tutto ciò che accade anche nei condomini, non ha capito che qui è in gioco il destino di una comunità. Una comunità relegata ai margini delle scelte strategiche regionali e provinciali. E questo è un dato allarmante.

Perché se non ci sei, non conti. E non conti semplicemente perché, anche nei partiti storicamente radicati nei territori, conta avere peso politico. Senza peso, non ti calcola nessuno.

In questi due anni, fatta eccezione per qualche stella che brilla di suo, per capacità e determinazione, il resto è stato buio pesto. E da questa esperienza non si ricava nulla, se non il solito tirare a campare, che serve soltanto ai diretti interessati e non alla città.

Palombella Rossa

Angelo Riccardi

La Vieste en Rose