
“Ciao Pasquale, avrei voluto ascoltarti ancora”
MANFREDONIA – La notizia della scomparsa di Pasquale Angelillis mi addolora e mi riporta agli anni della mia esperienza amministrativa, quando ho avuto il piacere di averlo come diretto collaboratore. Anni nei quali, accanto al lavoro, si costruiscono rapporti umani che restano, anche quando gli incarichi finiscono e le occasioni per incontrarsi diventano meno frequenti.
Di Pasquale amavo quella presenza un po’ invadente, e lo dico con tutto l’affetto possibile, perché era un’invadenza simpatica, impossibile da separare dal suo modo di essere. Sapeva prendersi il suo spazio nella conversazione, trattenerti con un racconto, aggiungere un particolare proprio quando pensavi che fosse arrivato alla fine. E tu, magari preso dagli impegni della giornata, aspettavi che concludesse. Poi arrivava quella svolta inattesa, quel dettaglio che non immaginavi, e ti regalava il piacere della sorpresa. Finivi per sorridere e per essere contento di averlo ascoltato fino in fondo.
Ripensandoci oggi, mi accorgo che sono proprio queste le cose che mi mancheranno. Non soltanto il collaboratore con cui ho condiviso un tratto della mia vita amministrativa, ma la persona, con quel carattere così riconoscibile e quel modo tutto suo di stare insieme agli altri.
Non posso non ricordare il nostro ultimo incontro al bar Arila. Ci siamo ritrovati con la stima e la franchezza di sempre, ciascuno con le proprie posizioni e con la libertà di esprimerle. Quella schiettezza che ho apprezzato e che rendeva il confronto vero, senza bisogno di essere d’accordo su tutto. Non sapevo che sarebbe stata l’ultima volta. Oggi quel momento torna alla memoria e acquista un valore diverso, più prezioso e più doloroso.
Che peccato averti perduto, Pasquale. Avrei voluto incontrarti ancora, ritrovare quella tua simpatica invadenza, lasciarmi sorprendere da un altro racconto.
Alla tua famiglia e a chi ti ha voluto bene rivolgo un abbraccio sincero.
Ciao Pasquale. Oggi, uno di quei tuoi racconti, vorrei davvero che non finisse mai.
Angelo Riccardi


