Chi è Eugenia Canfora: la preside di Caivano che ha ispirato La Preside con Luisa Ranieri

Dietro La Preside, la nuova serie Rai con Luisa Ranieri, c’è la storia vera di Eugenia Canfora, dirigente scolastica che ha scelto di restare dove altri avrebbero voltato le spalle. La fiction porta in prima serata un’esperienza reale, maturata nel tempo, fatta di presenza quotidiana, scontri istituzionali e responsabilità condivise in uno dei territori più complessi del Paese.
Il personaggio televisivo nasce da una donna concreta, lontana dalla retorica dell’eroismo. Chi è davvero Eugenia Canfora? Scopriamolo insieme.
Eugenia Canfora, la preside di Caivano diventata un riferimento nazionale
Nata nel 1960, Eugenia Canfora è dirigente scolastica dal 2007. Il suo nome è legato all’Istituto Morano di Caivano, nel quartiere Parco Verde, un’area segnata per anni da spaccio, criminalità organizzata e abbandono scolastico. In quel contesto, la scuola era percepita come un luogo marginale, incapace di offrire alternative credibili a ragazzi cresciuti tra povertà e assenza di prospettive.
Quando Canfora sceglie Caivano come sede del suo incarico, la reazione è di stupore. Colleghi e conoscenti temono che la difficoltà dell’ambiente renda impossibile qualunque progetto a lungo termine. Lei stessa ha raccontato come quella decisione sia stata giudicata avventata. Eppure, proprio lì, prende forma una scelta di campo netta: restare, osservare, agire.
La sua idea di scuola parte da un principio semplice, applicato con rigore. Nessun ragazzo è perduto. Non si tratta di una dichiarazione d’intenti, bensì di una pratica quotidiana. In un contesto in cui le assenze diventano invisibili, Canfora esce dall’ufficio, suona ai citofoni, incontra famiglie, riporta gli studenti in classe uno per uno. La presenza non è simbolica, ma concreta, fatta di dialoghi difficili e mediazioni continue.
Il suo stile è diretto, a volte scomodo, sempre responsabile. Non ama definirsi un modello e rifugge l’immagine dell’eroina solitaria. La scuola, però, occupa gran parte della sua vita, spesso a scapito di quella privata, come ha ammesso in più occasioni, senza attenuanti e senza rimpianti.
Un istituto ricostruito dal basso: il metodo Canfora
La trasformazione dell’Istituto Morano non avviene attraverso proclami. All’arrivo di Eugenia Canfora, l’edificio è degradato, con spazi inutilizzabili, palestre chiuse e cortili abbandonati. Prima ancora di intervenire sulla didattica, serve restituire dignità ai luoghi.
La preside coinvolge chiunque sia disposto a collaborare. Studenti, genitori, insegnanti, abitanti del quartiere. Il lavoro è manuale, visibile, condiviso. Secchi, scope, vernice, attrezzi diventano strumenti di una ricostruzione che è anche simbolica. Nascono laboratori, un giardino-orto, una palestra funzionante. Le aule tornano a essere spazi ordinati e accoglienti, capaci di trattenere chi prima scappava.
Il percorso non è rapido. Servono anni di ostinazione, pazienza e capacità di adattamento. Canfora racconta di essersi inventata soluzioni fuori dagli schemi, di aver forzato consuetudini, di essere diventata, come dice con ironia, “la matta della Canfora”. Una determinazione che, col tempo, finisce per disturbare equilibri consolidati.
Arriva anche un momento di frattura. La preside viene allontanata, perché il suo lavoro inceppa meccanismi che funzionavano proprio grazie all’assenza di cambiamento. Eppure, anche allora, la linea resta la stessa. Difendere ogni studente, rifiutare l’idea che qualcuno sia irrecuperabile. L’espressione “poveri ragazzi” le appare come una resa anticipata, una forma elegante di rinuncia.
Dalla realtà alla serie Rai: perché nasce La Preside
La storia di Eugenia Canfora attira progressivamente l’attenzione dei media. Articoli, libri e testimonianze pubbliche raccontano un’esperienza che supera i confini locali, fino a diventare un riferimento nazionale sul tema dell’educazione in contesti difficili. Da qui prende forma l’idea di una serie televisiva.
La Preside nasce come rielaborazione narrativa, senza tradire il nucleo dell’esperienza reale. Luisa Ranieri, per costruire il personaggio, visita la scuola, incontra Canfora e ascolta a lungo il suo punto di vista. Ne emerge una figura lontana dall’idealizzazione, fatta di energia e stanchezza, determinazione e solitudine.
La vera Eugenia Canfora osserva il racconto televisivo con distacco. La visibilità non sembra interessarle più di tanto. Continua a chiedersi perché la sua vicenda susciti tanta attenzione. Per lei, entrare a scuola ogni mattina, difendere i ragazzi e costruire alternative resta una responsabilità quotidiana, non un’eccezione.