Bimbo con cuore trapiantato a Napoli: solo il 10% di possibilità per un nuovo intervento, unico chirurgo disponibile quello del primo trapianto

Per il piccolo paziente con cuore trapiantato a Napoli, le prospettive di successo di un nuovo intervento sono purtroppo molto ridotte. Secondo quanto riferito dai medici, le probabilità di riuscita sono circa del 10%. L’unico chirurgo disponibile a eseguire l’operazione è lo stesso che aveva realizzato il primo trapianto, che però non era andato a buon fine.
Francesco Petruzzi, legale della mamma del bambino, ha spiegato che il nuovo cuore disponibile è già stato valutato e che il piccolo è primo in lista tra i bambini compatibili con il suo gruppo sanguigno. “Mi è stato riferito ieri sera da uno dei medici che l’unico pronto a intervenire è il cardiochirurgo che aveva già operato il bambino, e la madre ha dato il suo consenso”, ha precisato l’avvocato. “Gli altri chirurghi presenti non sono disponibili a partecipare all’operazione”.
Nel frattempo, sono arrivati all’ospedale Monaldi gli ispettori del Ministero della Salute per acquisire tutti i documenti relativi al cuore danneggiato trapiantato al bambino. Dopo Napoli, gli ispettori si sposteranno all’ospedale di Bolzano per raccogliere ulteriore documentazione.
L’Azienda Ospedaliera dei Colli ha reso noto che ogni decisione sull’assegnazione del nuovo cuore sarà presa solo dopo la valutazione di un team di esperti, che mercoledì 18 febbraio si esprimerà sulla possibilità di trapianto per il piccolo ricoverato in terapia intensiva. “L’attesa non influirà sul cuore del donatore, che resta compatibile con la procedura in corso”, sottolinea l’ospedale.
Al momento risultano indagate sei persone tra chirurghi, medici e paramedici coinvolti nell’espianto, nella preparazione, nel trasporto e nel trapianto del cuore. Sono già stati acquisiti documenti, atti e cartelle cliniche, mentre il contenitore frigorifero utilizzato per trasportare l’organo è stato sequestrato. Le indagini hanno evidenziato che il cuore del primo trapianto era stato trasportato in un box vecchio tipo, nonostante il Monaldi disponesse di contenitori tecnologici in grado di controllare la temperatura, e che il personale non era adeguatamente formato per l’utilizzo degli strumenti più moderni.


