Belve Crime: l’intervista di Francesca Fagnani a Roberto Savi
Roberto Savi ospite a Belve Crime: uno dei protagonisti del famigerato caso della Uno Bianca ha sconvolto il pubblico con le sue dichiarazioni

L’intervista di Francesca Fagnani a Roberto Savi nel corso della prima puntata di Belve Crime 2026 non è stato soltanto un evento mediatico, ma anche un colpo improvviso alla memoria collettiva italiana; una riapertura brutale di una ferita mai davvero rimarginata. Nel corso dello spin off del programma Belve dedicato alla cronaca nera, il capo della Banda della Uno Bianca è tornato a parlare dopo oltre trent’anni di silenzio e lo ha fatto con dichiarazioni che stanno già incendiando il dibattito pubblico.
Belve Crime: le dichiarazioni di Roberto Savi
L’intervista, registrata nel carcere di Bollate e trasmessa su Rai 2, ha rappresentato la prima vera apparizione pubblica di Roberto Savi dalla stagione dei processi degli anni Novanta. Ex poliziotto, insieme ai fratelli Fabio e Alberto Savi fu il volto principale della Banda della Uno Bianca, il gruppo criminale che tra il 1987 e il 1994 seminò il terrore tra Emilia-Romagna e Marche. Ventiquattro morti, oltre cento feriti, rapine, esecuzioni, assalti armati e stragi rimaste impresse nella storia criminale italiana.
Ma ciò che ha reso esplosiva l’intervista a Belve Crime sono state le sue parole. Incalzato da Francesca Fagnani, Savi ha confermato infatti vecchie dichiarazioni sui presunti legami tra la banda e “personaggi non delinquenti” che avrebbero garantito protezione investigativa al gruppo criminale. “Dietro di noi c’erano i servizi”, ha detto durante il confronto televisivo, lasciando intendere l’esistenza di coperture mai chiarite fino in fondo.
L’obiettivo Pietro Capolungo
Tra i passaggi più delicati dell’intervista spicca il riferimento al massacro avvenuto nell’armeria di via Volturno, teatro di uno degli attacchi più sanguinosi della Uno Bianca, costato la vita alla commerciante Licia Ansaloni e al carabiniere in pensione Pietro Capolungo. Savi ha confermato quello che i famigliari delle vittime sospettano da sempre: “Ma va là, certo che non fu una rapina. Non avevamo che armi in casa! Capolungo era l’obiettivo”. Ma perché proprio lui? La risposta è stata: “Lui era ex dei servizi segreti dei carabinieri. C’era un insieme di cose intrallazzate. Il giro di armi, di persone che passano, entravano in quell’armeria lì”. Secondo le affermazioni di Savi sarebbe stato chiesto alla banda della Uno Bianca di eliminare la vittima, si cercava una “scusa” per ucciderlo.
La banda avrebbe avuto rapporti con vari gruppi, lo stesso Savi ha ammesso di aver frequentato Roma dove si incontrava con certe persone, ma quando Fagnani ha chiesto di più su tali individui, l’intervistato ha detto: “Lasciamo stare dai”.



