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Arriva “Il signore delle formiche” al cinema: il caso Braibanti perseguitato per la sua omosessualità

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È stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia e da oggi sarà in sala. Il film è “Il signore delle formiche” di Gianni Amelio con Luigi Lo CascioElio GermanoLeonardo Maltese e Sara Serraiocco. Il film racconta una storia poco conosciuta del nostro Paese: il caso Braibanti. Alla fine degli anni Sessanta, a Roma, si celebrò un processo che fece scalpore. Sul banco degli imputati lui, Aldo Braibanti, intellettuale, drammaturgo e poeta, condannato a nove anni di reclusione con l’accusa di plagio, cioè di aver sottomesso alla sua volontà – in senso fisico e psicologico – uno studente e amico da poco maggiorenne. 

In un’Italia in cui era ancora proibito il nome della cosa, ovvero l’omosessualità, il ragazzo per volere della famiglia venne rinchiuso in un ospedale psichiatrico e sottoposto a una serie di devastanti elettroshock. Solo molti anni dopo, quel reato di plagio venne cancellato dal Codice penale: un reato che fino ad allora, in realtà, era servito per mettere sotto accusa chi era diverso, i fuorilegge delle norme costituite. 

Amelio, raccontando il dramma di Braibanti, racconta anche la sua diversità e le ingiustizie che i diversi devono ancora subire. “Il signore delle formiche – racconta il regista Gianni Amelio – è un film sulla violenza e sull’ottusità della discriminazione. L’amore sottomesso al conformismo e alla malafede. Uno spaccato della provincia italiana nei cruciali anni Sessanta, quando il benessere economico non andò di pari passo con l’intelligenza delle cose, con l’apertura dei sentimenti. La famiglia come luogo chiuso, dove i contrasti tra le generazioni restano accesi e conflittuali. Lo spettatore si potrà domandare: com’è stato possibile, com’è potuto succedere?”.

Amelio, guardando a quegli anni, crede che poi, alla fine, non sia cambiato molto. “Anche se in apparenza oggi non ci scandalizza più niente, l’odissea del signore delle formiche è di quelle che sanno di inquisizione, e ne abbiamo le prove ogni giorno. Perché nella sostanza non è cambiato molto. Dietro una facciata permissiva, i pregiudizi esistono ancora e resistono, generando odio e disprezzo per ogni irregolare”.

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