Storia

Amenità sipontine: la Cala dello Spuntone (u spundone – u pundone)

Amenità sipontine

La Cala dello Spuntone

(u spundone – u pundone)

                                                                    di Pasquale e Giovanni Ognissanti

Il toponimo “Spontono” si riscontra già nel 1444 (Regesto di S.Leonardo), a proposito della vendita di una casa “terranea”,  con cisterna e con un “casalino” deserto, posta presso la porta della città, chiamata dello “Spontono”, tramite la quale si va a S.Leonardo (“sitam iuxta portam civitatis que appellatur la porta del Spontono, qua itur versus Sanctum Leonardum in ruga qua itur ad plateam”). 

In un documento, del 5 novembre 1576, riguardante il “Guardiano del Porto”, si ha :”porta de pontone”.

Nel 1421 la porta era denominata anche S. Leonardo (“scitam  in ruga transversa per quam itur ad portam S.Leonardi meniarum civitatis”).

La via per la badia di S. Leonardo di Siponto è la ruga sipontina (1283), come dire il fu “viale sipontino” (perché non ripristinarlo?)

Il toponimo “Spuntone” non è una derivazione di Sipontum, come opina qualche autore locale,  e ciò viene detto per ragioni di natura filologica. Innanzitutto perché il lemma richiama “punta”, con una  ex intensiva, e, inoltre, solo il fenomeno apofonico (ma non verificato) potrebbe dar luogo a  “Spuntone”  da S(i)pontum. 

Il toponimo, invece, è dato dalla presenza di una sporgenza in mare, onde la “sponda pede” (inciampo del piede) si ha appunto quando si incappa in qualche sporgenza. 

Il sito della Cala dello Spuntone, per buona parte interrato, oggi assume la denominazione di Piazza Marconi e, dalle foto d’epoca, si nota chiaramente che lo specchio d’acqua che nella stessa si racchiudeva andava dal torrione del fico fin quasi al Villaggio dei Pescatori. Nei suoi pressi, verso la “vetere Siponto”, erano ubicati  l’ospedale di S. Lazzaro (sande Lazzere) e la chiesetta della Madonna di Loreto, plessi che la dicono lunga sull’estensione dell’habitat della comunità sipontina nel medioevo.

Piazza Marconi, pertanto, rappresenta uno dei punti nevralgici non solo per il traffico cittadino, ma per la storia della nostra città. Vi campeggiano diverse fontane, di malcelato gusto “regimentale”, ed una iscrizione che celebra il primato di Manfredonia nella guerra 1915-1918. Ma in quella piazza andavano ed andrebbero posti altri monumenti ed altre epigrafi.

Quando Lorenzo Maiorano venne a Siponto, sulle imbarcazioni dei nostri mercanti, verso la fine del sec.V, sbarcò proprio in questa cala. E su una banchina appoggiò le reliquie dei protomartiri Stefano ed Agata. E, dopo fatte le opportune cerimonie, volendosi avviare processionalmente verso la cattedrale, nel rimuovere le stesse reliquie, queste restarono inamovibili (come narrano le due “Vite”, pubblicate dai Bollandisti). E fatto, così, voto che colà si sarebbe costruita una cappella dedicata ai due protomartiri, le reliquie si poterono smuovere e  portare in chiesa. E, puntualmente, la Cappella fu costruita, come narra lo Spinelli, nel sito poi occupato dal vecchio monastero dei Celestini (sui cui resti giganteggia il nuovo). 

E si potrebbe di già redigere un primo epitaffio. 

Va pur detto che il vescovo Lorenzo non recava con sé l’icona di S. Maria di Siponto, come erroneamente è raffigurato nell’attuale cattedrale di Manfredonia.

Nel 1528, allorquando le truppe di Odètte de Foix, visconte di Lautrec, assediarono Manfredonia, si ebbe pure l’”embargo” per mare (ne fanno fede fonti documentarie); e proprio dal torrione del fico e dal Castello si bombardarono le navi alla fonda nella cala, affondandovi la Galea (Galera) ammiraglia, per cui la stessa cala assunse il nome di Spuntone della Galera, come vuole lo Spinelli. E c’è ancora materiale per formulare un’altra epigrafe. E non basta! 

Se proprio un monumento deve essere posto in quella piazza o in quella presso la stazione (campagna) esso dovrebbe riguardare il Fico d’India. 

La storia del primato del 24 maggio 1915 è nota. I due pescatori (padre e figlio), ascoltando “stazzionen” indicarono la stazione campagna. E le navi austriache, nella foschìa dell’alba (alepètte), vedendo pure una massa enorme di figure in grigio verde, pensando che fossero soldati, bombardarono gli edifici della stazione  e mitragliarono i fichi d’India che ivi presso si stagliavano. Grazie a loro, quindi, la popolazione fu salva.

Ma la cala dello Spuntone è ricca anche di avvenimenti che attengono sovrani,  regine e principesse. Non va dimenticato che presso questa cala si imbarcò la regina Bona Sforza, quando andò in sposa a Cracovia (1517), lasciando la forma del suo piede sulla banchina di attracco. E  gli storici dell’epoca ne riportano pure i distici che furono incisi per l’occasione (potrebbero essere ripristinati; tra tante cose effimere che siamo costretti a sopportare, un’altra non ci ammazza di certo!): 

Qui si fermò la reina di Polonia/ quando chiese venia e licentia/ à Madamma Isabella/ sua madre Duchessa di Milano e di Bari.

E che dire poi di Carlo I, di Carlo II  e di Roberto d’Angiò,  di Ladislao, dei Durazzeschi, delle regine Giovanna (da una delle quali, poi, la porta prese un nuovo nome), di Alfonso d’Aragona che, proprio da questa cala, “tirava” con il “trabucco” contro il castello?  

Ed ancora come non ricordare, nella buona e cattiva sorte, i viceré spagnoli e  Carlo V, al quale dobbiamo molti diplomi a favore del ceto mercantile e padronale (massari di campo) sipontino? 

Nel 1654, la porta dello Spuntone (o della Puglia) venne rifatta dal sindaco Cesare Vischi, apponendovi su di essa epigrafi (di cui si conserva memoria e ripristinabili), stemmi del re di Spagna, Filippo IV, del capitano generale delle armi spagnole, del Preside della provincia dauna e della Madonna di Siponto, protettrice della comunità sipontina. Ed ancora il fastoso sbarco di Maria Clementina d’Austria, con il rifacimento, a spese dei cittadini, di buona parte della banchina effettuato per l’occasione. Ogni scusa… allora, era buona per aumentare le tasse.   

Avvenimenti che si accavallano, così come il traffico che impazzisce su piazza G. Marconi, vera “Piazza Affari” della nostra città, con le sue molteplici banche, uffici finanziari, dogana, capitaneria di porto, ristoranti, pizzerie, negozi, “assi” stradali e…”sensi” unici assurdi!. 

A quando una sua corretta, organica, epigrafica, monumentale e viaria sistemazione?

Redazione

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