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Alternativa per l’Italia: scendono in campo Adinolfi e Di Stefano. Contro Draghi, la 194, l’aborto e il divorzio

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Lo stampo, certamente, non può essere considerato progressista. Anzi, la matrice è esattamente contraria. Il nuovo partito di Mario Adinolfi e Simone Di Stefano nasce per bloccare il progresso su certi temi e per manifestare l’avversione per tutto quello che è legato alle opportunità dell’Unione Europea. I due sono conosciuti, soprattutto nel dibattito pubblico. Nonostante non abbiano mai brillato per i consensi, i due anti-progresso sono molto rappresentati nei media. Il primo, Adinolfi, è fondatore del partito cattolico “Il Popolo della Famiglia”, mentre il secondo, Di Stefano, con un passato nel movimento di estrema destra Casapound, è padre di Exit, contestazione dell’obbligo dei vaccini e del green-pass. 

I due politici si sono uniti in questa battaglia culturale-politica contro la commissione di Ursula von der Leyen, contro Mario Draghi naturalmente, contro i vaccini e contro i diritti civili. Il nome del partito sarà, come ha anticipato Repubblica, “Alternativa per l’Italia” e sotto il simbolo ci sarebbe una scritta molto esplicita: “No Draghi”.

Il funzionario dell’ufficio elettorale ha spiegato ad Adinolfi e Di Stefano che non sarebbe stato possibile, salvo che l’interessato non li avesse espressamente autorizzati”, riporta oggi sul quotidiano diretto da Maurizio Molinari il giornalista Francesco Bei. I due, comunque, se non riusciranno ad avere il no a Draghi nel simbolo, lo inseriranno nello slogan ufficiale della loro prossima campagna elettorale: “NO DRAGHI 2028”. 

I punti del programma di questa nuova formazione sono ovviamente poco progressisti. Alternativa per l’Italia, che secondo un sondaggio di BiDi Media partirebbe dall’1.9% dei consensi, punterebbe per la cancellazione della legge 194 e del diritto all’aborto. Adinolfi, infatti, ha spiegato che “abortire equivale ad assoldare un sicario per uccidere qualcuno”. 

Poi, pur essendo separato come Di Stefano, Adinolfi ha dichiarato che il suo impegnò sarà quello di battersi contro il divorzio. “Proprio perché ho una mia esperienza di vita posso dirlo: l’Italia senza divorzio era più bella e più sana di questa”. 

Parte così la campagna elettorale di Adinolfi che spera di fare un risultato più egregio del zero voto (non) ottenuto alle amministrative di Ventotene dove era candidato come sindaco per il suo partito della famiglia. 

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