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A Conversano un’immagine della Manfredonia del seicento

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A Conversano un’immagine della Manfredonia del seicento

Provate per un attimo a immaginare di poter tornare indietro di oltre quattro secoli e affacciarvi da un’altura per guardare Manfredonia così com’era agli inizi del Seicento.

Davanti agli occhi apparirebbe una città completamente diversa da quella di oggi: raccolta dentro le mura, con le case addossate l’una all’altra, le torri, le chiese e, soprattutto, l’imponente Cattedrale di San Lorenzo Maiorano.

Quello “scatto” impossibile, in qualche modo, esiste. È nascosto in un dipinto di Paolo Finoglio conservato nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano a Conversano. Nella pala dedicata a Santa Rosalia, sullo sfondo, il pittore raffigura Manfredonia durante il sacco ottomano del 1620. La città è osservata dalle alture e, in mezzo alle case, si distingue la vecchia Cattedrale di San Lorenzo avvolta dalle fiamme. Una lettura proposta dallo studioso Michele Di Lauro riconduce il punto di osservazione alla zona della Collinetta della Croce.

La Cattedrale raffigurata da Finoglio non è quella che conosciamo oggi. Cominciata ai tempi di Manfredi, le fonti ecclesiastiche descrivono un edificio enorme a impianto basilicale, con tre navate, tre absidi e copertura lignea a capriate. Nel 1327 vi furono trasferite da Siponto le reliquie di San Lorenzo Maiorano.

Ma perché un pittore a Conversano raffigura proprio Manfredonia? La risposta è legata a Giangirolamo II Acquaviva d’Aragona, conte di Conversano, il potente signore per il quale Finoglio lavorò a lungo. Giangirolamo era stato a Manfredonia già nel 1617, quando giunse con i suoi cavalieri per concorrere alla difesa della città.

Finoglio, che realizzò la tela negli anni successivi, non assistette dunque personalmente al sacco. Nella sua opera sembra però fondere due episodi: da un lato l’impresa militare del conte, che il pittore era chiamato anche a celebrare, dall’altro la successiva e drammatica devastazione di Manfredonia di cui ebbe notizia. È così che, sullo sfondo della scena sacra, compare la città in fiamme.

Dopo il sacco iniziò la lenta ricostruzione della Cattedrale. L’edificio attuale sorse sulle rovine del precedente Duomo e fu dedicato il 14 febbraio 1677. Nello stesso anno l’arcivescovo Vincenzo Maria Orsini, futuro papa Benedetto XIII, fece realizzare anche il nuovo campanile, in un punto diverso rispetto al precedente.

Quello scorcio di Finoglio ci permette, per qualche istante, di affacciarci su una Manfredonia che non esiste più: la città stretta tra mura e torri, i tetti raccolti gli uni accanto agli altri e l’antico Duomo che dominava il profilo urbano prima della devastazione del 1620.

È come se, in quel piccolo lembo di tela, il tempo si fosse fermato. E dopo più di quattro secoli, tra fiamme, pietra e memoria, quella Manfredonia perduta continua ancora a mostrarsi ai nostri occhi.

Maria Teresa Valente

NB: questo “scatto” lo rivedrete presto in una locandina dedicata ad un’interessante iniziativa in programma nelle prossime settimane.

Unipol Manfredonia