Attualità Capitanata

La ragazza e la candela di cerume (1937)

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DICEMBRE 1937: la ragazza girava per le vie del paese, dopo la messa in Cattedrale. Il freddo appannava le vetrate dei pianterreni che, con la luce del braciere, davano alle stanze tepore.

La ragazza guardava, i passanti e pensava alla confessione fatta dal prete che, anziano, aveva tradizioni antiche proprio con la sua esperienza le suggerì nel confessionale, una richiesta particolare. Si trattava della morte della mamma della giovane. La ragazza ,

non si dava pace per non aver potuto assistere la mamma in punto di morte. Fu così che il vecchio parroco le disse: ‘Senti figliola da adesso hai un anno di tempo; il prossimo 6 gennaio, giorno della Befana, si dice che i defunti abbiano un permesso speciale , per fare visita ai parenti e chi li vuol vedere di persona , deve usare questo stratagemma‘.

La ragazza meravigliata annuiva con il capo. ‘Figlia mia, raccogli più cerume che puoi e alla fine forma una candela, quando sarà quella notte l’accenderai capito?‘. Poi il parroco le diede l’assoluzione e la mandò via’.

Mi raccontava mio padre ,che eravamo intorno al 1937, così puntualmente un anno dopo, la ragazza proprio il giorno 5 a cavallo al 6 notte, uscì fuori il balcone con la candela accesa di cerume! Quando a un certo punto vide arrivare una processione di defunti vestiti con abiti neri, in silenzio, fino ad arrivare sotto il suo balcone.

All’improvviso un’anziana donna , si staccò dal corteo e si presentò agli occhi della figlia, che appena la vide,in quell’ anziana riconobbe la mamma. Per la paura e la contentezza insieme cadde a terra. Poi la processione proseguì salendo verso la Cattedrale della ”Piazza Grande“ per profumarsi lo spirito d’incenso e di acqua santa.

Di Claudio Castriotta 

La Vieste en Rose

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