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Chi pagherà l’aumento dei canoni demaniali?

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ASSOTURISMO CAPITANATA: chi pagherà l’aumento dei canoni demaniali?

Aumenti dei canoni demaniali, prezzi degli ombrelloni destinati a salire ed il conto rischia di essere presentato ai turisti e alle famiglie. E allora, quando ogni estate si parlerà di “caro ombrelloni”, chi dovremo mettere sul banco degli imputati?

L’aumento dei canoni per le concessioni demaniali marittime pone una domanda che merita una risposta chiara: chi pagherà realmente questo incremento?

Per ASSOTURISMO CAPITANATA non ci sono molti dubbi: il costo aggiuntivo sarà inevitabilmente trasferito sulle famiglie, e, soprattutto, sulle piccole imprese turistico ricettive che operano nel nostro territorio, rendendole così meno competitive.

Non si può pensare che gli operatori balneari, già alle prese con costi crescenti per personale, energia, manutenzione, forniture e gestione delle strutture, possano assorbire ulteriori aumenti senza ripercussioni sulla propria attività. Il maggior costo della concessione entrerà inevitabilmente nei bilanci aziendali e, di conseguenza, nella determinazione dei prezzi dei servizi offerti.

Quindi, chi subirà realmente questo aumento della concessione demaniale?

Da una parte ci saranno le famiglie, che per usufruire degli stabilimenti balneari si troveranno a sostenere tariffe più elevate per ombrelloni, lettini e servizi accessori.

Dall’altra parte, e questo aspetto rischia di essere sottovalutato, ci saranno le aziende turistico-ricettive medio-piccole, gli alberghi, i residence e le strutture che propongono pacchetti di soggiorno comprensivi del servizio spiaggia.

È proprio qui che si manifesta il rischio maggiore per la competitività turistica della Capitanata. Le strutture medio-piccole, che già operano con margini spesso contenuti e devono confrontarsi con destinazioni concorrenti, si troveranno a proporre soggiorni più costosi, senza necessariamente poter offrire servizi aggiuntivi o un valore percepito superiore. Il turista, soprattutto quello che confronta le offerte attraverso le piattaforme di prenotazione, potrebbe quindi orientarsi verso altre località, dove il rapporto qualità-prezzo risulta più conveniente.

In sostanza, l’aumento dei canoni demaniali non penalizza soltanto chi noleggia direttamente un ombrellone, ma rischia di compromettere la competitività dell’intero sistema dell’ospitalità: dalle famiglie alle piccole strutture ricettive, fino alle destinazioni turistiche che fondano buona parte della propria attrattività sell’offerta balneare.

Ma, ritornando alle famiglie, quando una giornata al mare presso uno stabilimento balneare diventerà economicamente insostenibile per un numero crescente di famiglie, la scelta sarà inevitabilmente quella di rivolgersi alle spiagge libere.

Una soluzione certamente legittima, ma che rischia di produrre un effetto paradossale: le aree libere effettivamente disponibili potrebbero essere prese d’assalto, diventando sempre più affollate, caotiche e difficili da gestire. Aumenteranno le pressioni sui servizi comunali, sulla pulizia, sulla raccolta dei rifiuti e sulla sicurezza, con il rischio di compromettere proprio quella qualità ambientale e turistica che dovrebbe rappresentare un valore aggiunto delle nostre destinazioni.

Insomma, si rischia di ottenere un risultato tutt’altro che positivo: stabilimenti balneari più costosi e spiagge libere sempre più congestionate.

E allora, cosa faranno i Comuni per affrontare il problema?

Forse sarebbe il caso di cominciare a ragionare su una politica di calmierazione dei prezzi e di accessibilità al mare, valutando anche un ampliamento del progetto regionale “Mare Democratico”, attraverso la realizzazione di stabilimenti balneari sociali, con servizi essenziali e tariffe particolarmente contenute.

Una provocazione? Certamente, almeno in parte. Ma forse non del tutto, se si considera che quando il sistema dei costi rischia di rendere il mare un servizio accessibile soltanto a chi può permetterselo, diventa legittimo chiedersi se non debba essere il pubblico a intervenire direttamente per garantire condizioni economiche più sostenibili.

Nicola Ragno, Assoturismo Capitanata: ” La vera sfida non è contrapporre stabilimenti privati e spiagge libere, né alimentare ogni estate la polemica sui prezzi degli ombrelloni. La vera sfida è costruire un modello di turismo balneare nel quale la sostenibilità economica delle imprese e il diritto di tutti a vivere il mare possano procedere nella stessa direzione.”