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Infermieri svenduti al Policlinico di Foggia. 2/3 Infermieri esclusi: “Invisibili quando devono pagarci e indispensabili quando dobbiamo spaccarci la schiena”

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DEP neanche il 40% netto: Infermieri svenduti al Policlinico di Foggia. 2/3 Infermieri esclusi: invisibili quando devono pagarci e indispensabili quando dobbiamo spaccarci la schiena.  Il riscatto è alzare la quota al più 50% nel prossimo bando DEP entro l’anno  

Si attende il riscatto infermieristico per il prossimo bando con un aumento della quota DEP al più 50% .«Non accetteremo l’ennesima elemosina di facciata»: il Collettivo lancia l’allarme sulle possibili manovre al ribasso tra i sindacati e la direzione. Lo spettro di un prossimo bando con una quota ridotta al 25% viene rispedito al mittente dalla base della piramide assistenziale. Non accetteremo intese sottobanco o tradimenti degli iscritti ai sindacati. 

«Se pensano di mettere a tacere la rabbia degli esclusi con un misero contentino percentuale, per giunta inferiore al riparto precedente, si sbagliano di grosso. Non permetteremo che si riduca la platea pur di far quadrare i conti della dirigenza». Infermieri esclusi: Ci faremo sentire e bloccheremo in massa le tessere sindacali se al prossimo bando non si alzeranno le quote dei DEP.  

Non chiamatela valorizzazione quando una graduatoria Dep esclude circa i 2/3 degli infermieri del Policlinico di Foggia. Dalle domande ai ricorsi, non è questa la giusta direzione. Il Collettivo Infermieri Autonomo da voce agli esclusi e a tutti gli infermieri resi invisibili. Non serve attribuire un punteggio massimo o minimo o compilare una domanda per valorizzare il lavoro di chi fa assistenza ogni giorno. L’unico modo è quello di chiedere ai sindacati di contrattare e aumentare le risorse destinate ai differenziali economici di professionalità. Percepiamo che la maggior parte degli infermieri sono stati resi “invisibili” da una graduatoria per i Differenziali Economici di Professionalità (DEP 2024) che si è trasformata in una mannaia sociale.  

I numeri fotografano un fallimento d’inclusione: su 1.397 professionisti candidati, solo 516 sono stati ammessi. Tutti gli altri infermieri sono rimasti tagliati fuori da una prima graduatoria con quota scaglionata del 37%, neanche il 40% promesso dai sindacati. Cia: Non possiamo essere trattati come spazzatura. I sindacati subito in difesa dei lavoratori promettono un nuovo bando entro l’anno. Collettivo Infermieri Autonomo: il lavoro infermieristico non può essere condannato all’invisibilità. Si aumentino i fondi e le percentuali Dep per gli esclusi con una percentuale superiore e non per dare il contentino alla platea.  

Il Collettivo Infermieri Autonomo detta la linea per il riscatto in vista del prossimo bando aziendale, atteso entro la fine dell’anno: portare la quota di copertura dei DEP ad almeno il 50% dei dipendenti sarebbe un grande riscatto sociale ed economico. Non vogliamo pensare male ma neanche accettare che l’erogazione del nuovo bando possa ridurre di tantissimo la percentuale dei dep del secondo scaglione e potrebbe premiare una sola e minima parte e disattendere le attese.  

Dalla delusione alla fiducia nel riscatto sindacale. 

Ad oggi, anche se pochi infermieri hanno provveduto al ricorso, tutti gli altri confidano nel prossimo bando aziendale in contrattazione sindacale entro l’anno. Collettivo Infermieri Autonomo: “Gli infermieri hanno tutte le ragioni per puntare al riscatto”.                                                    Collettivo Infermieri: «I sindacati non devono arrendersi, ma neanche prenderci in giro, le risorse economiche e i fondi per i DEP vanno aumentate almeno a più del 50% per evitare ulteriori polemiche degli stessi esclusi». Esplodono gli infermieri del Policlinico in caso di sorprese: La risposta di massa sarà la sospensione delle tessere sindacali. Non finanzieremo più chi firma la svendita dei nostri diritti. Chi ha sprecato i fondi provveda a rimediare. 

Il Collettivo Infermieri Autonomo replica ai sindacati: “un risultato minimo non è mai una conquista, ma una bocciatura economica per la base piramidale e assistenziale di chi lavora in ospedale, è un insulto intollerabile”. Gli infermieri contestano la prima graduatoria poiché, ad oggi, non rispecchia gli importanti risultati da loro conseguiti, soprattutto a fronte di risultati maggiori tra i quali: obiettivi raggiunti, aumenti di posti letto, deficit sanitario, sovraccarico di lavoro e stop assunzioni, ci si vanta di un risultato che, nei fatti, non arriva neppure al 40% netto o dovrebbe arrivarci.  

Ci chiediamo: Dove sono i fondi mancanti che dovrebbero essere distribuiti per i lavoratori? Perché sono sempre meno? A fronte del taglio progressivo delle risorse sanitarie, quale percentuale reale di dipendenti riuscirà davvero a percepire i DEP nel prossimo bando? Più che una conquista, ci sembra ad oggi l’ennesima stangata alla professione infermieristica: si celebra un minimo risultato, mentre una parte dei professionisti rimane esclusa. Il dubbio: Non avrebbe senso aumentare la platea degli esclusi solo formalmente e poi abbassare la percentuale dei Dep rispetto a quella precedente. «Il vanto sarebbe arrivare al più 50% dei DEP, questo sarebbe il riscatto, questa è reale inclusione.  

Collettivo Infermieri Autonomo: “È evidente a tutti come i fondi stanziati per i DEP nella prima graduatoria rappresentino una cifra irrisoria, se paragonati agli enormi investimenti aziendali destinati ad appalti, manodopera e abbattimento per la costruzione di nuovi edifici”. 

 Le decisioni di un riparto minimo e marginale aziendale pesa sui lavoratori infermieri, quelli che rendete invisibili quando bisogna pagarli e indispensabili quando dovete tirare avanti la “baracca”. 

Che cosa significa davvero valorizzare il personale se una parte consistente di chi ogni giorno tiene in piedi l’assistenza resta esclusa? 

Siamo davanti a un paradosso intollerabile che calpesta anni di sacrifici della professione infermieristica. Da un lato, la Regione Puglia garantisce stipendi d’oro e premi straordinari ai vertici aziendali. Dall’altro lato, la base della piramide ospedaliera viene umiliata. «Dopo anni di attesa e a fronte del taglio progressivo delle risorse, cosa dobbiamo aspettarci per il futuro dei nostri stipendi?  

Se già oggi, con questa graduatoria, tantissimi colleghi idonei sono stati esclusi per mera mancanza di budget, quale percentuale reale riuscirà mai a percepire un differenziale in futuro? La valorizzazione del personale è una priorità reale o solo una retorica di facciata?» Questo tanto atteso aumento per i beneficiari equivale all’irrisoria somma di più di 1€ al giorno. Una vera e propria elemosina da contratto, soprattutto se confrontata con i costi della dirigenza. Ma la beffa è che molti di questi infermieri non la percepiranno se non si estenderà la graduatoria o si attribuirà un nuovo bando. Infermieri che oltre ad essere lavoratori sono anche madri e padri di famiglia che vedono addossarsi oltre alla pressione fiscale, all’impatto sui rincari luce, gas e carburanti, crisi di potere d’acquisto ed estensione del working poor, anche il fermo reale dello stipendio di circa 600€ o più l’anno che ricadrà dietro a queste “famiglie escluse” che mandano avanti il Policlinico Riuniti di Foggia. 

Chi ha mentito o smentito le attese? 

Collettivo infermieri autonomo: Il tema è innanzitutto salariale.  

In un momento segnato dall’aumento del costo della vita, dal caro carburante, aumento dei mezzi pubblici, dalle bollette e delle spese familiari, una progressione economica non è una questione astratta: è salario, è reddito, è riconoscimento economico del lavoro prestato. 

Il Collettivo Infermieri Autonomo rompe il silenzio e pone una richiesta precisa: «Portare la quota al 50% nelle prossime graduatorie è un atto vincolante, di merito e di livello minimo e per chi lavora. Perché l’infermiere non può essere considerato indispensabile quando c’è da garantire l’assistenza e invisibile quando arriva il momento di riconoscere economicamente il lavoro. 

La meritocrazia, se vuole essere realmente tale, deve misurarsi anche con le condizioni concrete nelle quali il lavoro viene svolto. 

Due mondi diversi dello stesso ospedale? 

Il punto politico della vicenda è proprio questo.   

Si può parlare di valorizzazione senza interrogarsi sulle disuguaglianze nelle possibilità di accesso alla valorizzazione? Fornire poco più di 1/3 della percentuale dei dep nel primo scaglione per gli infermieri che lavorano al policlinico è stato un insulto. Non si copre neanche la metà degli infermieri che a gran fatica sostiene il Policlinico di Foggia, tra carenze di organico, stop assunzioni, sovraccarico di lavoro e turnazioni da copertura turni per assenza malattie, infortuni, ferie ecc. 

Collettivo Infermieri Autonomo: «Rivolgiamo una domanda chiara alla Direzione Sanitaria e Manageriale: Cosa si intendete valorizzare il personale, quando la fetta più grande dei lavoratori è tagliata fuori?» 

Oggi l’infermiere è laureato, formato, con master e corsi universitari che garantisce oltre all’esperienza il vantaggio di essere un professionista altamente qualificato. Una attribuzione minima al prossimo bando DEP risulterebbe sottostimato e insufficiente a valorizzare pienamente la professionalità dell’infermiere. Il lavoro dell’infermiere è sempre meno riconosciuto, anche dalle attuali scelte politiche oltre che economiche. La posta in gioco è altissima, soprattutto alla luce dei nuovi decreti che minacciano di introdurre nelle aziende lo spettro dell’assistente infermiere, un ibrido che rischia di depotenziare e indebolire il ruolo, le competenze e la professionalità dell’infermiere, aumentandone al contempo le responsabilità gestionali, senza ulteriori contributi economici. 

A questo riguardo dovrebbero intervenire direttamente le rappresentanze sindacali.                      Collettivo Infermieri Autonomo: Il riscatto degli infermieri passa dal riconoscimento del loro lavoro. 

Il sindacato dovrebbe rappresentare tutti e non pochi. 

Il Collettivo rivolge dunque un appello alle organizzazioni sindacali presenti in Azienda: FP CGIL, CISL FP, UIL FPL, Nursing Up, Nursind, FIALS e USB, “I lavoratori non hanno dimenticato chi è stato al loro fianco quando si è trattato di difendere concretamente il salario, la professionalità e il diritto ad essere considerati nella progressione economica”. 

La proposta del Collettivo non lascia spazio a equivoci: 

Se si vuole incrementare l’idoneità per i dipendenti, non si può diminuire la percentuale dei Dep, ma solo aumentarla. 

Il messaggio del Collettivo Infermieri Autonomo è chiaro: più risorse, più equità. 

Perché una progressione economica che riesce a riconoscere soltanto una parte dei lavoratori non dovrebbe diventare un nuovo confine tra chi è dentro e chi è fuori. 

Il punto del Collettivo Infermieri Autonomo va oltre: Serve un tavolo contrattuale Nazionale sugli scatti di anzianità che furono rimossi dal Governo Berlusconi e successivi con la Legge 122/2010 e la Legge 111/2011, legati alla manovra finanziaria e alla stagione dei tagli, venne disposto il blocco delle progressioni di carriera per anzianità della pubblica amministrazione, quindi anche per gli infermieri, firmato dall’allora ministro Brunetta che puntava a togliere gli automatismi legati all’anzianità a favore del merito. Il paradosso intollerabile è che l’unico vero “merito” riconosciuto agli infermieri è quello “spaccarsi la schiena” e di consumarsi la salute in corsia, costretti a turni massacranti per supplire alle carenze dello Stato e garantire la sopravvivenza degli ospedali.»

 “È fondamentale che i sindacati nazionali pongano al centro del dibattito il ripristino degli “SCATTI AUTOMATICI DI ANZIANITA”, come strumento imprescindibile per garantire equità e dignità salariale. Il sistema attuale penalizza due generazioni di professionisti. Da un lato, gli infermieri esperti, logorati da anni di turni usuranti e carenze d’organico, si trovano costretti a competere sui titoli e sull’aggiornamento continuo con i colleghi più giovani. Dall’altro, i neo-laureati vengono fortemente penalizzati all’inizio della propria carriera, poiché l’assenza di un riconoscimento economico strutturale basato sul servizio non valorizza il loro ingresso nel mondo del lavoro.” 

Il lavoro è di tutti. Il riconoscimento economico deve poter essere di tutti.  

Collettivo Infermieri /OSS Autonomo 

                                                                                                              Ospedali Riuniti – Foggia 

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