
Siponto riemerge dalla terra: storie, vite e secoli che tornano alla luce
È stato un vero e proprio viaggio nel tempo quello vissuto agli scavi di Siponto.
Camminando tra quei luoghi, accolta con il Sindaco dagli archeologi, ho avuto ancora una volta la sensazione che qui la storia non sia qualcosa da leggere soltanto nei libri. È sotto i nostri piedi. Affiora lentamente dalla terra, muro dopo muro, reperto dopo reperto, sepoltura dopo sepoltura.
E sono proprio le decine di sepolture ad affascinare particolarmente in questa campagna di scavo. Vedere affiorare dalla terra tanti scheletri, uno accanto all’altro, cambia improvvisamente la prospettiva: a un certo punto non guardi più soltanto dei resti archeologici, ma pensi alle persone, alle loro vite, alle storie che quelle ossa continuano silenziosamente a custodire. Quante vite ci sono dietro quelle ossa.

Uomini, donne, bambini. Persone che hanno camminato lì dove oggi camminiamo noi, che hanno avuto una famiglia, affetti, paure, speranze, una quotidianità. Persone delle quali forse non conosceremo mai il nome, ma che, dopo secoli, continuano comunque a raccontarci qualcosa della loro vita e della nostra storia.
La presenza di tante sepolture concentrate nello stesso spazio apre anche interrogativi importanti. Forse un’epidemia nel Duecento? Sarà naturalmente la ricerca scientifica a poterlo confermare o escludere.
Nel cosiddetto “quartiere del porto”, alle spalle della Basilica, vicino a quella che doveva essere la linea di costa in età romana e medievale, stanno emergendo strutture appartenenti a epoche diverse. Una città che cambia, cresce, si trasforma e si ricostruisce sopra se stessa, conservando però il legame con ciò che c’era prima. Non una città che scompare all’improvviso e un’altra che nasce da un giorno all’altro, ma un processo molto più lungo. L’area continuò ad essere frequentata nei secoli successivi, anche nel Cinquecento, utilizzata per cisterne, attività agricole, recupero di materiale da costruzione e, probabilmente, in alcune zone ancora abitata.
E poi ci sono loro, gli studenti. Ragazze e ragazzi arrivati anche da altre parti d’Italia, richiamati dal fascino di Siponto e dalla possibilità di lavorare direttamente dentro la storia. Vederli all’opera è bellissimo: un po’ studiosi, un po’ operai, un po’ Indiana Jones. Studiano, misurano, puliscono, catalogano, spostano terra e pietre. Si sporcano le mani, si stancano, osservano ogni dettaglio e imparano a leggere quello che per noi potrebbe sembrare solo un muro, un frammento, un pezzo di ceramica. Ed è forse questa una delle immagini più belle dello scavo.
Grazie a tutto il team che continua a studiare Siponto e a restituirci, un tassello alla volta, pezzi preziosi della nostra storia. In primis Giuliano Volpe, e con lui Maria Turchiano, Roberto Goffredo e Giovanni De Venuto, insieme agli studenti, ai ricercatori e a tutti coloro che ogni giorno lavorano sul campo.
E presto avremo tutti l’occasione di vedere questo straordinario lavoro più da vicino. L’11 ottobre, con “ArcheOpen Day – Siponto viva”, l’area archeologica aprirà le sue porte alla città.
Un appuntamento al quale invito a partecipare, perché entrare in uno scavo significa guardare Siponto con occhi diversi e rendersi conto di quanta storia ci sia ancora sotto i nostri piedi, pronta a tornare alla luce.
Maria Teresa Valente
Assessora al Welfare e Cultura


