
Il paradosso di Manfredonia: come si sceglie la salute dei cittadini?
Una storia di numeri, decisioni e di un territorio che spesso viene dimenticato. Quello che è successo al reparto di ginecologia nel 2013 rischia di ripetersi oggi con il 118. Ma con una grande differenza: questa volta sembra che le regole non ci siano proprio.
Il 2013: Quando Chiusero la Ginecologia
(Ma Almeno C’era una Regola che non ho mai condiviso)
Nel 2013 il reparto di Ginecologia dell’Ospedale San Camillo di Manfredonia è stato chiuso.
All’epoca ci spiegarono che la decisione dipendeva dai numeri: nascevano meno di 500 bambini all’anno. Esisteva una legge nazionale e regionale chiara e uguale per tutti:
Meno di 500 parti all’anno: il reparto chiude.
Tra 500 e 1.000 parti: si valuta cosa fare.
Oltre 1.000 parti: il reparto è sicuro e rimane aperto.
A Manfredonia le nascite erano scese a circa 300 all’anno. È stato un colpo duro per la città, e da quel momento le donne hanno dovuto iniziare a viaggiare verso Foggia o San Giovanni Rotondo per partorire. È stato difficile, ma almeno c’era una regola scritta a cui fare riferimento e ripeto mai condiviso, ma qui si potrebbe aprire un capitolo molto ampio.
Oggi ci troviamo di fronte a un problema simile, ma che riguarda i soccorsi d’emergenza. La Regione Puglia sta valutando di eliminare la seconda ambulanza del 118 di Manfredonia (la cosiddetta “postazione 2”).
Questa volta, però, non c’è una legge nazionale e regionale o una soglia precisa che dice quando un’ambulanza va tolta e quando va tenuta. Eppure, i dati dicono che questo mezzo serve eccome.
Nel 2026, la seconda ambulanza di Manfredonia compie circa 2.500 uscite all’anno. Significa circa 7 interventi al giorno, tutti i giorni.
Non parliamo di cose da poco: sono 7 chiamate quotidiane per malori gravi, incidenti stradali o persone che hanno bisogno di aiuto immediato.
La prima ambulanza fa numeri identici: altre 2.500 uscite. In totale, le due ambulanze insieme gestiscono circa 5.000 emergenze all’anno.
Se togliamo una delle due ambulanze, l’unica rimasta dovrebbbe farsi carico di tutte le 5.000 chiamate (circa 14 al giorno). Un solo mezzo non può essere in due posti diversi contemporaneamente, senza contare le quasi 2.000 chiamate da aggiungere a supporto dai paesi vicini come Mattinata, Zapponeta e Monte Sant’Angelo.
La Regione spesso guarda le cose sulla carta, ma la geografia locale è complicata:
Manfredonia ha un territorio vastissimo (354 km²).
Ci sono zone di montagna, strade costiere e frazioni distanti tra loro.
I tempi per raggiungere chi sta male possono essere lunghi.
A questo si aggiunge un altro problema: quando l’ambulanza deve portare un paziente grave a Foggia o a San Giovanni Rotondo, resta bloccata lì per ore prima di poter rientrare. In quel lasso di tempo, la città rimane scopertissima. Se c’è una sola ambulanza ed è fuori città, chi risponde alle emergenze a Manfredonia?
Nel 2013 la ginecologia è stata chiusa applicando una norma chiara.
Oggi si parla di tagliare un’ambulanza che fa 2.500 interventi all’anno senza che ci sia una regola pubblica e trasparente, ma basandosi apparentemente solo su questioni di bilancio e tagli alle spese.
Se esistono criteri scritti per decidere dove far nascere i bambini, dovrebbero esistere criteri altrettanto chiari e pubblici per decidere come salvare le vite in emergenza. La valutazione su un’ambulanza non può dipendere solo dai conti, ma deve tenere conto di:
Quant’è grande il territorio.
Quanto ci si mette ad arrivare sul posto.
Quanto distano gli ospedali principali.
Quante volte i mezzi devono spostarsi fuori città.
Allora mi domando:
Come è possibile che nel 2013 si sia usata una legge precisa per chiudere un reparto e oggi si possa togliere un’ambulanza fondamentale senza fornire spiegazioni chiare?
(2500 interventi in un anno)
I cittadini e il territorio di Manfredonia hanno il diritto di sapere con quali regole si sta decidendo della loro salute e della loro sicurezza ma soprattutto chiedono la permanenza della seconda ambulanza.
Michele Arminio


