Cronaca Italia

Pietracatella, chiesta l’analisi sui dispositivi sequestrati a Di Vita

Mamma e figlia morte a Pietracatella: le indagini puntano sui dispositivi sequestrati a Gianni Di Vita su cui è stata richiesta un'analisi.

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Una nuova fase dell’inchiesta sull’avvelenamento da ricina di Pietracatella passerà dall’analisi del materiale informatico finito nelle mani degli investigatori. Il prossimo 28 settembre, a partire dalle 10, negli uffici della Questura di Campobasso gli specialisti del Servizio centrale operativo (Sco) della Polizia di Stato procederanno all’estrazione dei dati dal computer e dalle dieci pen drive sequestrate il 31 luglio nello studio di Gianni Di Vita. A disporre gli accertamenti è stata la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli. Nello stesso studio lavorava anche Antonella Di Ielsi, moglie di Di Vita, morta insieme alla figlia Sara dopo l’avvelenamento da ricina che ha dato origine alla complessa indagine.

L’analisi dei dispositivi per ricostruire abitudini e rapporti familiari

Secondo quanto riportato da La Capitale News, dagli accertamenti sul materiale digitale potrebbero emergere nuovi dettagli sulla quotidianità delle due vittime e sulle persone con cui erano in contatto. Gli specialisti passeranno al vaglio conversazioni, messaggi vocali, annotazioni relative ai pasti, ricerche effettuate sul web e pagine di diario, alla ricerca di informazioni utili a ricostruire quanto avvenuto nei giorni precedenti alle morti. L’esame permetterà inoltre di approfondire interessi, relazioni e comportamenti attraverso le tracce conservate nei dispositivi, nell’ambito dell’indagine in cui la Procura ipotizza un duplice omicidio premeditato.

Gli elementi al centro degli accertamenti

Gli accertamenti dovranno fare luce anche sull’eventuale presenza di contatti, relazioni o altri collegamenti riconducibili a ricerche online finalizzate a ipotetici reperimenti della ricina che ha ucciso la giovane Sara e sua madre Antonella. Su questo fronte l’esame disposto dalla Procura sarà particolarmente ampio: gli specialisti potranno infatti ricostruire l’intera attività digitale conservata sui dispositivi, prendendo in considerazione il periodo compreso tra la loro prima accensione e l’ultimo utilizzo.

Gli esami avranno natura di accertamenti tecnici irripetibili e potranno svolgersi alla presenza degli indagati, dei rispettivi legali e delle parti offese. Gli specialisti avranno sessanta giorni per concludere le operazioni, salvo eventuali proroghe. I dati ritenuti rilevanti potranno quindi confluire nel fascicolo dell’inchiesta e contribuire alla ricostruzione della vicenda da parte della Procura.

Fonte: Facebook
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