Twisted Wonderland, torna l’anime che divide
Twisted Wonderland torna a dicembre con l’arco Savanaclaw, ma la prima stagione ha mostrato tutti i limiti di un adattamento mediocre.

Twisted Wonderland tornerà su Disney+ a dicembre 2026 con Episode of Savanaclaw, la seconda stagione dell’anime tratto dal celebre videogioco mobile ispirato ai villain Disney.
Dopo aver raccontato il dormitorio di Heartslabyul e la vicenda di Riddle Rosehearts, la serie sposterà ora l’attenzione su Savanaclaw, il dormitorio che riprende l’immaginario de Il Re Leone, con Leona Kingscholar destinato a diventare il nuovo protagonista dell’arco narrativo.
L’annuncio della nuova stagione conferma quanto Disney creda nelle possibilità commerciali di un franchise che in Giappone ha costruito negli anni una fanbase molto solida, ma non cancella le perplessità suscitate dal primo capitolo dell’adattamento animato.
Il problema di Twisted Wonderland, infatti, non è la mancanza di idee, perché l’operazione che trasforma i grandi cattivi Disney in studenti di una scuola di magia rimane ancora oggi una trovata estremamente efficace e visivamente riconoscibile.
Il problema è che l’anime sembra spesso accontentarsi proprio di quell’idea, affidandosi al fascino dei personaggi e dei riferimenti Disney senza riuscire sempre a trasformarli in una narrazione davvero coinvolgente.
La prima stagione, composta da appena otto episodi, ha dovuto presentare un numero enorme di personaggi e contemporaneamente raccontare l’arco di Heartslabyul, finendo per comprimere alcune situazioni e dilatarne altre in modo non sempre convincente.Chi conosce già il videogioco può naturalmente colmare molti dei vuoti lasciati dall’adattamento, mentre lo spettatore che arriva all’anime senza alcuna conoscenza precedente rischia di trovarsi davanti a una sfilza di nomi, dormitori e relazioni che faticano a sedimentare.
Anche la scrittura dei personaggi non sempre aiuta, perché alcune caratterizzazioni vengono presentate in maniera molto diretta e alcuni passaggi emotivi vengono spiegati o ripetuti invece di essere lasciati maturare attraverso la storia.
Il risultato è un prodotto esteticamente riconoscibile e spesso piacevole, ma molto meno solido quando lo si giudica semplicemente come anime e non come estensione animata di un franchise già conosciuto.
Ed è proprio per questo che la seconda stagione sarà interessante: Savanaclaw dovrà dimostrare se Twisted Wonderland è davvero capace di diventare una buona serie televisiva oppure se continuerà a vivere soprattutto del fascino irresistibile, ma ormai insufficiente da solo, dei suoi villain Disney.
Un’idea bellissima che sulla carta sembrava impossibile da sbagliare
Partiamo da un dato incontestabile: l’idea di Twisted Wonderland è forte.
Prendere i villain Disney e trasformarli in archetipi di studenti di un’accademia magica è una di quelle intuizioni che sembrano nate apposta per funzionare nel mondo dell’animazione giapponese. Ogni dormitorio possiede una propria identità, un proprio codice estetico e un riferimento cinematografico preciso, mentre i personaggi reinterpretano senza copiare semplicemente gli antagonisti originali.
Riddle richiama la Regina di Cuori, Leona richiama Scar, Azul guarda a Ursula e gli altri dormitori seguono lo stesso principio.
Il materiale, insomma, non manca.
Anzi, forse il problema è proprio questo: Twisted Wonderland ha un concept talmente forte che riesce a sembrare migliore ancora prima di cominciare a raccontare la propria storia.
Quando arrivano le animazioni, i costumi, le ambientazioni e i riferimenti ai classici Disney, l’impressione iniziale è quella di trovarsi davanti a qualcosa di molto particolare. Poi però la storia deve iniziare davvero e improvvisamente emergono tutti i problemi.
La scuola di magia non basta
Il primo limite riguarda la storia.
Un ragazzo viene trasportato in un mondo magico e si ritrova all’interno di una scuola popolata da studenti dotati di poteri. È una premessa che può funzionare, ma non è certo rivoluzionaria. Il fascino deve quindi arrivare dal modo in cui il mondo viene costruito e soprattutto dai personaggi.
E qui Twisted Wonderland comincia a perdere qualche colpo.
La serie ha sette dormitori, una quantità enorme di studenti, insegnanti, regole, gerarchie e riferimenti ai film Disney, ma spesso sembra più preoccupata di mostrare quante cose possiede che di decidere quali siano davvero importanti.
Il risultato è un mondo potenzialmente ricchissimo che, almeno nella prima stagione, rimane in parte sulla superficie.
Non è una questione di mancanza di materiale. È una questione di selezione.
Un buon anime non deve necessariamente raccontarti tutto quello che esiste nel suo universo: deve sapere cosa raccontarti e soprattutto quando farlo.
Otto episodi sono troppo pochi?
La prima stagione conta soltanto otto episodi. E qui nasce una situazione abbastanza paradossale. Otto episodi dovrebbero garantire una stagione compatta, senza tempi morti e senza inutili deviazioni. Invece Twisted Wonderland riesce a dare contemporaneamente l’impressione di correre troppo e di non arrivare mai davvero al punto.
La parte iniziale deve introdurre Yuu, Grim, Ace, Deuce, Riddle, Trey, Cater e una lunga serie di altri personaggi, oltre a spiegare il funzionamento del Night Raven College e dei suoi dormitori. Poi bisogna arrivare al conflitto con Riddle, raccontarne il passato, costruire l’escalation e arrivare alla conclusione.Troppa roba per un numero così limitato di episodi.
Il problema si vede soprattutto quando l’anime passa da una situazione all’altra senza concedere ai personaggi abbastanza tempo per diventare veramente familiari allo spettatore. Alcune sequenze sembrano invece allungarsi proprio quando sarebbe servito andare avanti. È un problema di montaggio narrativo prima ancora che di sceneggiatura.
Il cast è enorme e non tutti riescono a lasciare il segno
Questo è forse il difetto più evidente per chi non conosce il videogioco. Ci sono troppi personaggi. E non basta che abbiano capelli di colori diversi o abiti spettacolari per renderli immediatamente memorabili.
Twisted Wonderland presenta un cast costruito per essere approfondito nel lungo periodo, proprio come accade nel videogioco, ma l’anime non ha ancora il tempo necessario per farlo. Di conseguenza alcuni personaggi sembrano più che altro anticipazioni di qualcosa che forse vedremo nelle stagioni successive.
È un meccanismo comprensibile in un franchise seriale, ma dal punto di vista dello spettatore è frustrante. Perché dovrei interessarmi a un personaggio che mi viene presentato per pochi minuti, riceve una caratteristica distintiva e poi sparisce dalla scena?
Il problema diventa ancora più evidente perché il protagonista stesso non è sempre il centro effettivo della narrazione. Yuu dovrebbe essere il nostro punto di accesso a questo mondo, ma spesso sembra semplicemente trovarsi in mezzo agli eventi degli altri. E questa è una scelta che può funzionare in un videogioco corale, molto meno in una serie televisiva che ha bisogno di un punto di riferimento forte.
Riddle è interessante, ma l’anime lo spiega troppo
Il primo arco avrebbe dovuto dimostrare le potenzialità della serie attraverso Riddle. E quest’ultimo, in effetti, è uno dei personaggi più interessanti.
La sua ossessione per le regole, il rapporto con la madre, il controllo esercitato sugli altri studenti e il successivo crollo costruiscono un antagonista che può essere contemporaneamente ridicolo, inquietante e tragico. Peccato che l’anime non si fidi abbastanza dello spettatore.
Il suo passato viene mostrato e richiamato più volte, con flashback che finiscono per anticipare ciò che dovrebbe essere una rivelazione. Invece di lasciare che il pubblico ricostruisca progressivamente il personaggio, la serie gli mette davanti le spiegazioni praticamente sotto il naso.
È una forma di scrittura molto didascalica. E il paradosso è che Riddle sarebbe molto più efficace se l’anime spiegasse meno. La sua trasformazione da studente ossessionato dalle regole a personaggio completamente fuori controllo avrebbe bisogno di una progressione più naturale, non di continui richiami al suo passato.
Visivamente ha personalità, ma non sempre spettacolo
Poi c’è l’aspetto estetico. Qui Twisted Wonderland merita più credito. Il character design è probabilmente il vero cavallo di battaglia della serie. I personaggi sono riconoscibili e il collegamento con i villain Disney è evidente senza diventare una semplice copia.
Anche le musiche funzionano e contribuiscono a dare alla serie quella dimensione da prodotto Disney contaminato dal linguaggio dell’anime. Ma c’è una differenza fra avere un bel design e avere una grande animazione.
La prima stagione non offre sempre quelle sequenze spettacolari che ci si aspetterebbe da un progetto con un immaginario simile. Alcuni momenti sono efficaci, altri risultano decisamente più ordinari, e la CGI non sempre si integra alla perfezione con il resto.
Insomma: è un anime che spesso è più interessante da guardare come immagine che come movimento. E per una serie costruita su personaggi così elaborati è un limite non secondario.
Adesso arriva Leona: sarà la prova del nove
A dicembre 2026 toccherà quindi a Savanaclaw. La seconda stagione sarà dedicata a Leona Kingscholar, Ruggie Bucchi e Jack Howl e porterà sullo schermo il dormitorio ispirato a Il Re Leone. Disney ha già confermato che la distribuzione avverrà in esclusiva su Disney+, come la prima stagione. E qui c’è una possibilità concreta di miglioramento.
Leona è un personaggio molto diverso da Riddle e permette alla serie di cambiare registro. Il suo rapporto con il potere, la sua insofferenza e il tema della seconda posizione rispetto al fratello possono dare all’anime un conflitto più adulto e meno basato semplicemente sull’esplosione di un personaggio incapace di controllarsi.
Ma la domanda resta: Twisted Wonderland riuscirà finalmente a raccontare bene i propri personaggi oppure continuerà semplicemente a presentarli?
Perché è questa la differenza tra un franchise affascinante e un buon anime. La prima stagione ha dimostrato che il potenziale esiste. Ha anche dimostrato che il potenziale, da solo, non basta.
E forse è proprio questo il giudizio più severo che si può dare a Twisted Wonderland: non è un anime brutto perché non ha niente da offrire, ma perché offre continuamente l’impressione di poter essere molto più bello di quello che è realmente.
Il materiale per fare qualcosa di memorabile c’è tutto: Disney, villain, magia, scuola, personaggi eccentrici, misteri e un universo narrativo enorme. Adesso serve una cosa molto meno appariscente, ma decisamente più difficile da trovare: una buona storia.



