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Chi è Eugenio Monti, il “Rosso Volante” che ha ispirato la serie Rai: vita privata, carriera e storia

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La serie Rosso Volante, in onda su Rai 1, riporta al centro dell’attenzione la figura di Eugenio Monti, uno degli sportivi più straordinari del Novecento. La sua storia attraversa sci, bob, fair play olimpico e un carattere che ha lasciato un segno profondo nello sport italiano.

Il Cortina Sliding Centre porta il suo nome, ma chi era davvero Monti? Come è nato il soprannome “Rosso Volante”? E quali momenti hanno definito la sua carriera? Scopriamolo insieme.

Chi era Eugenio Monti: origini, età e primi passi nello sport

Eugenio Monti nasce a Dobbiaco nel 1928 e cresce in un ambiente dove la montagna è parte della vita quotidiana. Lo sci è il suo primo amore e, da giovanissimo, entra nel giro delle competizioni nazionali. La velocità lo affascina e lo porta a distinguersi subito, tanto che tra il 1949 e il 1950 conquista i titoli italiani nello slalom gigante e nello slalom speciale.

Il soprannome “Rosso Volante” arriva proprio in quegli anni. A coniarlo è Gianni Brera, colpito dal colore dei suoi capelli e dalla rapidità con cui affrontava le piste. Monti sembrava volare, e quel nome lo avrebbe accompagnato per tutta la vita.

La sua carriera nello sci, però, subisce una brusca frenata. Alcune cadute gli provocano problemi fisici che lo costringono a lasciare l’agonismo. È un momento difficile, ma Monti non si arrende. Cerca una nuova strada e la trova nel bob, disciplina che gli permette di trasformare la sua passione per la velocità in un nuovo inizio.

La carriera nel bob: vittorie, Olimpiadi e il gesto che ha fatto la storia

Il passaggio al bob è immediato e sorprendente. Monti dimostra talento, lucidità e una capacità rara di leggere la pista. Tra il 1957 e il 1966 conquista nove titoli mondiali, diventando uno degli atleti più vincenti della disciplina.

Alle Olimpiadi, però, la strada è più tortuosa. A Cortina 1956 arrivano due argenti, mentre a Innsbruck 1964 conquista due bronzi. Proprio in Austria compie il gesto che lo renderà immortale.

Durante la gara del bob a due, l’equipaggio britannico di Tony Nash e Robin Dixon rischia di non partire per un problema tecnico. Monti decide di prestare loro un bullone del suo bob, permettendo agli avversari di gareggiare. I britannici vincono l’oro, lui chiude terzo.

La stampa italiana lo critica, ma Monti risponde con una frase rimasta nella storia:

“Nash non ha vinto perché gli ho dato il bullone. Ha vinto perché è andato più veloce.”

Per quel gesto riceve la medaglia Pierre de Coubertin, il più alto riconoscimento al fair play olimpico. È il primo atleta della storia a ottenerla.

La consacrazione definitiva arriva nel 1968, ai Giochi di Grenoble. A quarant’anni, Monti vince due ori, nel bob a due e nel bob a quattro, insieme a Luciano De Paolis, Mario Armano e Roberto Zandonella. È il coronamento di una carriera straordinaria.

La vita dopo lo sport e l’eredità del “Rosso Volante”

Terminata la carriera agonistica, Monti resta legato alla montagna. Si dedica allo sviluppo degli impianti di risalita di Cortina, contribuendo alla crescita del turismo invernale. Partecipa anche ad alcune gare automobilistiche, spinto dalla stessa passione per la velocità che lo aveva accompagnato fin da ragazzo.

La sua vita, però, attraversa momenti difficili. La perdita del figlio, la fine del matrimonio e la malattia lo segnano profondamente. Monti muore nel 2003, a 75 anni. La sua storia resta però un punto fermo dello sport italiano, tanto che il Cortina Sliding Centre porta il suo nome e un monumento a St. Moritz ricorda il suo celebre gesto di fair play.

La serie Rosso Volante riporta alla luce un uomo che ha saputo unire talento, coraggio e un’etica sportiva rara. La sua figura continua a ispirare atleti e appassionati, mostrando come la grandezza non passi solo dalle vittorie, ma anche dai gesti che restano.

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