Cronaca Italia

Giorgia Meloni: il mistero del cherubino romano che le somiglia

A Roma, nella basilica di San Lorenzo in Lucina, un angelo restaurato suscita polemiche perché il volto somiglia a quello di Giorgia Meloni.

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Negli ultimi giorni, un curioso caso ha catturato l’attenzione dei romani e dell’intera opinione pubblica italiana. All’interno della storica basilica di San Lorenzo in Lucina nel centro di Roma, un cherubino raffigurato in un affresco restaurato sembra presentare lineamenti straordinariamente simili al volto della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La notizia, rimbalzata dai principali quotidiani nazionali e dai social network, ha generato un dibattito che mescola ironia, polemica politica e quesiti sul restauro delle opere d’arte contemporanee.

Il caso dell’angelo “somigliante” alla premier

La vicenda prende forma dopo il completamento di un intervento di restauro su decorazioni pittoriche nella cappella della basilica, una chiesa antica ma con affreschi recenti risalenti all’anno 2000. Originariamente, uno dei due angeli affiancava il busto marmoreo di Umberto II di Savoia con un volto genericamente angelico. Dopo i lavori, invece, una delle figure angeliche raffigurate ha richiamato l’attenzione per la sorprendente somiglianza con il volto della premier.

La notizia è stata resa pubblica grazie a una foto e a un articolo diffusi da testate italiane, stimolando discussioni immediate sia tra i visitatori della basilica sia sui social media, dove l’accaduto è stato commentato con ironia da milioni di utenti.

Nella reazione ufficiale, la stessa Meloni ha preso con tono scherzoso l’accostamento, pubblicando sui social un commento del tipo “No, decisamente non somiglio a un angelo”, accompagnato da emoji ironici, affermando di non riconoscersi nell’effigie dipinta.
Il parroco di San Lorenzo in Lucina, monsignor Daniele Micheletti, ha confermato di aver visto la somiglianza e ha spiegato che l’intervento di restauro non aveva l’intento di modificare la fisionomia originalissima del cherubino, operazione che – almeno nella fase iniziale – non era stata comunicata ai competenti organismi di tutela artistica.

Parallelamente, la Diocesi di Roma ha avviato un’indagine interna per capire come sia stato possibile che un intervento su un affresco recente abbia portato a una rielaborazione così evidente dei tratti somatici del volto.

Il caso ha varcato la dimensione locale per aprire un fronte politico più ampio: esponenti del Partito Democratico e di altre forze di opposizione hanno chiesto l’intervento del ministro della Cultura Alessandro Giuli, sostenendo che qualunque modifica arbitraria di un’opera, se non supportata da criteri filologici e scientifici rigorosi, potrebbe rappresentare una violazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio, che tutela il patrimonio artistico italiano.

Il restauro, nonostante sia stato dichiarato dagli incaricati come finalizzato al ripristino delle condizioni originali dell’affresco, resta al centro di dubbi e perplessità: l’idea che un cherubino possa assumere i tratti di un politico contemporaneo ha scatenato discussioni sul ruolo delle opere sacre, sulla neutralità dei restauri artistici e sulla percezione pubblica dell’arte religiosa.

Dal punto di vista culturale, situazioni come questa mettono in luce quanto sia delicato il rapporto tra arte, fede e contemporaneità: benché il concetto di cherubino derivi da antiche tradizioni e simbolismi religiosi – figure celesti che intercedono e proteggono – l’inserimento di caratteristiche riconducibili a persone reali solleva interrogativi sui limiti etici del restauro artistico.

Una vicenda che poteva restare un curioso aneddoto di cronaca locale ha invece acceso un riflettore sul modo in cui trattiamo il nostro patrimonio culturale e artistico. Tra ironia social e tensioni politiche, è emerso un punto davvero serio: chi tutela l’arte e con quali criteri? Il fatto che un volto contemporaneo venga riconosciuto in un angelo sacro dice molto non soltanto dell’abilità del restauratore, ma anche di come la nostra società interpreti simboli e rappresentazioni oscillando tra fede, estetica e politica.


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