Salute e Benessere

“Vi porteremo sempre con noi, con molto affetto”. Erika a 19 anni guarisce dal cancro

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“Vi porteremo sempre con noi, con molto affetto”. Erika a 19 anni guarisce dal cancro

Erika, 19 anni di Foggia, è guarita da un tumore al sistema linfatico e ieri ha suonato La Campanella del Sollievo per annunciare lo stop alle terapie dopo 2 anni e 7 mesi, durante i quali è stata sottoposta anche ad un trapianto di cellule staminali emopoietiche. Insieme a sua mamma ha letto una lunga lettera di ringraziamento al reparto 

«Il 2 marzo 2023 siamo entrate in questo reparto per la prima volta. Eravamo stanchi, confusi. Abbiamo trovato persone che ci hanno fatto sentire al posto giusto. Oggi è un giorno che aspettavamo da tanto tempo. È difficile spiegare quante emozioni ci siano dentro di noi: gioia, sollievo, riconoscenza… e anche un po’ di incredulità».

Erika oggi ha 19 anni, è di Foggia, e ieri, nell’Unità di Oncoematologia Pediatrica dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo ha suonato la Campanella del Sollievo, per annunciare finalmente a tutti lo stop alle terapie, dopo un lungo percorso di cura per un Linfoma di Hodgkin (un tumore del sistema linfatico). Ad ascoltarla c’era Anita Spirito, medico responsabile dell’Unità di Oncoematologia Pediatrica, unitamente a tutto il reparto che periodicamente si riunisce in questo rito commovente di commiato.

«Questo percorso è stato lungo e non sempre facile, ma ci ha insegnato tanto – si legge nelle lettera che Erika ha scritto e letto al reparto riunito lì per festeggiarla –. Prima di tutto, vogliamo dire grazie a Dio, che non ci ha mai lasciate sole. Anche nei momenti più duri, abbiamo sentito che c’era una forza più grande che ci teneva in piedi e ci spingeva ad andare avanti.

Vogliamo ringraziare i medici, per la loro professionalità e per la loro umanità. Grazie perché ci avete sempre spiegato, ascoltato, rassicurato. E grazie agli infermieri, che ogni giorno ci hanno regalato un sorriso, una parola di conforto, o semplicemente una presenza gentile nei momenti più difficili. Agli insegnanti, ai clown, alle ragazze dell’Agape e soprattutto ai miei bambini (ricoverati come lei, ndr) che mi hanno impegnata molto nei lunghi pomeriggi».

«Ognuno di voi ha lasciato un segno dentro di noi – ha concluso –. Ci avete insegnato che la forza non è solo resistere, ma anche affidarsi, lasciarsi aiutare che anche in un periodo difficile si può trovare luce e speranza. Oggi, mentre suoniamo questa campanella, sentiamo che si chiude un capitolo importante della nostra vita. È un gesto semplice, ma per noi ha un significato enorme: significa fine delle cure, ma anche inizio di una nuova vita. Una vita in cui porteremo sempre con noi tutto quello che abbiamo vissuto e imparato qui. Grazie di cuore a tutti. Vi porteremo sempre con noi, con molto affetto».

Dopo la Campanella Erika è tornata a Foggia, dove risiede. Tornerà a San Giovanni Rotondo per le visite di controllo. Da poco si è iscritta all’Università. Il suo sogno è laurearsi in Ingegneria Gestionale per lavorare nell’azienda agricola di famiglia. 

La Vieste en Rose