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Andrea Camilleri, Montalbano sarebbe dovuto finire molto prima

Arianna Mortelliti, nipote di Andrea Camilleri, rivela che il nonno pensava di chiudere il ciclo di Montalbano già dopo il secondo romanzo.

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n una recente intervista al settimanale Oggi, Arianna Mortelliti, nipote del grande Andrea Camilleri, ha svelato un retroscena sorprendente: l’autore, dopo i primi due romanzi dedicati al commissario Montalbano, era convinto che quella fosse la fine. Solo grazie all’intervento della casa editrice Sellerio, che lo incitò a continuare, nacquero gli altri capitoli della celebre saga. Una rivelazione che apre nuovi orizzonti sul legame tra lo scrittore e il suo personaggio più amato. Arianna ha confessato: «Nonno mi raccontava che aveva scritto il primo Montalbano ma non ne era soddisfatto perché non gli sembrava ben definito. Così si era detto: ne scrivo un secondo. E per lui era finita lì, non era nei suoi pensieri la saga. È stata l’editrice Sellerio a dirgli: “No, no. Continuiamo”».

Andrea Camilleri: le intenzioni iniziali e poi la svolta

Secondo il racconto di Arianna, Andrea Camilleri non aveva immaginato che Montalbano si sarebbe trasformato in una serie longeva. Dopo il secondo libro, infatti, pensava che la storia si sarebbe fermata lì. È stata però Sellerio—editrice attenta e lungimirante—a fargli notare il potenziale della saga, dicendogli di lasciar perdere e andare assolutamente avanti con la storia del commissario. Un input decisivo che ha dato il via a decenni di avventure letterarie e seriali. L’idea di un poliziotto destinato a un numero limitato di storie appare oggi sorprendente, visto l’immenso successo commerciale e culturale di Montalbano. L’immersione nel dialetto camilleriano, il fascino della Sicilia, la psicologia del protagonista: tutti elementi divenuti iconici, nati quasi per caso e visti inizialmente come un progetto breve. La casa editrice Sellerio, da sempre casa di Camilleri, ha avuto un ruolo cruciale. Quella spinta a proseguire, sia scritta che morale, ribaltò le intenzioni originali dell’autore, trasformando una possibile mini-serie in un’epopea duratura. Una decisione che fece nascere decine di romanzi e una serie televisiva di grandissimo impatto culturale. La testimonianza di Arianna Mortelliti ci invita a ricordare che dietro ogni saga c’è sempre una storia più fragile, composta da mille dubbi che, tuttavia, possono essere risolti con buoni consigli e incoraggiamenti amicali. Lo stesso valse per un gigante come suo nonno. Andrea Camilleri, nato a Porto Empedocle nel 1925 e scomparso nel 2019, fu uno degli scrittori più amati e prolifici della letteratura italiana contemporanea. Dopo una lunga carriera come regista teatrale e sceneggiatore per la RAI, raggiunse il successo letterario in età avanzata, proprio grazie alla figura del commissario Salvo Montalbano. Il primo romanzo della serie, La forma dell’acqua, uscì nel 1994 e segnò l’inizio di un sodalizio narrativo con Sellerio che avrebbe conquistato milioni di lettori. Montalbano è un personaggio profondamente umano, ironico, malinconico e legato visceralmente alla sua Sicilia. Vive a Vigàta—luogo immaginario ma realistico—e affronta i crimini con un metodo poco ortodosso, basato più sull’intuito e sull’empatia che sulla burocrazia. Il nome “Salvo Montalbano” fu scelto dallo stesso Camilleri in omaggio a un altro grande autore di noir, lo spagnolo Manuel Vázquez Montalbán. Il successo della serie non si è fermato alla carta stampata: a partire dal 1999, Rai 1 ha trasmesso le trasposizioni televisive con Luca Zingaretti nei panni del commissario. Una scelta azzeccata che ha trasformato Montalbano in un vero e proprio fenomeno di costume, portando la Sicilia e il suo fascino in milioni di case italiane e internazionali. Ricordiamo che il prossimo settembre verranno celebrati i cento anni dalla nascita di Camilleri.