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Quartiere Ferrovia, tensione social tra cittadini e istituzioni: “Non accettiamo di essere chiamati colpevoli solo perché denunciamo il degrado”

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Quartiere Ferrovia, tensione social tra cittadini e istituzioni: “Non accettiamo di essere chiamati colpevoli solo perché denunciamo il degrado”

Un quartiere che si sente dimenticato, un gruppo civico che dice basta e decine di cittadini che chiedono di non cedere proprio ora. È quanto sta accadendo nel quartiere Ferrovia, al centro in queste ore di un acceso dibattito che ha travalicato i social.

Il gruppo “Difendiamo il Quartiere Ferrovia”, nato nel 2016 e impegnato da anni nella segnalazione del degrado urbano della zona, ha annunciato l’intenzione di sospendere le proprie attività a seguito di alcune dichiarazioni pubbliche rilasciate da un rappresentante delle istituzioni locali, che ha definito i loro report e le loro segnalazioni come una forma di “propaganda degli avversari”.

Il comunicato diffuso dal gruppo è un atto di accusa, ma anche una riflessione amara sul ruolo del cittadino attivo in una democrazia: “Se essere cittadini significa essere trattati da nemici, allora ci fermiamo”, parole forti, che testimoniano la stanchezza accumulata nel tempo. Il comitato poi spiega: “Abbiamo letto con grande amarezza le recenti dichiarazioni pubbliche di un membro delle istituzioni di Foggia in merito all’emergenza rifiuti nel quartiere Ferrovia. Un commento pubblico (in un post Facebook de L’Immediato) in cui, invece di accogliere con attenzione le preoccupazioni dei residenti, si è preferito rispondere con toni sprezzanti, insinuazioni personali e un linguaggio che non può appartenere a un rappresentante delle istituzioni. E ribadiamo che la comunicazione per un politico è molto importante”.

Il riferimento è a queste dichiarazioni apparse sui social, firmate da un esponente dell’amministrazione comunale: “La propaganda degli avversari si riduce a foto, retoriche e poco più. Molte riprese sono pomeridiane e serali, dopo una intera giornata di conferimenti e sversamenti imperfetti. Un piacere poter strumentalizzare a piacimento. Invito a passare e fotografare di mattina… Le forze dell’ordine sono fisse fino a tarda sera. Vanno querelati per procurato allarme e induzione al deprezzamento dei nostri beni di proprietà”. E ancora: “Un cassonetto pieno con sacchetti mal conferiti (1-2 non tutti) diventa simbolo di generalizzazione. So chi fa queste cose… e non ha un bel CV né come persona né come prestatore di lavoro!”.

A rispondere con fermezza è lo stesso gruppo, che ribadisce la propria identità e le vere motivazioni alla base del proprio impegno: “Noi non siamo avversari politici. Non siamo parte di alcuna propaganda. Siamo cittadini, residenti, commercianti, lavoratori e famiglie che vivono ogni giorno in questo quartiere. Siamo professionisti che hanno fondato questo gruppo di segnalazioni nel lontano 2016, mettendo in campo la nostra esperienza. Da quando siamo nati, siamo arrivati alla quarta amministrazione comunale. Abbiamo tutto l’interesse a rivedere la nostra zona come la vivevamo venti/trent’anni fa: è la nostra casa, non un campo di battaglia. Quando segnaliamo problemi, quando pubblichiamo fotografie, report dettagliati o mappe per far comprendere una situazione di disagio, non lo facciamo per strumentalizzare ma per cercare soluzioni, sperando di dare un assist a chi ha il potere di attuarle”.

Il gruppo respinge con decisione le accuse e rilancia il proprio punto di vista su chi ha realmente causato il degrado del quartiere Ferrovia: “Non accettiamo in nessun modo che ci venga attribuita la responsabilità del ‘deprezzamento’ di Foggia solo perché documentiamo ciò che è sotto gli occhi di tutti. Il degrado e il deprezzamento non vengono creati da chi li denuncia: nascono da scelte sbagliate, da una cattiva pianificazione, da servizi non all’altezza. Nascono da chi, nel corso degli ultimi quindici anni, ha abbandonato questa parte della città. E soprattutto, non si combatte screditando chi solleva il problema. Noi non nascondiamo la polvere sotto il tappeto e nessuno, in una repubblica democratica, può negarci il diritto di parola. È gravissimo che un rappresentante delle istituzioni parli di ‘procurato allarme’ nei confronti di semplici cittadini che quotidianamente segnalano, con prove e documentazione fornite dai residenti stessi, una situazione reale. La libertà di espressione e di critica non è un fastidio: è un pilastro della democrazia”.

Poi la precisazione, dura e puntuale, su un tema importante: “E chiariamo un semplice concetto di diritto penale: il ‘procurato allarme’ è tutta un’altra cosa. È un reato che si configura quando qualcuno diffonde pericoli inesistenti per generare panico o confusione. Le immagini e i video dei cassonetti stracolmi, dei marciapiedi invasi dai rifiuti, dei passaggi resi impraticabili per chi ha una disabilità o semplicemente vuole camminare in sicurezza non sono fake news. Non sono manipolazioni «notturne» o «pomeridiane». Sono fatti. Fotografabili spesso a ogni ora del giorno, in qualunque stagione: ogni immagine ha dei metadati al suo interno che possono provare con esattezza la data, l’ora e il luogo dello scatto. In una democrazia, i cittadini che denunciano il degrado non vanno screditati: vanno ascoltati”.

Una riflessione ancora più amara arriva sull’atteggiamento delle istituzioni verso la cittadinanza attiva: “Accusare chi gestisce pagine civiche o associazioni locali di essere «nemici» della città è grave. È un ribaltamento inquietante della realtà. La politica deve rappresentare anche chi critica, non solo chi applaude. E le istituzioni, da noi stipendiate, devono sempre conservare il rispetto verso i cittadini, anche e soprattutto quando pongono domande o tematiche scomode. Siamo noi a pagare i loro lauti stipendi e quindi hanno l’obbligo di ascoltarci”.

Il collettivo dei residenti utilizza da nove anni l’anonimato social proprio per evitare strumentalizzazioni politiche. Ma ciò non basta: “Il membro delle istituzioni dice di «conoscere bene chi scrive». Noi invece chiediamo che si conosca bene il quartiere. Non solo nelle riunioni ufficiali o negli incontri istituzionali. Ma nella realtà quotidiana. E non basta dire «io ci abito». La realtà quotidiana è quella in cui le fototrappole non sono presenti, quella in cui i cassonetti rimossi hanno generato solo nuovi punti critici, quella in cui le domeniche senza raccolta si trasformano in giorni di emergenza ambientale. Quella delle risse, del bivacco, dei mercatini abusivi. Delle feci per terra e del guano sui marciapiedi”.

Infine, la decisione: il gruppo si ferma. Almeno per ora: “Veniamo definiti «detrattori». Noi siamo, al contrario, le persone che continuano a vivere qui, che non se ne sono andate, che chiedono più decoro, più sicurezza, più attenzione. Siamo i più danneggiati da questa situazione di degrado, svalutazione e poca sicurezza. Se questo è essere nemici, allora c’è qualcosa che non funziona nel rapporto tra istituzioni e cittadini. Siamo delusi. Profondamente. E se questa è la considerazione che si ha dei cittadini attivi, allora ci fermiamo. Non continueremo a spendere il nostro tempo, le nostre energie e la nostra passione per chi ci tratta come nemici. Non collaboreremo più, perché è chiaro che qui chi denuncia per un quartiere Ferrovia migliore viene screditato e non ascoltato. Con la speranza, un giorno, che torni di nuovo ad essere il «salotto di Foggia». Un luogo di orgoglio e bellezza condivisa”.

Le reazioni al post non si sono fatte attendere. Decine di commenti invitano il gruppo a non fermarsi. Il tono è determinato, a volte commosso, spesso indignato: “È esattamente quello che non dobbiamo fare – scrive Carmela – ovvero gettare la spugna! Dobbiamo segnalare e denunciare sempre più. Abbiamo colpito nel segno”. Antonello aggiunge: “Non sono per niente d’accordo a chiudere il canale social, sarebbe un atto di resa. Forse è proprio questo che vogliono quelli che ci definiscono «detrattori». Non cadiamo in questa trappola”. Tra i commenti più articolati c’è quello di un cittadino andato via: “Torno a Foggia spesso ed io questa situazione migliorata stento a vederla. I nostri immobili valgono meno di un box a Milano. Sempre meno realtà vogliono investire nel quartiere perché è oggettivamente uno schifo in cui vivere e passare del tempo. Il traffico degli stranieri inizia dalle 14 alle 23 e lo sanno tutti il perché: mercatini, traffico di droga, urla e taxi abusivi. Gridare ai quattro venti «andate la mattina e vedrete che è tutto pulito» è retorica. Il servizio va valutato sull’arco della giornata. Se dopo quattro ore il quartiere è un cesso pubblico, non si può criticare i residenti che si lamentano. Se questo è lo standard, sarò ben felice di lasciare questa città definitivamente”. È molto deluso da questo commento anche Pasquale, altro residente del quartiere Ferrovia: “Complimenti, invece di darvi da fare a far raccogliere l’immondizia in zona – scrive in replica su Facebook -, si preferisce tacciare chi pubblica queste verità come «nemici». Detto da una persona delle «istituzioni» non è corretto. Invece di intervenire con le fototrappole e multare i colpevoli, adesso i colpevoli sono coloro che pubblicano le foto”.