
9 settembre 1943 a Manfredonia: il piccolo Pasquale e la follia della guerra
Aveva quattro anni, Pasquale Grieco.
E quel pomeriggio del 9 settembre 1943 stava facendo quello che dovrebbe fare ogni bambino di quattro anni: giocare.
Manfredonia veniva da un temporale di fine estate. Nelle strade erano rimaste pozzanghere e fango e, in via Ospedale Orsini (all’angolo dell’attuale sede dei Servizi Sociali), alcuni bambini si erano messi a giocare a škattjille.
Un gioco poverissimo, figlio di un tempo in cui per divertirsi bastava davvero poco. Si prendeva il fango, si modellava una specie di piccola coppa e la si sbatteva a terra per farla “schioccare”.
Pasquale era lì, con gli altri bambini.
Probabilmente aveva ancora le mani sporche di terra quando la guerra entrò improvvisamente nel loro gioco.
Il giorno prima, l’8 settembre, l’Italia aveva annunciato l’armistizio. Per qualche ora qualcuno aveva forse creduto che fosse davvero tutto finito.
Non era così.
A Manfredonia i soldati tedeschi, fino a quel momento alleati, erano diventati improvvisamente nemici. Prima di abbandonare la città, un gruppo di militari sequestrò una corriera e attraversò il centro mentre alcuni cittadini, esasperati, li inseguivano lanciando pietre.
I tedeschi cominciarono a sparare.
Tra il rumore degli spari e quello innocente degli škattjille, un proiettile raggiunse Pasquale.
Aveva quattro anni.
In pochi istanti le voci dei bambini diventarono urla. Il fango si mescolò al sangue e una madre corse verso suo figlio sapendo, forse già prima di raggiungerlo, che nulla sarebbe stato più come prima.
Il marinaio Nicola Latorre, che aveva assistito alla scena, reagì sparando contro il mezzo tedesco e uccidendo un militare.
A quel punto si rischiò una tragedia.
Per rappresaglia vennero presi venti cittadini di Manfredonia, destinati alla fucilazione.
Fu allora che arrivò l’arcivescovo Andrea Cesarano. Si mise davanti alle mitragliatrici. Non cercò parole diplomatiche. Offrì la propria vita in cambio di quella dei venti uomini.
“Uccidete me e salvate loro.”
I militari tedeschi abbassarono le armi.
I venti manfredoniani tornarono alle loro famiglie.
Pasquale, invece, no.
Per quel gesto Mons. Andrea Cesarano venne poi insignito della Medaglia d’Argento al Valor Civile.
Ma ogni volta che ricordiamo quella giornata, io penso soprattutto a quel bambino.
Alle sue mani sporche di fango, ad un gioco interrotto per sempre e ad una madre che, mentre il mondo impazziva, dovette stringere per l’ultima volta suo figlio.
Sono passati 83 anni.
E forse raccontare ancora oggi la storia di Pasquale significa proprio questo: restituire un nome e un volto alle vittime della guerra, perché dietro le date che studiamo sui libri ci sono sempre vite vere.
A seguito di alcune interlocuzioni già avute con la Soprintendenza, sarà cura di questa Amministrazione nei prossimi mesi porre su via Ospedale Orsini una targa.
Perché la memoria non serve soltanto a ricordare ciò che è accaduto. Serve a ricordarci ciò che non dovrebbe accadere mai più.
Pasquale Grieco
Manfredonia, 9 settembre 1943.
Quattro anni. Per sempre.
Maria Teresa Valente


