Uno strano delitto vicino al “Campo dei scalabrini” – 1968

Di Claudio Castriotta 

Manfredonia – SENTIVO il vento annaspare in un mattino stonato, nel territorio commenti di stagno tra denti d’argento di quel lontano mondo passato, di aria impolverato l’esecutore arreso ,parlavano quelli della squadra mobile,rispondeva l’assassino nascosto dietro la folta erba di fronte all’ex campo sportivo degli Scalabrini.

Le voci del paese sparlavano,si fermavano e ricominciavano,del duello nelle vicinanze di Siponto. Tutto accadde subito,dopo aver organizzato il duello del sopraluogo scelto con le armi da fuoco, piombo solamente proiettile di quello spesso dall’esplosione forte, polvere di quella che si masticava sotto i denti per sentire il bruciore della malavita. Sabato di sera inoltrata,in quella zona Manfredonia era deserta, era distante, inefficace e incapace, posto isolato a strazio col pensiero dello sparo più veloce del tempo,di quale tempo del tuo o del mio ,pensavano i due nemici.

Frequentavano quella zona di spartizione poco regolata da uno dei due,asfalto frequentato da prostitute tra i folti giunchi impantanati,già le loro punte su in cima come spadine venivano fuori come da un muro di verde bottiglia scuro e nero. Degrado solo come una peste acchiappa persone,sconfigge la popolazione che era la mia città del poco onore. Si trattava di due malavitosi con gli anelli e gli sguardi indolenti con un atteggiamento di sufficienza,il loro non so se fu per sgarro d’interessi, penso comunque senz’altro, mentre le lancette segnavano le ore 22, che partirono d’improvviso colpi di pistolate e fischi di piombo duro e massiccio volare tra i cespugli,proprio l’uno contro l’altro!L’uomo più grasso uccise quello più magro, in una rapida velocità sull’asfalto che colorava d’argilla e di scuro,caduto a terra in una morte di piombo rimbalzato tra gli alberi del viale. Ecco cosa accadeva quando io respiravo ancora le nuvole e masticavo una caramella dentro la fede dell’innocenza.




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