ManfredoniaSport Manfredonia

Tafferugli al Miramare, la rabbia delle famiglie allo stadio “il deflusso non è stato gestito al meglio”

[esi adrotate group="1" cache="public" ttl="0"]

MANFREDONIA – Una domenica di sport si è trasformata in uno scenario di violenza al termine della partita di Serie D tra Manfredonia ed Ebolitana, conclusasi 3 a 0 per i padroni di casa. All’esterno dello stadio Miramare e persino sulla vicina spiaggia, alcuni facinorosi si sono scontrati violentemente. Durante i tafferugli tra le fazioni opposte sono state utilizzate spranghe, cinghie e bombe carta, culminando in una sassaiola che ha causato il ferimento di circa cinque persone e richiesto un massiccio intervento della polizia.

A seguito dei disordini, il sindaco di Manfredonia, Domenico La Marca, ha espresso una ferma condanna per l’accaduto, sottolineando come la città voglia affermare un modello di legalità, e ha ringraziato le Forze dell’Ordine per il loro lavoro.

Tuttavia, la gestione dell’ordine pubblico da parte delle forze dell’ordine ha sollevato forti perplessità tra le famiglie presenti, come evidenziato dallo sfogo di una mamma tifosa che rispondendo direttamente ai ringraziamenti del sindaco, denuncia la grave mancanza di tutela per i bambini e per tutti i tifosi recatisi allo stadio per godersi una giornata di sport. Il dito è puntato contro la disorganizzazione del deflusso: nonostante la presenza di transenne e limitazioni in città, le due tifoserie rivali sono state fatte defluire contemporaneamente, incontrandosi e vanificando le misure di distanziamento nel momento più critico. “Perché da madre, la domanda che mi pongo è un’altra: dov’era la sicurezza per noi, per le mamme, per i bambini e per tutti quelli che vanno allo stadio semplicemente per vedere una partita e godersi un po’ di sano sport?”

E prosegue: “Se c’erano due tifoserie in contrasto, era così difficile organizzare un’uscita separata, scaglionata e realmente sicura, evitando che potessero incontrarsi?Perché vedere poi le due tifoserie uscire praticamente insieme, dopo tutto quello che era stato predisposto in città, lascia davvero l’amaro in bocca. Le transenne, le limitazioni, le strade bloccate e tutto il resto servono a poco se poi nel momento più delicato non viene garantita la distanza necessaria tra le tifoserie. Noi genitori portiamo i nostri figli allo stadio per insegnargli che lo sport è passione, aggregazione e rispetto. Non per trovarci in mezzo a scene che con lo sport hanno ben poco a che fare.”

Ribadendo che lo sport dovrebbe insegnare “passione, aggregazione e rispetto”, la testimonianza si chiude con una riflessione amara rivolta alle istituzioni, ricordando che “la sicurezza non è un favore. È un diritto“. Un diritto che, tra strade bloccate e scontri, non sembra essere stato garantito a tutti.

Promo Maiorano