Stele Daunie e megalitismo mediterraneo: può esserci una connessione?

STELE DAUNIE E MEGALITISMO MEDITERRANEO: PUÒ ESSERCI UNA CONNESSIONE?
Durante una conferenza tenutasi a Bovino nel 2023, è stata proposta da Maria Luisa Nava un’interessante esposizione su un argomento intrigante: un possibile inquadramento delle stele della Daunia nel fenomeno del megalitismo mediterraneo.
Vediamo con ordine.
Le stele daunie non sono semplici reperti archeologici. Sono un linguaggio antico inciso nella pietra, una forma di comunicazione che attraversa i secoli e ci parla ancora oggi, anche se non ne comprendiamo del tutto le parole. Diverse le ipotesi di lettura proposte.
Il loro contesto è quello della Daunia, la parte settentrionale della Puglia attuale, tra il Gargano e il Tavoliere. Qui, tra l’VIII e il VI secolo a.C., si sviluppa una civiltà complessa, profondamente radicata nel territorio ma allo stesso tempo aperta a influenze mediterranee.
Le stele emergono proprio in questo scenario. Sono lastre calcaree scolpite, spesso a forma di figura umana stilizzata, che rappresentano individui (uomini e donne) attraverso un sistema simbolico preciso e riconoscibile. Non sono ritratti realistici. Non cercano di sicuro la somiglianza. Raccontano invece un’identità.
Ogni stele è costruita come un codice visivo. Il corpo diventa superficie narrativa. Gli abiti, gli ornamenti, le armi, gli oggetti: tutto ha un significato.
Le figure maschili sono spesso rappresentate come guerrieri. Portano armi, scudi, pugnali, elmi. Sono segni di status, ma anche indicatori di ruolo sociale.
Le figure femminili, invece, mostrano una ricchezza decorativa straordinaria. Collane, cinture, motivi geometrici complessi. Non sono semplici elementi estetici: sono simboli di appartenenza, forse anche di rango o funzione rituale.
Ma ciò che colpisce davvero è la quantità di scene incise. Le stele non mostrano solo individui, ma frammenti di vita. Processioni. Scene di combattimento. Attività quotidiane. Rappresentazioni simboliche. È come se ogni stele fosse una narrazione condensata, un racconto inciso nella pietra che unisce individuo e comunità.
Il problema è che questo linguaggio non è del tutto decifrato. Gli studiosi possono interpretare, confrontare, ipotizzare. Ma non esiste una “traduzione” definitiva. E proprio qui entra in gioco il legame con il megalitismo mediterraneo.
La Nava mette in evidenza come le stele daunie non siano un fenomeno isolato. Si inseriscono in un contesto più ampio, che coinvolge diverse aree del Mediterraneo. Dalla Sardegna alla Penisola Iberica, fino ad alcune zone della Francia meridionale, esistono monumenti simili: statue-stele, menhir antropomorfi, lastre incise. Non sono identici, ma condividono elementi comuni. La stilizzazione del corpo umano. L’uso della pietra come mezzo simbolico. La funzione probabilmente rituale o funeraria.
Questo suggerisce una rete culturale più ampia. Non un’unica civiltà, ma una serie di contatti, influenze, scambi. Le stele daunie, quindi, diventano parte di un dialogo mediterraneo. Un linguaggio condiviso, ma declinato localmente.
Un altro punto centrale riguarda la loro funzione.
Per molto tempo si è pensato che fossero segnacoli funerari. E in molti casi questa interpretazione resta valida. Ma lo studio suddetto sottolinea come la questione sia più complessa. Infatti, alcune stele sembrano avere una funzione celebrativa. Altre potrebbero essere legate a rituali di tipo religioso o simbolico. Non sono solo “lapidi”. Sono oggetti carichi di significato sociale. Rappresentano identità, memoria, appartenenza.
In questo senso, la stele diventa un punto di contatto tra vivi e morti. Tra individuo e comunità. Tra realtà e simbolo. Interessante è anche la distinzione tra maschile e femminile. Non è solo iconografica. È strutturale. Le stele maschili e femminili seguono schemi diversi, quasi come se rappresentassero due dimensioni complementari della società.
Il guerriero e la custode.
La forza e la continuità.
L’azione e la trasmissione.
Questo dualismo richiama altri contesti del Mediterraneo antico, dove il ruolo della donna, spesso sottovalutato, era invece centrale nei sistemi simbolici e rituali. Le decorazioni geometriche, poi, non sono casuali. Molti motivi si ripetono. Cerchi, linee, intrecci.
Potrebbero rappresentare concetti astratti. Ordine, ciclicità, protezione. Oppure essere semplicemente parte di una tradizione artistica condivisa. Ma anche qui, il confine tra arte e simbolo è sottile.
Un aspetto affascinante è la progressiva scomparsa delle stele. A un certo punto, questo linguaggio si interrompe. Le stele non vengono più prodotte. Le cause non sono del tutto chiare. Cambiamenti sociali, influenze esterne, evoluzione culturale. Forse nuove forme di rappresentazione hanno sostituito quelle precedenti. O forse è cambiato il modo stesso di concepire la memoria.
Ciò che resta, oggi, sono queste pietre. Silenziose. Ma cariche di significato. Non ci parlano in modo diretto.
Non raccontano storie lineari. Ma se le osservi abbastanza a lungo, inizi a capire che non erano fatte solo per essere “lette”. Erano fatte per essere riconosciute. Per chi apparteneva a quella cultura, il messaggio era chiaro. Immediato.
Per noi, invece, resta un enigma affascinante.
Un frammento di un mondo perduto, in cui la pietra non era solo materia… ma memoria viva.
Archivio di Giovanni BARRELLA.
Fonte: Maria Luisa Nava, “Le stele della Daunia nel quadro del megalitismo mediterraneo”, Conferenza dell’Archeoclub di Bovino, 18 marzo 2023.
Fonti fotografiche tratte dallo stesso articolo