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Scudetto Napoli, Nino D’Angelo: “Tanti piccoli eroi, è lo Scudetto dei giovani”

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Lo scudetto al Napoli ha fatto esultare per tutta la notte una città che da 33 anni aspettava quel momento. Dalle ore 22.37 un turbinio di emozioni, colori, cori e gioia che ha coinvolto anche un napoletano che ha cantato la gioia, i misteri e i dolori di Napoli come Nino D’Angelo. Il cantante, nato in una periferia napoletana come San Pietro a Patierno, è diventato nel corso del tempo uno dei simboli dell’estro e del talento partenopeo. A Repubblica, oggi, ha commentato questo scudetto tanto atteso. 

Il simbolo dello scudetto è Giovanni Di Lorenzo. Grande capitano e persona perbene. Ha recitato in un cameo nella serie tv “Uonderbois” che ho girato per Disney +. L’ho conosciuto e mi ci sono riconosciuto. Come me, come Napoli, è partito da lontano, dalla serie C, ma ce l’ha fatta, è arrivato”, commenta il cantante.

Per Nino D’Angelo, come per molti napoletani, il calcio è una malattia, qualcosa che entra dentro il tessuto emotivo della città e dei suoi abitanti. “Io in quella curva andavo a tifare sulle spalle di mio nonno: oggi festeggio lo scudetto, ma c’ero anche in Serie B, anche in C. Perché il calcio è una malattia. Con mia moglie Annamaria non litigo mai ma quando guardo dieci ore di partite lei dice: Capisco il Napoli, ma pure tutte le altre? Si, perché è la passione, non ti invecchia mai”. 

Poi una riflessione sulla città, sicuramente diversa da quella degli anni Ottanta. “È lo scudetto dei giovani, di chi è stato costretto a emigrare per trovare lavoro, di chi ha visto come funzionava altrove ed è tornato. I figli hanno preso Napoli per mano e l’hanno fatta crescere. Il centro storico è pieno di turisti, non è più un posto di camorra, è arte e divertimento. Certo, ci sono i criminali, ci sono i problemi. Però la città accoglie, apre le porte agli altri. Come la squadra con i calciatori stranieri. È una vittoria di tutti. Perché il Napoli è Napoli”. 

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