Fede

Sant’Antonio da Padova e il suo giglio e pane benedetto

Manfredonia – SE potesse essere di orzo, il mondo, sarebbe un commosso dolce e prezioso ragionamento. Se si dovesse vivere della morbida carità o del tormentato vessatorio, dal cuore grande del silenzio fatto di un seguire il suo cammino continuo, da ininterrotti spostamenti in luoghi fatti di enorme solitudine, dell’alto percorso sempre contemplativo, davanti a un crocifisso di qualche posto sperduto e curativo! Questo era l’insegnamento di Sant’Antonio. Raffigurato in una statua della chiesa del Convento di Santa Maria.La sua, quella del santo, era un’anima del logoro cielo apparente ma che in realtà era donato di uno sguardo lungo come un raggio di luce, che illuminava un’intera vallata ombrosa.Penso al famoso pane di Sant’ Antonio benedetto. Se si credesse di sconfiggere il diabolico, presente costantemente ogni giorno, attraverso il fiato che respiriamo attorno a noi fatto di buio, con la nostra vista a giorno, esseri affannati e divorati dal materiale economico, e sempre del menefreghismo individuale. Motto detto: schiaccia tu, che schiaccio anche io, calpesta tutto ciò che è mondo fatto di vita movimentata e respirata.

Se si pensasse ad una mano che alza su un calice di vino e che mai nessuno potrebbe rovesciare, sarebbe un sereno esistenzialismo, ma si sa non sarà, non potrà mai essere possibile. Percepire il canto dell’aria in un’immensa distesa arguta, dell’ombra fresca che cade sotto gli alberi ricurvi, fermarsi lì a prendere fiato dopo una lunga corsa, effettuata in un percorso di ritorno, ad ascoltare il vento che ti passa dietro le spalle bagnate dal sudore, mentre ti dici:- Durasse quest’attimo ancora per molto … scrollarsi di dosso il pesante del corpo, in movimento liberatorio di un esercizio sano e benefico.

Se si ragionasse con il minimo contributo di pensiero, il meccanismo del litigio afferente, violento e stupido, diventerebbe morbido odore di orzo, come quello di Sant’Antonio nel suo stile di maratoneta, quando girava a lungo di città in città portando il suo predicato, viaggiando e studiando. Il suo spirito si impadronirebbe del tuo annaspare di profumo in eterno. Ma per capire tutto questo bisogna tenere sotto i piedi l’odio e all’altezza dell’orizzonte un calmo camò, che sta a significare (un freno morale) che nessuno ormai è padrone di razionalizzare come si faceva molti anni fa, con il tratto del ranno.

(*una statua di Sant’Antonio è collocata nella chiesa dei Frati Minori del Convento di Santa Maria delle Grazie di Manfredonia).

A cura di Claudio Castriotta

Claudio Castriotta

Poeta, scrittore e cantautore - già collaboratore con riviste di Raffaele Nigro e del docente universitario Daniele Giancane. Il miglior piazzamento ad un premio letterario è avvenuto a Firenze con un libro dedicato ai più emarginati di Manfredonia: secondo posto alle spalle del grande scrittore cattolico Vittorio Messori. Il suo primo maestro è stato Vincenzo Di Lascia, il vincitore al premio Repaci di Viareggio del 1983. Come musicista si è esibito con il cantautore Marco Giacomozzi, vincitore al Premio Tenco, nelle zone della Liguria, esattamente in prov. di Savona ad Albissola Marina . Poi in seguito dopo varie esibizioni in Toscana con altri autori, interrompe i tour per motivi di salute.

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