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SanPa: ecco le nuove dipendenze. Crescono gli ingressi in comunità: 327. Uno ha 14 anni

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Il racconto di cos’era San Patrignano (e di chi era il suo fondatore Vincenzo Muccioli), su Netflix, ha incuriosito e interessato migliaia di spettatori. Oggi, però, dalle pagine della Stampa, la Comunità di San Patrignano – uno dei centri più importanti in Europa per le cure contro le dipendenze – mette in guardia dai nuovi fenomeni. In comunità un balzo di 327 ospiti in un anno (nel 2020 erano stati 241), tra cui un dodicenne. Sorpasso, si legge, di coca e crack sull’eroina: la “roba”, oramai, si fuma e le siringhe sono in declino. 

Questo è l’affresco delle nuove dipendenze della nostra società. Rispetto al dominio totale dell’eroina – raccontata nella serie come una vera e propria emergenza nazionale negli anni Ottanta – San Patrignano segnala che solo il 22% utilizza le siringhe.

Oggi, cambiando scena, la prima dipendenza è dalla cocaina. “Sono colpito dal fatto che la cocaina inalata è sempre meno rispetto al crack che viene invece fumato”, spiega Antonio Boschini (direttore responsabile terapeutico di San Patrignano. “Inoltre, chi usa crack lo fa in solitudine e tende ad alternarlo con l’eroina, mentre chi inala la coca lo fa alle feste, in compagnia, e lo associa all’alcol”. 

Fra le sostanze chimiche, le anfetamine interessano il 26.6% dei nuovi arrivati, la chetamina invece il 25.7% e gli allucinogeni il 27%. I giovani che arrivano in comunità, però, segnalano anche un’altra emergenza: l’uso patologico dell’alcol. Quasi il 35%. Ma il 33%, invece, segnala che aveva fatto uso di “binge drinking”, ovvero bevute smodate per ubriacarsi. “Noi riteniamo – continua l’esperto – che questo modo di bere sia un viatico verso l’utilizzo di altre sostanze stupefacenti”. Da San Patrignano sono questi i nuovi dati, le nuove mappe delle dipendenze italiane. Sicuramente non emergenza, com’era nel racconto di SanPa di Muccioli, ma una condizione da tenere sottocchio: il più giovane arrivato quest’anno ha 14 anni. solamente 14. 

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