Sport Manfredonia

Salvate il Manfredonia Calcio prima che sia troppo tardi

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Salvate il Manfredonia Calcio prima che sia troppo tardi

Con la gara contro la Fidelis Andria, si è materializzato il poker di sconfitte per il Manfredonia Calcio.

La cura Panarelli, quella che nella sostanza, dopo l’esonero di Mr Franco Cinque, avrebbe dovuto invertire il trend negativo, nei fatti, si è dimostrata del tutto inefficace.

Vero è che sono state affrontate, tre squadre con rilevanti valori tecnici, quali Nocerina e Fidelis, quindi il Nardò un gradino sotto alle prime due e la neo promossa Francavilla In Sinni ma i dati statistici restano comunque impietosi: un goal fatto e nove subiti in quattro gare.

Dopo tre sconfitte consecutive, contro la Fidelis vi è stato un timido barlume di luce, con la squadra scesa in campo per cercare di contenere la forza d’urto in avanti della Fidelis.

Obiettivo che sembrava raggiunto fino al tre minuti dal termine, quando Kragl con una punizione telecomandata, di quelle che fanno parte del suo ricco repertorio, metteva, a fil di palo, il pallone in rete.

La cronaca della parita può racchiudersi nell’unica occasione vera di Carbonaro con botta centrale parata da Esposito ed il resto Fidelis con l’ex Babaj in gran spolvero.

Quando una squadra non gira, sul banco degli imputati finiscono per primi i calciatori, ritenuti forse troppo semplicisticamente i responsabili di questa disfatta ma le responsabilità, per onestà intellettuale, andrebbero ricercate, attraverso un processo di confronto e poi di sintesi finale, nel quale, si dovrebbero coinvolgere tutti, quindi, giocatori, allenatore, direttore sportivo, staff tecnico e società.

La società ha confermato per la seconda partita consecutiva il silenzio stampa, di talché, diviene difficile allo stato, soprattutto per chi si occupa del delicato compito di informazione, poter interagire con gli addetti ai lavori al fine di individuare, quali possano essere le cause di tale debacle e quali le soluzioni da attuare.

Nelle more, va specie quando accaduto sulla piazza di Foggia, laddove, l’allenatore, Eziolino Capuano, dopo i deludenti risultati ottenuti alla guida del Foggia Calcio, avrebbe rassegnato (responsabilmente), le proprie dimissioni.

Le dimissioni rappresentano un atto di coraggio e responsabilità da parte di chi le rassegna, fermo restando la possibilità da parte della società di poterle sempre respingere.

Esse possono rappresentare uno stimolo alla riflessione e nel capire se, per uscire da questo stallo, sia necessaria una rivoluzione drastica oppure totalizzante oppure o altro, perché, sia chiaro, al primo posto viene la salvezza della stagione.

Dopo nove giornate è ormai fuori dubbio che la squadra sia stata costruita male in estate quando, gli acquisti fatti, facevano pensare ad un campionato nella zona sinistra della classifica.

Si è visto, dalle prime apparizioni che la squadra fosse incompleta, quindi, che mancassero gli under nei ruoli chiave, un degno sostituto di Matteo Fissore ed un forte centrocampista avanti alla difesa.

Dagli attaccanti ci si aspettava dei goal che non sono arrivati ma nemmeno le giocate per metterli in condizioni di tirare a rete.

Eppure, inutile negarlo, sulla carta questa squadra appariva piu forte e completa rispetto alla passata stagione, questo è quanto tutti gli addetti ai lavori affermavano pubblicamente.

È fuori di dubbio, scelte dirigenziali a parte, che si vuole salvare la stagione si deve mettere chiaramente in preventivo di andare sul mercato di dicembre rivoluzionare l’organico con giocatori confacenti all’obiettivo salvezza che può raggiungersi solo se si gioca con l’intensità e la qualità tecnica delle squadre che lottano per i playoff.

La società non può perdere altro tempo prezioso, è il tempo delle decisioni e non è dato più commettere errori.


Antonio Castriotta

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