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Ritucci e Tasso: “Manfredonia, DUP: tra narrativa illusoria e scelte mancate”

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Ritucci e Tasso: “Manfredonia, DUP: tra narrativa illusoria e scelte mancate”

DUP tra narrativa illusoria, adempimenti formali e scelte mancate: perché Manfredonia ha bisogno di una vera programmazione

Gli interventi provenienti dal Sindaco e dai Consiglieri di maggioranza in occasione della presentazione del Documento Unico di Programmazione 2026-2028 sono stati abbondantemente farciti di parole chiave suggestive: visione, resilienza, partecipazione, lungimiranza, programmazione. Un racconto, certamente appassionato, che però rischia di restare sul piano della narrazione se non viene sostenuto da una struttura programmatica solida, verificabile e coerente” così esordiscono i consiglieri Massimiliano Ritucci (AgiAMO) e Antonio Tasso (Sipontum).

“Il DUP non è, e non dovrebbe essere, un esercizio retorico. È un atto politico a tutti gli effetti, è il “programma di governo tradotto in numeri”, perché dentro quel documento si decide come e con quali strumenti si intende governare la città nei prossimi tre anni. Ed è proprio guardando al contenuto reale del DUP che emergono le principali criticità”.

Come hanno osservato in aula i due esponenti di minoranza durante il consiglio del 26 gennaio scorso:”Colpisce che su un provvedimento che dovrebbe rappresentare l’architrave dell’azione amministrativa si siano spese ore di dibattito, salvo poi constatare che, nei fatti, il DUP continua ad assomigliare più a un adempimento formale che a un vero strumento di indirizzo politico.

Lo dimostra un dato difficilmente contestabile: “…Una larga parte del documento è sostanzialmente un copia-incolla dei DUP precedenti, mentre molte delle attività rivendicate dal Sindaco e da qualche collega di maggioranza, come risultati dell’Amministrazione, non erano neppure previste nei documenti di programmazione degli anni scorsi. Questo conferma un paradosso: si fanno cose fuori dal DUP e, allo stesso tempo, si inseriscono nel DUP molte cose che probabilmente non verranno realizzate”.

In altre parole, il DUP fotografa poco la realtà e orienta ancora meno il futuro.

Che sia una programmazione senza autonomia lo dimostra il limite più evidente che riguarda la questione delle risorse.

Nel Programma Triennale dei Lavori Pubblici 2026-2028 sono previste opere per circa 62 milioni di euro, ma tutte finanziate quasi esclusivamente con fondi regionali, statali o europei.

Non c’è:

  • un euro derivante dalla valorizzazione del patrimonio comunale;
  • un euro da capitale privato;
  • un euro da nuove forme di investimento autonomo.

L’elenco degli immobili comunali utilizzabili per finanziare interventi è completamente vuoto.

Questo significa che Manfredonia non sta costruendo una propria capacità di investimento, ma vive di bandi e di occasioni esterne. È una strategia fragile, che espone l’ente al rischio di rallentamenti, revoche di finanziamenti e continue riprogrammazioni.

Molte promesse, poche garanzie sui tempi.

Un altro elemento critico riguarda lo stato reale degli interventi.

Dai documenti tecnici, forniti per il confronto consiliare, emerge che numerose opere indicate come prioritarie non sono ancora dotate di progettazione esecutiva. Molte sono ferme alla fase di fattibilità o di indirizzo.

Questo significa che parlare di “cantieri pronti” è, nella migliore delle ipotesi, un’espressione ottimistica. In realtà, il rischio concreto è che diverse opere restino bloccate per anni, nonostante siano inserite nel DUP.

Come sottolineato da Ritucci e Tasso:”…Diventa allora legittimo chiedersi quale sia stato il senso di discutere per ore di un documento che non vincola realmente l’azione amministrativa, perché tanto in corso d’anno si potranno sempre fare variazioni di bilancio.

Se tutto è modificabile, se tutto è rimodulabile, il DUP perde la sua funzione di bussola”.

Un documento sganciato dal bilancio

A rendere ancora più debole l’impianto complessivo è il fatto che il DUP viene approvato prima di uno schema di bilancio di previsione chiaro e verificabile.

In questo modo ai consiglieri, soprattutto di minoranza, non viene data la possibilità di controllare se alle scelte indicate nel DUP corrispondano davvero:

  • coperture finanziarie,
  • cronoprogrammi realistici,
  • priorità coerenti.

Si chiede, di fatto, un atto di fede. E quando un documento di programmazione diventa un atto di fede, smette di essere programmazione”.

Una città che viene da anni difficili, con un piano di riequilibrio finanziario in atto e con gravi fragilità economiche e sociali ha bisogno di scelte nette, sostenibili e verificabili.

Il nostro giudizio – concludono Ritucci e Tasso – non nasce da pregiudizi, ma da una lettura attenta degli atti. Questo DUP:

  • non costruisce autonomia finanziaria,
  • non chiarisce priorità reali,
  • non lega in modo credibile obiettivi e risorse,
  • non assume fino in fondo la responsabilità delle scelte.
  • dovrebbe essere, davvero, uno strumento di governo.

Oggi, purtroppo, siamo ancora lontani da questo obiettivi”.

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