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Parliamo Manfredoniano: “Fanöje”

Fuoco acceso all’aperto per segnalazione, come manifestazione festosa o per bruciare cose inutili.

Era usuale accendere  falò la vigilia delle grandi feste religiose: Natale, S.Lucia, l’Immacolata, ecc. Questa fanöje è stata ripresa da casa mia nella Festa di San Giuseppe 2018 a Matera.

Quando non era ancora diffuso il gas per uso domestico, tutti avevano in casa della legna da ardere per la cucina.  Allora i marmocchi facevano la questua casa per casa: Bellafé, Me vù dé ‘na legne a San Gesèppe? = Signora, mi vuoi dare una legna (per il falò che stiamo preparando per la festa dedicata) a San Giuseppe?

Partecipava generosamente tutto il vicinato e tutta la legna veniva accatastata all’incrocio delle vie.

All’accensione dei falò c’erano solo i ragazzini: poi man mano si avvicinavano anche gli adulti. Alla fine, intorno al fuoco si raccontavano ‘nduvenjille, frecàbbele e sturièlle.= indovinelli, barzellette e storielle fino tarda ora, quando il fuoco si consumava del tutto.

Con l’avvento del gas in bombole nel 1950 questa bella usanza è quasi cessata per mancanza di materia prima da bruciare, almeno nelle città.

Mi piace ora riportare integralmente ciò che ha scritto il prof. Ferruccio Gemmellaro sull’etimologia del termine:

«Il lemma Faro deriva giusto dall’isolotto di Faro dove era situato il faro di Alessandria d’Egitto. Poi, dall’incrocio greco di PHAROS “faro” con PHANOS “lanterna” fu coniato il termine Falò e la mutazione di N in L s’è attestata per preferenze locali (pisana).
In versione volgare meridionale si ha Fanoje che mantiene la N originale, direttamente quindi dal gr PHANOS, che vale Falò quale proseguo dei riti pagani, attizzato nelle vigilie delle feste cristiane più importanti.
La prova che la creduta esclusiva discendenza dei roghi mistici dalle pratiche celtiche, così come affermano certi intellettuali della padania, è un sonoro falso storico.»

L’amico Prof. Michele Ciliberti aggiunge:

«I “fuochi” e i “roghi” in greco antico hanno tutt’altra radice che è “pir”. Il Pireo è sì il porto di Atene, ma si chiama così perché vi sorgeva un ‘ara per sacrificare alla divinità del fuoco. In italiano abbiamo pure “Pira”.
La radice “fa” invece significa illuminazione, manifestazione ecc. Lascerei stare pure “Faros” che è un toponimo.
Per quanto riguarda “fanöje“, vedo un diretto calco della terza persona plurale del presente ottavo “fanoien“, del verbo “Fano” accendo, illumino, risplende, appaio ecc.»

tratto da parliamomanfredoniano

Redazione

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