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“Mia figlia mi sta sul c***o… e anche io a lei”. Il libro-provocazione di Marilia Castelli che strappa un sorriso alle neo mamme che ne hanno abbastanza del politically correct

Ogni volta che nasce un bambino nasce anche una mamma. Diventare genitori è un’esperienza affascinante ma non priva di inside. Poi, come tutto nella vita, dipende anche da come si affronta questo nuovo ruolo al contempo affascinante ma anche impegnativo. Impegnativo a tal punto da non essere tutto rose e fiori. Anzi, impegnativo al punto tale da far esclamare che “Mia figlia mi sta sul c***o”, una dichiarazione forte, provocatoria, irreverentemente e quanto mai liberatoria.

Chissà quante volte deve averla pensata Marilia Castelli autrice del libro dall’omonima esclamazione “Mia figlia mi sta sul c***o..e anche io a lei”. Giornalista 36enne pugliese, nonché mamma di Rossella, Marilia dopo gli studi umanistici e l’abilitazione alla professione lavora per testate giornalistiche locali, provinciali e regionali. Nel 2009 entra nel mondo dell’imprenditoria con un’agenzia di comunicazione e marketing. Dal 2019 è impiegata nella pubblica amministrazione. “Mia figlia mi sta sul c***o…e anche io a lei è la sua prima pubblicazione. Un libro leggero, scorrevole, quanto mai privo di fronzoli, diretto e schietto. Un libro in cui l’autrice racconta – e confessa – scene di vita vissuta, attimi di vita quotidiana in equilibrio tra la commozione e una crisi di nervi. Un libro che ogni (neo) mamma dovrebbe leggere per farsi una risata e non prendersi troppo sul serio in questo ruolo. Abbiamo approfondito il tema scambiando due chiacchiere con l’autrice.

Marilia, come nasce l’idea di mettere nero su bianco la tua esperienza di madre?

Per me è stato più che altro uno sfogo. Non c’è mai stata l’idea di scrivere un libro, quella è venuta successivamente quando ho scoperto che liberandomi con ironia delle mie preoccupazioni e guardando con un occhio quasi esterno al nostro percorso mamma-figlia mi sono scoperta una mamma migliore di quel che pensavo. Da qui l’idea che uno scritto leggero e non politicamente corretto sulla genitorialità raccontata nel suo quotidiano potesse aiutare altre mamme a liberarsi degli stereotipi che la società ci impone.

Che tipo di mamma ti definiresti oggi?

Ironizzano sul titolo provocatorio del libro potrei definirmi una mamma del c***o, che in realtà altro non è che una mamma che ha deciso di fregarsene di tutto ciò che è giusto o non è giusto fare secondo i modelli standard di mamme perfette e decide di ascoltare le esigenze della propria figlia e di costruire con lei il percorso migliore per entrambe. Libere di essere sé stesse, insomma, nel rispetto reciproco delle tipicità di ognuno, perché anche i bambini hanno una personalità già dalla tenera età e non ritengo giusto reprimerla.

Qual è stato il momento più difficile della convivenza con la tua bambina?

Oggi noi mamme veniamo bombardate dagli stereotipi della società. La routine quotidiana diventa teatro di paure, ansie e confronti con mamme perfette e finiamo per sentirci inadeguate. Ti aspetti un comportamento da parte del bambino perché magari lo hai letto sui libri, ma invece il tuo bambino non si comporta come il modello standard. E io da mamma sono andata in panico.
Il periodo più complesso per me è stato quello compreso tra i tre e i quattro anni, quando i bambini sanno esprimersi meglio e sono maggiormente consapevoli dei loro bisogni. Scoprendo il suo caratterino ho dovuto accettare che per non ledere il rapporto di reciproca fiducia avrei dovuto scendere a compromessi. Così mentre prima in qualità di mamma potevo decidere gli orari, le attività da proporre, l’abbigliamento e così via (ed era sicuramente più semplice gestire bambina, casa e lavoro) ora si mercanteggia dovendo anche alle volte cedere. Mamme e bambini sono una coppia di fatto, non si sono scelti e non è detto che siano compatibili caratterialmente, devono imparare a sopportarsi, a convivere, a piacersi e a divertirsi insieme. Anche io sto sul c***o a mia figlia. Questa diversità e confronto anche con un nano di un metro e 50 può migliorarci, ma dobbiamo accettarlo e lasciarci guidare da questo rapporto.

Il momento più bello dove hai raggiunto una nuova consapevolezza?

Ho imparato a rispettare mia figlia anche se ha solo 4 anni e mezzo. Un giorno, dopo una settimana abbastanza difficile per via dei suoi capricci, ho deciso che potevo lasciare i miei impegni domestici e seguire quello che lei voleva fare. Mi sono lasciata guidare. Siamo andate al parco a divertirci e a fine serata lei ha fatto meno capricci perché si è sentita trattata alla pari. Ecco per me questo momento è stato un punto di svolta. Questo non significa che non fa mai i capricci e che io non mi arrabbi con lei, ma sicuramente abbiamo imparato ad essere più complici e a ridere di più insieme. Dobbiamo smettere di considerare questi bambini prodotti dell’educazione, del consumismo, dell’omologazione. Anche se piccolissimi i bambini sanno cosa vogliono e chi sono, dovremmo semplicemente farli esprimere, ma anche lì molte volte le nostre insicurezze, il nostro voler dimostrare agli altri le abilità che vorremmo avesse nostro figlio finiscono per condizionare anche loro. Dovremmo lasciarli liberi di conquistare il loro spazio nel mondo e soprattutto farci plasmare da loro, perché sono i loro bisogni che scelgono che mamme farci essere e saremo sicuramente le mamme perfette per il nostro bambino.

Che cosa vorresti dire a tutte quelle donne che diventano mamme per la prima volta e si sentono inadeguate?

Direi loro di divertirsi, di non prendersi troppo sul serio, di non fare confronti con le mamme dai super poteri; di aggiungersi al club delle mamme che ci provano a fare tutto e che alla fine l’importante è il benessere del bambino. Direi loro che un bambino può essere felice anche se la merendina non siamo in grado di preparargliela noi, ma la andiamo a comprare. A tal proposito l’intervento dell’ostetrica Amalia de Paola, che ha scritto la postfazione del libro, è illuminante. Non c’è niente di male a chiedere aiuto agli esperti, dobbiamo imparare a essere mamme e c’è chi può guidarci senza giudicarci. In questo percorso infatti spesso la cosa più difficile è ammettere questo disagio proprio con le persone che ci sono più vicine: mariti, parenti e amici. Come facciamo a dire a nostro marito che non ci sentiamo brave mamme? Che non sappiamo perché il bambino piange? Lui, come tutti, si aspetta che noi, per quel famoso istinto materno, sappiamo tutto. Non è così.

Quanto è importante anche il ruolo del papà?

Sicuramente il ruolo del papà è fondamentale per la crescita del bambino, ma può essere di grande aiuto e supporto anche alla mamma. Quello di cui mi sono resa conto dopo l’uscita del libro è che i papà non sono a conoscenza del nostro stato d’animo, di questa ansia continua. Un papà mi ha detto “è molto interessante capire cosa vi frulla nella testa tutto il giorno. Ecco perché poi torno a casa e per una goccia d’acqua caduta a terra rischio il linciaggio”. Ecco forse dovremmo rendere maggiormente più partecipi i papà nella quotidianità, però poi detto tra noi alle mamme piace quel rapporto di unicità con il bambino che le rende genitore 1 e non genitore 2.

Chi dovrebbe leggere il tuo libro?

Chi ha voglia di ridere, chi ha voglia di leggerezza e di non prendersi troppo sul serio. Chi magari sente di non potercela fare e ha bisogno di rendersi conto che le mamme perfette sui social non sono la realtà e che la realtà è fatta di tante mamme che ogni giorno si barcamenano come possono con il solo scopo di far star bene i propri figli. E non farebbe male nemmeno ai papà leggerlo, così tanto per rendersi conto di quello che le mamme non dicono. Poi sicuramente lo farei leggere alle mamme perfette, perché comunque esistono queste figure mitologiche simili ad Avengers, solo per rendersi conto di che fortuna hanno avuto!

Un bel regalo da fare anche a chi diventa mamma per la prima volta… Dove trovare il libro?

Sicuramente è un bel regalo da ricevere, le mamme hanno bisogno di ridere e di essere incoraggiate. Può essere ordinato in tutte le librerie d’Italia, con spedizione gratuita sul sito della casa editrice Dialoghi Edizioni o sui siti degli store più importanti come Mondadori, La Feltrinelli, Ibs, Amazon o contattando direttamente me. Inoltre i proventi del libro saranno destinati a progetti di beneficenza. Con l’ostetrica Amalia de Paola e con la fascioteca Diade di Pina Simone, che hanno subito sposato la causa, saranno individuati di volta in volta piccoli gesti di solidarietà a favore di mamme o bambini. Molto dipenderà dal budget raggiunto, ma in ogni caso a step saranno divulgate le attività che vengono finanziate dalla vendita.

Dalila Campanile

Giornalista pubblicista e addetta stampa. Laureata in legge, si specializza in Comunicazione. Cura la comunicazione di eventi e aziende made in Puglia con laboutiquedelleparole.it. Innamorata della sua terra, ama raccontarla.

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