Attualità Italia

Mentana: “Finisce l’antiberlusconismo, ora la sinistra non ha più scuse”

[esi adrotate group="1" cache="public" ttl="0"]

Enrico Mentana e Silvio Berlusconi sono stati legati da una lunga amicizia e collaborazione professionale. Fu proprio Berlusconi, all’epoca editore di Mediaset, a chiamare Mentana per realizzare un nuovo telegiornale: il telegiornale di Canale5. Dopo la sua esperienza in Rai, nel 1991 Mentana passa a Fininvest e il 13 gennaio 1992 fonda e dirige – fino al 2004 – il nuovo TG5. Berlusconi, con quel notiziario basato molto sulla cronaca e sul costume, voleva sfidare il diretto competitore, ovvero il TG1, e ci riuscì. In pochi mesi il TG5 superò sempre i sette milioni di ascoltatori, sorpassando spesso anche il telegiornale principale del servizio pubblico. 

Oggi, a pochi giorni dalla morte di Berlusconi, Mentana lo ricorda in un’intervista a La Stampa“Lo dico da persona che non lo ha mai votato, ma non si può disconoscere chi per nove anni è stato presidente del Consiglio in quattro diversi governi, dopo aver regolarmente vinto le elezioni, a differenza di Renzi, Letta, Gentiloni, Conte. È chiaro che è divisivo per questo motivo”. 

Mentana, in un lungo dialogo con Annalisa Cuzzocrea, parla del berlusconismo e dell’antiberlusconismo, l’alibi – secondo il giornalista – della sinistra italiana. “L’antiberlusconismo è stato il grande male della sinistra italiana. Si parla tanto di egemonia culturale, e invece c’è stata una sorta di sudditanza davanti a un fenomeno mai capito davvero. Il campo che è stato il grande protagonista della seconda metà del Novecento, dal 1994 in poi, ha saputo descriversi solo come “diverso da Berlusconi”. Un chiaro segnale della sua crisi”.

Per Menta, dunque, Berlusconi resta un grande protagonista della vita pubblica del Paese. Un protagonista che ha avuto alti e bassi, ma che oggi viene ricordato in maniera solenne. “Se ne va a 86 anni con tutti gli onori. Muore da senatore. Non ci sarà la bandiera a mezz’asta nell’università guidata da Tomaso Montanari, ma c’è al Parlamento Europeo. Ne abbiamo fatto una questione antropologica, io stesso ho mandato in onda racconti che non avevano alcuna rilevanza penale, erano solo boccacceschi. Ne abbiamo fatto la soap opera della Seconda Repubblica. Ora è morto Berlusconi, è morta la Seconda Repubblica, l’antiberlusconismo non funziona ed è perdente. L’unica volta in cui la sinistra ha vinto, nel 2006, l’ha fatto per 24 mila voti presi all’estero. Da oggi deve penare a cosa fare per vincere, non per far perdere l’altro. Da oggi, non ci sono più scuse”. 

La Vieste en Rose