
Manfredonia Ricordi: “9 settembre 1943, il dramma del post armistizio”
MANFREDONIA – Il giorno successivo all’annuncio dell’armistizio, la città di Manfredonia si trova ad affrontare ore di profonda incertezza e violenza. A ricostruire i drammatici momenti del 9 settembre 1943 sono le pagine dei diari di due testimoni d’eccezione: Don Silvestro Mastrobuoni e l’Arcivescovo Mons. Andrea Cesarano.
Tensione, blackout e l’arrivo dei Tedeschi
La giornata si apre nell’incertezza. Alle ore 8:00 la radio trasmette ancora una volta il bollettino dell’armistizio, preannunciando un nuovo comunicato per le 11:30 che tuttavia non andrà mai in onda. Manca nuovamente la corrente elettrica in tutta la città.
Nel primo pomeriggio si concretizza la presenza militare tedesca. Alle 13:15, come riportato da Padre Gerardo, una squadra di soldati armati si presenta al Comandante del porto. Nelle ore successive, un carro armato (o automezzo armato) pattuglia le vie della città con le mitragliatrici puntate.
Gli scontri in strada e le vittime
La tensione sfocia presto in tragici scontri a fuoco lungo le vie cittadine. Secondo quanto riferito successivamente dal Comando tedesco all’Arcivescovo, la scintilla sarebbe stata il lancio di pietre da parte di alcuni ragazzi contro i soldati, i quali avrebbero risposto aprendo il fuoco con le mitragliatrici.
A farne le spese sono civili innocenti e militari:
Un bambino di tre anni (Pasquale Grieco, appartenente a un’umile famiglia del posto con il padre Matteo, bracciante agricolo, e la madre Marianna Palumbo, casalinga) viene colpito alla testa e muore poco dopo il ricovero in Ospedale.
Un altro giovanetto rimane ferito: le fonti registrano discrepanze sull’età, poiché Don Silvestro parla di un bambino di 7 anni medicato per una ferita non grave, mentre Mons. Cesarano cita un ragazzo di 13 anni ferito a un piede.
Un soldato tedesco (Hans Reich) viene gravemente ferito all’addome da un proiettile esploso durante la sparatoria.
L’assistenza in Ospedale e gli ultimi momenti del soldato
Nel pomeriggio, Don Silvestro Mastrobuoni si reca all’Ospedale per prestare conforto ai feriti. Accertatosi che il soldato tedesco è di fede cattolica, gli amministra l’Estrema Unzione e fa chiamare il Rettore del Seminario, il Canonico Augusto Viotto, affinché possa confessarlo parlante la lingua tedesca. Anche l’Arcivescovo Mons. Cesarano, accompagnato dal Vicario Generale Mons. Cafarelli, si reca al capezzale del militare prima del decesso, sopraggiunto verso le ore 21:00.
L’appello alla popolazione per evitare rappresaglie
La morte del soldato tedesco porta un forte rammarico e il timore di possibili ritorsioni sulla città. Verso le ore 21:00, un Colonnello tedesco, accompagnato da due capitani, si reca personalmente dall’Arcivescovo Cesarano.
Gli ufficiali chiedono alla massima autorità ecclesiastica di rivolgere un appello alla cittadinanza affinché mantenga la calma ed eviti qualsiasi gesto di provocazione nei confronti delle truppe tedesche. L’Arcivescovo dirama immediatamente disposizioni a tutti i Parroci della città per informare e sensibilizzare i fedeli nelle chiese.
Militari della Luftwaffe fotografati davanti a delle piante di fichi d’india



