
Manfredonia, affondo di Riccardi: “Il Barbagianni che divenne Re”
C’era una volta, in un paese affacciato sul mare, un Barbagianni tranquillo e un po’ smarrito. Viveva tra i tetti, osservando tutto con i suoi grandi occhi notturni, ma senza mai capire fino in fondo quello che vedeva.
Un giorno, per uno di quei colpi di fortuna che solo il destino sa inventare, o forse per le disgrazie di altri volatili più esperti, caduti, volati via o impigliati nelle proprie penne, qualcuno decise che il Barbagianni dovesse diventare Re del Regno
Il Barbagianni, stupito e impacciato, si mise la corona di traverso e promise grandi cose:
“Renderò il cielo più azzurro, il porto più pulito e le feste più luminose!”
E così nacque la stagione delle grandi gastronomie, delle padelle più grandi dei progetti, e delle tavolate dove si mangiava tanto ma si costruiva poco.
Ma col tempo, le disgrazie cominciarono a bussare alla porta del Regno: decessi, incendi, allagamenti e guai di ogni tipo.
E il Barbagianni, invece di cercare soluzioni, si mise a cercare colpevoli, purché non fosse lui.
Ogni volta che qualcosa andava storto, puntava il dito altrove: gli spiriti del passato, o qualche povero piccione che non c’entrava nulla.
Intanto, quando c’era da decidere, il Re volava via: dicevano che fosse “stanco”, o “in riunione con i gufi del Nord”.
Ma la verità era un’altra: il Barbagianni aspettava sempre che i suoi capi gli dicessero dove guardare, cosa dire e perfino quando tacere.
Così, tra un consiglio di corte saltato e una sagra del fritto di mare, il regno restò fermo. Le torri si scrostarono, il mare si rabbuiò e i cittadini capirono che non basta il caso a fare un Re: serve il coraggio di esserlo.
Palombella Rossa – Angelo Riccardi


