Manfredonia 1857: donne bellissime, aria dolce e graziosi stabilimenti balneari (di Maria Teresa Valente)

Nel corso dei secoli tante sono state le personalità che hanno fatto tappa a Manfredonia rimanendone ammaliate. Artisti, monarchi, condottieri o poeti: le pagine della storia sipontina sono disseminate di descrizioni della ridente cittadina in riva al golfo.

Nella metà dell’Ottocento, ci fu un ufficiale telegrafico, tale Andrea Giuffrida, che per lavorò girò in lungo e in largo nel meridione d’Italia, lasciando un libro di memorie sui suoi viaggi.

Ecco come, con occhi che paiono quelli di un uomo innamorato, descrive Manfredonia nel 1857.

“Ha tre sole strade, ma larghe, graziose e simmetriche; poche son le case a due piani, ma ariose e ridondanti di fiori su pe’ balconi e pe’ terrazzi; sicché nella dolce primavera sembra si cammini in quelle vie come in una ridente flora.

Gli abitanti hanno liete costumanze, per cui la musica ed il ballo sono ricreazioni favoritissime, tanto che è solito dirsi ‘le liti de manfredoniani terminano al suon della chitarra’.

Le donne son leggiadre e di salute molto florida, quantunque l’aria non fosse tanto pura, per le terre paludose che sono lungo la costa di Torre di Rivoli attraversate dai laghi Salpi e Pantano Salso, non molto discosti dal paese. Dette paludi però, oggi, inoltrate a ben inteso prosciugamento e coltura, danno men gravi esalazioni.

Checchenesia la provvida natura ha compensato Manfredonia di una bella e salutare sorgente, detta acqua di Cristo, sita fuori le mura della città; ove l’aria che si respira è delle più dolci e pure – <<tale resa – scrive il chirurgo Dottor Luigi de Santis – non solo dalla natura ovunque vegetante del suolo, quanto dal continuo dolce soffiar di fresche aure, che il mattino immancabilmente scendono dalle Valli e dai monti vicini, mentre altre alla sera sprigionansi fedelmente dalla lontana fascia del mare Orientale. Oh! come è delizioso lo stare all’acqua di Cristo in un bel giorno di primavera, quando piegandosi al tramonto la gran lucerna, a contemplare vi fate i meravigliosi caprici, che quella luce suol dipingere e sulla tremula marina, e sull’ombreggiante distesa della fertile pianura, e sulle cime ancora, dove più alte, dove più basse, dell’irsuta schiena del Gargano>>.

Nei mesi estivi gli abitanti di Capitanata passano in gran numero in Manfredonia per lo salutare uso dei bagni, e Manfredonia risponde efficacemente a tanta bisogna costruendo graziosi stabilimenti di legno in riva al mare in cui il pudore delle donne non può mai patirne discapito.

I mesi di Giugno e di Luglio è grato tempo per tutti, paesani e forestieri. A notte serena si veglia al chiaro di luna intrecciando danze e modulando arie alla Dea degli amori. Anche ne’ mesi precedenti, dal cadere di Aprile sino a tutto Maggio, è oggetto di devota e pia allegria pe’ manfredoniani atteso il numeroso passaggio del pellegrini che vanno a visitare la grotta di S. Michele su a Monte Sant’Angelo, a 9 miglia da Manfredonia”.

Maria Teresa Valente




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