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L’oro della Daunia, dove la terra scotta e l’anima canta

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L’oro della Daunia, dove la terra scotta e l’anima canta

Nel cuore infuocato e metafisico della Capitanata, dove la terra scotta e l’anima canta bellezza, ci sono libri che rifiutano categoricamente la triste sorte di essere soltanto letti. Pretendono di essere assaggiati con cautela, fiutati come un caciocavallo d’annata, masticati e possibilmente camminati su scarponi da trekking mentale.


L’oro della Daunia. Viaggio tra i saperi e i sapori della Capitanata (firmato Ipeoa “Michele Lecce”, 304 pagine 13 euro di puro investimento spirituale, edito da EdiSes) e curato con perizia certosina da Luigi Talienti e Giovanni Ognissanti, è esattamente questo: un’invisibile e sublime geometria fatta di ricordi sottolio, ricette segrete custodite da prozie centenarie, gesti antichi da domatori di grano ed eretiche visioni future. Un volume assemblato con il rigore severo di un archivista affetto da nostalgia acuta e la passione febbrile di un cercatore d’oro allo sbaraglio, presentato il 29 agosto scorso nella cornice affascinante di piazza del Duomo, presentato nella kermesse nazionale di Libri nel Borgo Antico a Bisceglie. Una rassegna che da sempre ospita autori di caratura italiana ed internazionale come Cazzullo, Giannini e Renzi. A narrare la parabola, l’architetto Sinigallia, già presidente della Pro Loco biscegliese, insieme a una delegazione fortemente rappresentativa della comunità scolastica: gli autori del libro — il dirigente scolastico prof. Luigi Talienti e il prof. Giovanni Ognissanti —, lo chef Pasquale Armillotta e il vicario prof. Antonio Balta, con un ringraziamento sentito a tutti i docenti che hanno collaborato alla stesura. Non vi aspettate il solito compendio folkloristico per turisti smarriti con la macchina fotografica al collo, bensì una vera e propria mappatura sentimentale, sociale e culinaria. La Daunia, terra notoriamente complessa, spigolosa come una cattedrale romanica e generosa come un oste ubriaco, si svela qui attraverso i suoi prodotti e le sue storie leggendarie, trasformando il cibo in una forma di alta cultura e il sapere in un disperato atto di resistenza quotidiana contro la barbarie del cibo in scatola. Ma la vera, autentica magia di quest’opera risiede nella sua destinazione etica: l’intero ricavato delle vendite sarà spietatamente devoluto ai ragazzi meno abbienti che frequentano l’Istituto Ipeoa Michele Lecce nelle sedi di San Giovanni Rotondo e Manfredonia.

Un libro straordinario che nutre due volte: chi lo legge sul divano e chi lo studia in classe sperando in un domani migliore. Abbiamo intercettato il Preside Luigi Talienti proprio a margine della presentazione, mentre sfuggiva all’assalto degli ammiratori. «Preside Talienti, questo volume appare prima di tutto come un manifesto pedagogico e sovversivo. Che cos’è davvero L’oro della Daunia?» «È il riscatto furioso del nostro territorio attraverso la linfa fresca dei suoi giovani» spiega con occhio brillante. «Quando parliamo di “oro”, non ci riferiamo soltanto alle spighe dorate, all’olio virile o ai prodotti miracolosi della nostra tavola, ma all’incredibile umanità che li genera ogni giorno. La scuola non può rimanere chiusa tra quattro mura a fare la muffa; deve farsi comunità educante, deve uscire urlando nelle strade ed entrare nel tessuto vivo e pulsante delle nostre città. Questo libro nasce dalla volontà di un’inclusione vera e senza retorica: dare strumenti concreti a chi ne ha meno e dimostrare che la Capitanata possiede un giacimento culturale inestimabile. Educare significa fare comunità, abitare la terra con responsabilità e solidarietà.»

Il libro è stato accolto con grande calore nella rassegna biscegliese, da sempre attenta alle sinergie culturali della Puglia.

Tra i vicoli, la professoressa Graziani, tra i fondatori del festival, ha chiosato con fierezza: «Ospitare un’opera simile non è un atto di promozione letteraria, ma un tributo all’anima profonda della nostra regione. Questo libro racchiude ciò che la cultura dovrebbe sempre fare: creare ponti, abbattere disuguaglianze e dare voce alle eccellenze scolastiche. La risposta entusiasta del pubblico dimostra quanto ci fosse bisogno di una narrazione autentica.» Sfogliando le sue pagine, si ha l’impressione che la Capitanata ritrovi la sua voce.

L’oro della Daunia incarna così il più autentico concetto di restanza: il libro invita a uscire per poi tornare in un territorio che è una meravigliosa mescolanza di sapere e sapori. È molto piu di un acquisto: è un mattoncino per il futiro degli studenti. È l’invito urgente a restare attaccati a questa terra e a valorizzare quel miracoloso giacimento che sa farsi cultura, trasformandosi in una bussola indispensabile per non smarrirsi nella bellezza selvaggia del Meridione.

Nella foto 1, da sinistra: Ognissanti, Armillotta, Talienti e Balta
Nella foto 2, da sinistra: Talienti, Sinigallia e Ognissanti
Nella foto 3, Talienti al firma copie