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L’amore fra Francesca Morvillo e Giovanni Falcone. Prima di morire: “Dov’è Giovanni?”.

Oltre a Giovanni Falcone e agli uomini della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo, trent’anni fa a Capaci moriva anche Francesca Morvillo, magistrato e moglie di Giovanni Falcone. Molto spesso la sua figura è stata dimenticata, ma la storia personale, professionale e affettiva di Francesca è la storia di una grande donna del nostro Paese. 

Magistrato, figlia e sorella di magistrati, Francesca Morvillo ha scritto pagine importanti al Tribunale per i minorenni di Palermo. La sua professionalità, riconosciuta da tutti, colpì subito Giovanni Falcone. 

Il loro incontro è datato 1979. Si conobbero per la prima volta in una gita a Trapani con altri amici. Falcone veniva da un matrimonio finito, quello con Rita Bonnici, mentre Francesca era sposata. L’incontro fra i due, però, subito realizzò una scintilla speciale. Il sorriso di Francesca e la simpatia di Giovanni (con le sue amate paperelle) fecero da apripista a questa importante storia da amore. Nel 1983 andarono a vivere insieme e nel 1986 in una cerimonia riservatissima, Francesca e Giovanni si sposarono. Testimone della coppia il giudice Antonino Caponnetto. 

La storia di Francesca e questa storia d’amore oggi viene raccontata in un bel libro scritto dal giornalista siciliano Felice Cavallaro, “Francesca”, edito da Solferino. Cavallaro racconta l’amore puro fra i due magistrati, costretti a vivere attanagliati dalla paura e dal terrore. Un amore in tempo di guerra che nel 1992 verrà spezzato dal tritolo di Cosa Nostra. 

Anche prima di morire, come racconta Cavallaro, Francesca ha pensato al suo Giovanni“S’intravede la sagoma di un’auto mozzata, il muso schiacciato, in bilico sull’orlo di un abisso. Falcone, alla guida, è accasciato sul volante, immobile. Accanto, si intuisce la chioma di Francesca, abbandonata, ferita, insanguinata. Muove appena le dita di una mano. E la voce di un soccorritore azzarda: pare viva. Schizza via un’ambulanza verso la speranza di una salvezza negata. All’interno, un infermiere prova con una garza a pulire il volto ferito di Francesca. Senza vita. E non c’è più vita. Ma i suoi occhi, perduti, si schiudono per un istante. Solo il tempo di sussurrare un’invocazione, una supplica: dov’è Giovanni?”. 

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