Cronaca Italia

La sparizione di Du “Matteo” Xiaofeng: mistero irrisolto di Vicenza

Nel gennaio 1999 il quindicenne Du Xiaofeng, conosciuto anche come Matteo, esce di casa a Vicenza e non fa più ritorno.

[esi adrotate group="1" cache="public" ttl="0"]

La mattina del 18 gennaio 1999 un quindicenne di origine cinese, Du Xiaofeng, chiamato anche Matteo, lascia la sua abitazione di Vicenza e si allontana in sella al suo ciclomotore Piaggio blu, facendo perdere le proprie tracce in circostanze che restano avvolte nel mistero. Quel giorno la sua routine si interrompe, e da allora né amici né familiari hanno avuto conferme di un suo ritorno o di contatti significativi. L’assenza del ragazzo viene percepita inizialmente come un normale ritardo, ma quando il motorino viene ritrovato parcheggiato nella zona della stazione ferroviaria, le preoccupazioni aumentano e la vicenda entra nel registro delle scomparse più enigmatiche della cronaca italiana degli ultimi decenni.
Gli sforzi degli investigatori e della famiglia, supportati anche dal programma Chi l’ha visto?, non portano a sviluppi conclusivi. Nel corso delle settimane successive alla sparizione emergono segnalazioni sporadiche e ipotesi investigative su possibili spostamenti in treno verso altre città, ma nulla di ciò che viene raccolto si traduce in una pista solida da cui ripartire con sicurezza. L’assenza di Matteo non è solo un caso di cronaca: è una ferita aperta che evidenzia i limiti delle procedure di indagine di quegli anni e le difficoltà vissute da adolescenti migranti nel tessuto sociale italiano. In questo articolo approfondiremo il contesto della sparizione, i dettagli noti dell’evento, le piste battute dagli inquirenti, il profilo del ragazzo e le ragioni per cui, pur con tutte le informazioni disponibili, il caso rimane ancora oggi irrisolto.

Il contesto della sparizione e le prime indagini

La mattina del 18 gennaio 1999, Du Xiaofeng lascia la sua casa a Vicenza con il suo motorino, deciso a spostarsi verso luoghi che frequenta abitualmente. Secondo le poche fonti disponibili, Matteo indossava un cappotto di colore viola e pantaloni neri al momento della sua uscita, portando con sé una caratteristica cartella arancione con fantasia fiorata. I familiari non vedendolo rientrare contattano immediatamente amici e parenti e informano le forze dell’ordine, avviando le ricerche nei posti da lui frequentati. Purtroppo i primi giorni non producono risultati rilevanti. Un elemento che cattura l’attenzione degli investigatori è il ritrovamento del motorino parcheggiato nei pressi della stazione ferroviaria di Vicenza. In assenza di segni evidenti di colluttazione o di furto forzato, questa traccia diventa quasi subito centrale nella ricostruzione dell’accaduto. Una stazione ferroviaria è, per definizione, un nodo di transito: da lì è possibile raggiungere molte destinazioni con facilità, soprattutto tramite treni regionali e a lunga percorrenza. In quel periodo, l’assenza di sistemi diffusi di videosorveglianza e di tracciamento digitale rende però difficile risalire al mezzo di locomozione effettivamente utilizzato da Matteo dopo il suo arrivo alla stazione, se davvero vi si sia recato autonomamente. La mancanza di dati precisi su orari e percorsi limita la capacità di creare un mosaico cronologico affidabile delle sue ultime ore note.

Nel corso delle settimane successive, la vicenda viene portata all’attenzione del pubblico anche attraverso Chi l’ha visto?, programma in cui la famiglia e gli inquirenti rivolgono appelli diretti a chiunque possa avere informazioni utili. Tali apparizioni pubbliche generano qualche segnalazione di avvistamenti in città diverse, ma nessuna di queste viene confermata in modo definitivo dagli organi competenti.

Le ipotesi investigative e le vie esplorate

Una delle piste investigative che riceve particolare attenzione nelle fasi immediatamente successive alla scomparsa è quella relativa a possibili spostamenti in treno. Alcuni testimoni riferiscono di avere visto un ragazzo con caratteristiche fisiche compatibili con Matteo vicino a binari ferroviari fuori città, e si suppone che il giovane possa aver scelto di salire su un convoglio senza una meta precisa, magari spinto da motivazioni personali o da un istinto di fuga verso luoghi dove credeva di potersi meglio orientare. Questa ipotesi trova eco anche nelle segnalazioni raccolte da familiari e da altri ricercatori indipendenti, che suggeriscono movimenti tra Vicenza e città come Brescia o Padova, sempre attraverso la rete ferroviaria regionale. Tuttavia, senza conferme visive o tracce oggettive, si tratta di una delle tante possibilità che restano sul tavolo ma senza elementi concreti a sostegno.

Le autorità non escludono nemmeno l’idea che Matteo possa essersi allontanato volontariamente, spinto da motivi difficili da ricostruire retrospettivamente. Il contesto familiare, sociale e culturale, in cui viveva un ragazzo di origini straniere in una provincia italiana negli anni ’90, può aver generato pressioni interiori di cui l’ambiente esterno non era a conoscenza. Il fatto che la sua sparizione avvenga in un’età così delicata — quindici anni — e in una fase di vita di transizione naturale, complica ulteriormente la possibilità di comprendere le sue motivazioni, se fossero state volontarie.

In mancanza di prove concrete, nessuna delle piste investigative esplorate nel corso del tempo ha portato a risposte definitive. La famiglia e gli investigatori si trovano quasi sempre a intervenire sulle conseguenze della sparizione, piuttosto che sulla causa scatenante.

I limiti delle indagini e il vuoto informativo

Un elemento di ambiguità riguarda il periodo immediatamente precedente alla scomparsa. Non esistono fonti pubbliche ufficiali che indichino con precisione lo stato di frequenza scolastica di Matteo o eventuali segnali di disagio rilevati da insegnanti o amici stretti. Ciò è sintomatico di un problema più ampio: la documentazione sui casi di scomparsa di minori di quell’epoca è spesso frammentaria, con molte informazioni che non emergono nemmeno in anni successivi perché non sono state digitalizzate o mantenute nei database in modo efficace. Questa carenza di dati rende arduo persino definire un quadro completo delle ultime interazioni sociali di Matteo e delle dinamiche familiari che lo circondavano. Senza elementi oggettivi da incrociare, la narrazione pubblica rimane sospesa tra testimonianze aneddotiche e ricostruzioni di seconda mano.

Perché il caso resta irrisolto

A oltre due decenni dalla scomparsa, il nome di Du “Matteo” Xiaofeng figura ancora negli archivi delle persone scomparse senza alcuna conclusione ufficiale. Il suo caso è citato negli elenchi storici delle sparizioni irrisolte in Italia, accanto ad altri nomi che, come il suo, non hanno mai visto una risoluzione soddisfacente da parte delle autorità. La fragilità delle prove, la mancanza di testimonianze verificabili e l’assenza di punti di riferimento chiari nei giorni immediatamente successivi alla sparizione contribuiscono a mantenere aperta la vicenda in un alone di incertezza. Il ritrovamento del motorino alla stazione resta l’unico elemento tangibile che possa collocare fisicamente Matteo in una zona specifica dopo la sua uscita, ma da quel luogo la traccia si perde, lasciando spazio a ipotesi che non riescono a diventare certezze.

Il caso di Du “Matteo” Xiaofeng è un monito sulla complessità insita nelle sparizioni di minori, soprattutto quando queste avvengono in un contesto culturale e sociale che non sempre permette una piena partecipazione alle dinamiche istituzionali di tutela. La mattina del 18 gennaio 1999 un ragazzino entra nella storia della cronaca italiana senza lasciare dietro di sé risposte definitive, ma solo interrogativi che ancora oggi scuotono chi legge la sua storia. La mancanza di una chiusura giudiziaria non fa che amplificare il senso di vuoto lasciato nella comunità e nella famiglia, che rimangono alla ricerca di un senso e di un possibile ritorno alla normalità. È un caso che dimostra quanto sia importante mantenere viva l’attenzione sulle persone scomparse, affinché ogni dettaglio possa, un giorno, essere la chiave per risolvere l’enigma.



tenuta santa lucia