Attualità

‘La Natività’ dei Licinio nella chiesa San Francesco di Manfredonia

La chiesa di San Francesco a Manfredonia custodisce un importante dipinto del secolo XVI: la tela è conosciuta con il nome de ‘La Natività’ o ‘L’Adorazione dei Magi’ e la ritroviamo menzionata da alcuni storici locali, come Pascale, Bellucci e Ferrara oltre ad aver attirato, già nel 2006, l’attenzione del critico d’arte Vittorio Sgarbi.

La dottoressa Rosa Lorusso Romito, della Soprintendenza per i Beni storici artistici ed etnoantropologici della Puglia, nel 2009 così ha descritto l’opera in un suo articolo: “In primo piano, ai piedi di una casa-torre semidiruta, è collocata la Sacra Famiglia; ai suoi lati compaiono due gruppi di personaggi, a sinistra i pastori, a destra i Magi e i loro paggi; nel luminoso paesaggio di sfondo si intravedono, da una parte, un gregge di pecore ed un pastore appena destatosi dal sonno, nell’atto di scrutare il cielo; dall’altra, un fiabesco corteo con tanto di cammelli e cavalli. Sono qui riunificati più episodi relativi alla nascita di Gesù: l’annuncio ai pastori e la loro visita alla divina Famiglia narrati, nei vangeli sinottici, solo da Luca, l’arrivo dei Magi da Oriente, descritto solo da Matteo. È la raffigurazione di una gioiosa, sontuosa «epifania», cioè la manifestazione-rivelazione del Redentore all’intera umanità rappresentata dalla moltitudine variegata di astanti, caratterizzati ciascuno da singolari ed intensi ritratti.

Ma nel dipinto, a ben guardare, è suggerito un richiamo alla passione di Gesù, monito non inusuale nelle raffigurazioni della Natività: il piccolo gruppo in secondo piano, estraneo al vicino corteo, composto di quattro personaggi di cui uno con mantello scarlatto, un altro con copricapo frigio, parrebbe raffigurare l’episodio di Gesù condotto davanti ad Erode, rappresentante, con Pilato, dei re e dei principi che, come recita il Salmista, non lo riconobbero come il Re messianico”. L’iscrizione posta in basso dell’opera riporta: “BERNARDINUS IULIUSQUE LYCINII PATRUUS ET NEPOS FACIEBANT” e rivela il nome degli autori dell’opera, Bernardino e Giulio Licinio, entrambi originari di Venezia. La tela della chiesa di San Francesco presenta delle similitudini con altri dipinti di Berardino Licinio: in due pitture, entrambe denominate ‘Adorazione dei pastori’, una facente parte della Collezione A. Ruck di Londra e l’altra conservata nella Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia, alcune figure hanno fortissime analogie per l’abbigliamento e la gestualità. Secondo quanto affermato dal Ferrara, il dipinto fu donato alla chiesa di San Francesco dalla signora Elena Solino, moglie di Marco Fresini, controllore dei dazi di Manfredonia, nonché fratello del Generale Michele Fresini.

A quale periodo risale la presenza dell’opera nella città di Manfredonia?

La tela arriva nella chiesa francescana già prima del XIX secolo e ad essa accenna lo Spinelli (Memorie Storiche…), raccontando dei fatti accaduti al tempo del sacco ottomano, quando riferisce che nella chiesa di S. Francesco “vi è stato, siccome evvi ancora un’eccellente pittura sopra a legno rappresentante il santo Presepio, la quale nell’Eccidio di Manfredonia l’anno 1620, da’ Turchi fu rotta in più parti a forza di sassate, e ferri taglienti, siccome oggi osservasi già riparata con altro legno, e con differente pennello alla miglior maniera, che si è potuto, quantunque le sassate, e le sferzate de’ ferri non han potuto ripararsi, scorgendosi specialmente un colpo di pietra in fronte all’immagine della Vergine Santissima”. È opportuno rivelare un documento notarile del marzo 1664, nel quale gli attori sono da una parte i reverendi frati del convento di S. Francesco dei minori conventuali,  padre frate Antonio Riccio, frate Giovanni Battista di Vico, frate Carlo di Castiglione, frate Giuseppe di Manfredonia e frate Lorenzo Rumbo; e dall’altra parte Cesare de Angelis, figlio e procuratore del dottore Tommaso. In esso i frati affermavano che, alcuni anni prima, avevano fatto costruire una nuova entrata alla chiesa affinché l’altare maggiore “non fusse esposto a vista di coloro che passavano per la strada publica” (trattasi, probabilmente, di via S. Francesco); per tale motivo era stata smantellata e distrutta una cappella presente nella chiesa e denominata ‘della Pietà’.

Nel documento notarile, si menziona l’esistenza della cappella del ‘Presepe’ o di ‘S. Giuseppe del Presepe’, corredata di altare, sepoltura e quadro, quello che è verosimilmente ‘La Natività’ in questione. Alla luce di quanto finora riferito si può dire che il dipinto è presente a Manfredonia prima ancora del 1620, per cui è da credere che la committenza sia partita direttamente dalla nostra città.

Fonte: http://www.centrostudidelgargano.it/2019/02/16/un-dipinto-da-scoprire-la-nativita-dei-licinio-nella-chiesa-di-s-francesco-a-manfredonia-di-giacomo-telera/?fbclid=IwAR1RfnVq-3Zn7zO3Fu0Idbbi624S21tD2nSNIvPGGUukmsNJbWOrQ0yyeAA


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