La miracolosa fontana dell’Acqua di Cristo, nata dal terremoto della crocifissione

Finalmente un tranquillo pomeriggio senza tour de force dei miei bimbi (danza, catechismo, compleanni…). Metto il piccolo a nanna e decido di leggere il libro “Nella notte”, di Concita de Gregorio. Apro la prima pagina e arriva mia figlia: “Mamma, la mia scuola si trova in zona Acqua di Cristo. Ma che significa?”. “Significa che si trova a Monticchio, in località Acqua di Cristo”, rispondo.

“Sì, ok, ma che significa acqua di Cristo?”. “È un omaggio a Gesù”, cerco di divincolarmi per tornare subito alla mia lettura. Mia figlia, però, non è affatto soddisfatta. E va bene! Prendo un paio di vecchi testi e faccio qualche ricerca per rinfrescarmi la memoria.

C’era un tempo in cui Manfredonia era famosa per le sue acque ‘medicamentose’ ovvero terapeutiche. Divenivano tali poiché l’acqua piovana insinuandosi nelle montagne del Gargano scendeva nei vari strati di terra impregnandosi ed arricchendosi di sostanze minerali o, come spiega lo storico Luigi Pascale, ‘chimificandosi’ man mano che trovava il suo sbocco nel golfo di Manfredonia. Prima di giungere nel mare, queste acque affioravano in ben cinque punti diversi apertisi a seguito di movimenti tellurici e denominati: Fontana di Siponto, Fontana al Torrione di Manfredi, Fontana di San Pietro, Fontana di Cristo e Fontana del fico.

Ogni nome era collegato al luogo o al monumento attiguo. Per la fonte dell’Acqua di Cristo, però, c’è una motivazione stupefacente. La miracolosità di questa fonte inizialmente fu notata poiché gli animali e soprattutto i cavalli che avevano problemi di salute correvano istintivamente ad abbeverarsi qui e ne avevano immediato giovamento; addirittura guarivano anche le ferite infette sui loro corpi. Il Pascale evidenzia che questa cosa è andata avanti per secoli, tanto che sugli scogli risultano addirittura visibili le impronte impresse dagli zoccoli e la roccia stessa è risultata consumata e levigata.

Pastori e contadini incuriositi decisero di provare essi stessa quell’acqua, costatandone gli effetti purgativi e diuretici e addirittura curativi. Quest’acqua guariva da ulcere, infezioni veneree, amenorrea, malattie dell’apparato gastro-intestinale e ostruzioni a milza e fegato. Era talmente prodigiosa che per abbeverarsi o per fare i bagni in questa fonte arrivavano a frotte da altri paesi e a ‘secchi’ se la portavano via. Fino all’Ottocento era molto richiesta anche a Napoli, capitale del regno di cui Manfredonia faceva parte.

Il medico sipontino Luigi De Santis analizzò chimicamente tale acqua ‘minerale’ e ne pubblicò un libro che presentò con enorme successo all’esposizione di Parigi nell’anno 1867 (una manifestazione importantissima in Europa per la quale nel 1889 venne realizzata appositamente quale simbolo la torre Eiffel).

Pare che la fontana iniziò a sgorgare in occasione del terremoto che colpì il Gargano quando morì Gesù. Contemporaneamente alla crocifissione, infatti, si narra che a Siponto si verificarono eventi inspiegabili, come l’oscuramento del cielo per alcuni giorni; diversi storici, inoltre, raccontano che avvennero portentosi terremoti, tanto forti che dalle montagne del Gargano si distaccarono enormi massi, riempendo di terrore gli abitanti. I contemporanei di Gesù furono così impressionati da quegli avvenimenti e dalla narrazione dei miracoli compiuti dal Redentore del mondo, che li collegarono col risanamento della fontana ‘magica’ nata proprio in occasione della sua morte, perciò denominarono Acqua di Cristo quell’acqua che guariva i malati.

Ed ecco qui la spiegazione. Figlia felice, bimbo sveglio e io ancora a pagina uno del libro. Ora per leggere ‘Nella notte’ non resta che aspettare la ‘notte’.

Maria Teresa Valente




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